Letture: “Il Moro della cima” e “Sul Grappa dopo la vittoria” di Paolo Malaguti

Doppia recensione (ma c’è un motivo) dedicata a due libri di Paolo Malaguti: “Il Moro della cima”, uscito nel 2022, e “Sul Grappa dopo la vittoria”, la sua opera d’esordio del 2009.

In comune hanno il monte Grappa (anzi “la” Grappa), di cui Malaguti è dichiaratamente innamorato da sempre e che conosce palmo a palmo, come spiega ad esempio in “Sentieri partigiani“.

Hanno in comune anche lo scenario storico, la Prima Guerra Mondiale, e lo sconvolgimento che ha portato nelle vite di chi abitava quelle terre. Entrambi raccontano il prima e il dopo, mostrando come l’orribile tritacarne che fu quella poco gloriosa guerra distrusse non solo le vite di centinaia di migliaia di uomini e famiglie, ma anche la montagna stessa, che era rimasta quasi inviolata da sempre. In entrambe le storie il protagonista ha un legame di autentico amore con la sua montagna e ci restituisce lo sguardo sconvolto di chi la ritrova sfregiata e devastata dalla violenza dell’uomo, forata, martoriata, ridotta a immondezzaio di residuati bellici e fossa comune di poveri cristi.

C’è n’è a bizzeffe, per fortuna, di opere sulla Prima Guerra Mondiale capaci di testimoniare l’immonda porcheria che è stata. Ma questi due libri hanno il pregio di svelare come la follia della guerra abbia fatto scempio anche delle nostre montagne, di un antico mondo che negli spazi e ritmi delle cime viveva in un equilibrio perduto.

Il Moro della cima. Sinossi allegra

“Il Moro della cima” è realmente esistito: è stato l’uomo che ha gestito il primo rifugio sulla cima nel Monte Grappa.

Un solitario, un ribelle, un anticonformista, un Carlo Budel ante litteram, come si confà del resto ad uno che sceglie di vivere da solo su un monte in compagnia del suo cane, lasciando la moglie laggiù con i figli (ma magari è stato questo il segreto del loro matrimonio felice).

Il libro si apre con uno spoiler clamoroso: il Moro, raggiunta una certa età, schiatta. E lo fa ridendosela di gusto. Perché? Toccherà arrivare alla fine del libro per scoprire che questo ometto era anche un gran goliardo e un po’ birichino.

Sul Grappa dopo la vittoria. Sinossi allegra

Un ragazzino passa tutta la sua vita in un paesino dalle parti di Bassano, finché in Europa i vari governanti, beati nel calore dei loro salotti, decidono di massacrarsi per interposta persona. Il papà del protagonista viene dunque mandato al fronte sulla montagna, mentre la famiglia è sfollata nel ravennate.

Quando tornano tutti, miracolosamente vivi, nulla è più come prima. Il babbo della guerra preferisce non parlare, non gli deve essere sembrata poi così gloriosa.

Intanto, per guadagnare qualcosa, il ragazzino scala il monte in cerca di residuati bellici.  Quello che trova lassù gli fa intuire perché il babbo preferisse non parlare di quello che combinavano in trincea.

In attesa di trovarsi la morosa, il nostro si prende una cotta neanche troppo casta per Sant’Eulalia…

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