La forma di un tramonto scozzese dopo la pioggia #4. Tredici anni dopo…

Nella scorsa puntata siamo andati alle origini dello strano progetto Caledonian Sunset before the Rain. Qui torniamo al fatidico 2019, anno in cui (ma noi non lo sapevamo) ogni progetto a lungo termine si sarebbe schiantato contro una pandemia…

Anche questo capitolo è un estratto riveduto & corretto di un articolo uscito sulla rivista REM.

Tredici anni dopo

Chi conosce i processi creativi e di ricerca sa che un’idea può essere rimuginata per dieci o quindici anni, prima di trovare una forma compiuta. C’è poco da stupirsi, insomma, se una mattina del 2019 i fondatori dei Caledonian sunset before the rain – ormai circa quarantenni – si ritrovano ai Casastrana studios di Bruno Altieri per incidere alcune parti di tastiera di un nuovo brano, che ancora non sa di chiamarsi “Dröm”. 

Enrico è super attivo in campo musicale, mentre io sto concludendo l’esperienza con gli Arachide Jumbo (che si scioglieranno di lì a poco) e sto dismettendo un immenso accrocchio di tastiere. Arrivo in studio di registrazione con un piccolo sintetizzatore Korg e senza alcuna idea del brano in cui suonerò, ma anche con una discreta esperienza di improvvisazione musicale su cui fare affidamento. 

Prende forma qui il terzo ciclo di vita di questo progetto musicale sempre più lontano dalla forma di una band e sempre più vicino a un collettivo in costante espansione. Enrico ne ha ripreso in mano la sorte, ma con un obiettivo: coinvolgere di brano in brano una miriade di musicisti locali, tra quelli con cui ha suonato (e  sono molti), di cui è amico (e sono moltissimi) e di cui è ammiratore (e sono infiniti). L’obiettivo finale è una raccolta di brani. Una volta si sarebbe detto “un disco”, oggi forse qualcosa di immateriale. 

Ma poi arriva la pandemia. E “Dröm” e tutto il resto si fermano. In compenso durante il lockdown nella primavera 2020, mentre un po’ tutti i musicisti si dilettano con solitari esperimenti nel salotto di casa, io ed Enrico ci sentiamo come tutti da distanza e condividiamo i nostri esperimenti musicali del periodo.

Il chitarrista approfitta della segregazione per dare forma a una quantità infinita di brani nuovi, mentre il tastierista si diletta a comporre per la prima volta senza tastiere a disposizione. Si ritrovano così a battezzare un paio di strani brani costruiti con strumenti di ripiego: chitarra acustica, djembe, un piccolo steel drum e perfino un organetto elettrico. Si riaffaccia qui il nome Caledonian sunset before the rain e l’idea che in fondo potrebbe essere il luogo perfetto in cui far germogliare quegli abbozzi di brani rimasti nei computer degli studi di registrazione. 

Qui sotto un pezzetto di quelle strane sessioni da remoto.

Dopo i lockdown, però, arriva una miriade di impegni di tutti. Tra questi il piccolo tour dedicato al mio secondo romanzo “I giorni delle cicale”, che Enrico accompagna con una manciata di brani per chitarra ispirati ai personaggi chiave della storia. Una colonna sonora scritta apposta, che avevamo anche pensato di registrare e pubblicare.

Comunque occorrono ancora un paio di anni, prima di ritrovare il filo del progetto musicale iniziato prima della pandemia. La storia non è ancora finita!

Nota: “Brigate anti movida” è un piccolissimo brano che mi piace molto. Il titolo è lo stesso di un romanzo che ho scritto anni fa e mai pubblicato. Il brano omaggia moltissimo il compositore francese Carlos D’Alessio.

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