In “Orbit Orbit”, recente opera a cavallo tra fumetto e musica, Caparezza parla della creatività come reazione al male che ti entra dentro, almeno finché il male non è così grande da paralizzarti.
È una storia in cui ci riconosciamo in tanti, ma Caparezza propone una metafora che mi è rimasta impressa (e a seguire spiego perché): l’ostrica, che reagisce all’ingresso di un corpo estraneo, assimilandolo e trasformandolo in una perla, anziché espellerlo.
Quello di Caparezza è un invito esplicito a perlificare, ossia ad accogliere le cose negative e imparare a trasformarle in bellezza. Ad essere creatori, anziché distruttori. Sul piano individuale, a parte la bellissima immagine, non avrei molto da aggiungere.
Ciò che mi ha stimolato è trasportare questa immagine dell’ostrica e della perla alla sfera dei gruppi organizzati: cosa succede quando in un gruppo si insinua un corpo estraneo, che lo mette in crisi?
Parliamo ovviamente di come reagisce il gruppo come tale, non le singole persone (del resto non tutte capaci di perlificare). La risposta facile è sempre stata che se il gruppo è sano espelle il corpo estraneo. Le risposte facili, come si vede, spesso sono crudeli, oltre che illusorie. L’immagine dell’ostrica suggerisce che c’è un’altra risposta, magari più faticosa da attuare. Quanto sarebbe più bello che un elemento di crisi diventasse per un gruppo, un’associazione o un’impresa la scintilla per creare qualcosa, anziché per chiudersi nel proprio guscio.
E quante qualità luminose si esprimono in un processo creativo – la generosità, la pazienza, l’entusiasmo – che possono diventare un patrimonio per crescere tutti?
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