Antipasti #6: Mangiaspaghetti

Non so che effetto faccia sentirsi dire dai propri genitori: “Ehi, sei stato adottato”. Ma immagino che qualunque sovranista gastronomico sarebbe travolto da un’emozione del genere, se andasse ad indagare le origini della nostra adorata pastasciutta. Quindi, tenetevi forte e partiamo.

La storia del grano è antichissima e inizia in Medio Oriente suppergiù nel Neolitico. Nato cosmopolita, il nostro cereale preferito si sparge per il mondo e continua ad apprezzare il meticciato anche ai giorni nostri. Ad esempio, la varietà Senatore Cappelli, che oggi circola come prodotto di nicchia e di qualità, è un ibrido creato negli anni Venti dal genetista Nazareno Strampelli, che comprende anche una varietà tunisina. Questo nuovo grano, più redditizio in termini di rese, in quegli anni soppianta le varietà tradizionali, esatto. Per poi essere a sua volta sostituito da altri tipi di grano, sempre in base a logiche di resa e quindi di mercato.

Oggi un’ampia fetta del grano usato nei nostri pastifici, proviene comunque dall’estero. E’ una novità? Mica tanto: in pieno Medioevo il 10 o 15 per cento del fabbisogno annuo di grano della Repubblica di Genova era coperto grazie all’importazione da quelli che oggi sono i territori dell’Ucraina e della valle del Danubio, all’epoca appena conquistati dai mongoli. Insomma, già all’epoca esisteva una sorta di globalizzazione dei mercati. Tocca farsene una ragione: chiunque abbia progettato il mondo, non l’aveva pensato a compartimenti stagni.

Ma ci stiamo girando intorno. Tanto vale dare la notizia nel modo più brutale: la pasta come la conosciamo oggi ce l’hanno portata gli arabi, durante la dominazione della Sicilia tra il nono e l’undicesimo secolo.

Occorreranno comunque secoli, perché la pastasciutta diventi la pietanza che conosciamo oggi: accade più o meno nell’Ottocento. Prima di allora, gli usi e i metodi di cottura della pasta, tanto per essere chiari, farebbero inorridire e probabilmente vomitare i cultori dell’italico piatto più della pizza con l’ananas. Per dirne una, l’usanza di bollire la pasta per 8-10 minuti ha più o meno un secolo e mezzo. Prima e per secoli la pasta era qualcosa che veniva fatto cuocere un’oretta o due, per essere usata come accompagnamento ad altri piatti.

Dicevamo che tutto cambia nell’Ottocento. Come per la pizza, è a Napoli che si deve l’invenzione della tipica pastasciutta italiana, come la troviamo oggi sugli scaffali dei supermercati in centomila formati. E soprattutto a Napoli si deve l’ideazione della pasta col pomodoro, poi declinata in tutte le salse.

Anche qui, però, qualche problema di tipicità ce l’abbiamo: come la mettiamo con l’origine del pomodoro?

Forse, però, è meglio alzarci da tavola non troppo appesantiti e continuare a parlarne nella prossima puntata…

Rispondi

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da Basso Veneto

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere