Le coinquiline. Tre storie di piante che nessuno si aspettava di trovare in città

Tengo danni un diario molto frammentario dedicato alle piante. È nato intorno al 2019, si intitola “Le coinquiline” che raccoglie una serie di impressioni e osservazioni delle molte specie vegetali che vivono in mezzo a noi. Alcune volte queste riflessioni sono uscite dal diario nella forma di qualche post sui social. I primissimi appunti del diario de “Le coinquiline” costituiscono anche la base di diverse pagine de “I giorni delle cicale”. Qui vi propongo tre storie di piante avvistate a Rovigo, capaci di attirare l’attenzione e accendere la fantasia.

I girasoli di piazza Tienanmen

Da anni in piazza Tien An Men c’è un’aiuola vuota. Ospitava un piccolo tiglio, uno dei tanti piantati con il restyling della piazza assieme a piazza Matteotti e corso del Popolo.

Nel luglio 2023 ho scattato queste foto: già da un paio di anni qualcuno o qualcuna aveva iniziato a seminare girasoli in questo desolato buco per terra. Per fortuna a Rovigo sopravvive ancora qualche poeta.

Mi aveva incantato, questa piccola piantagione di fiori gialli. L’atto di un poeta o di una poetessa. Magari non era elegante e stilosa come i centomila progetti di rigenerazione urbana visti spesso solo nei rendering, ma questa aiuola stramba e colorata mi sembrava ben più vitale, partecipata, genuina. Letteralmente nata dal basso.

L’arancio di corso del Popolo

La storia di questa pianta è stata per anni un piccolo, ozioso giallo da risolvere.

Come aveva potuto crescere un albero di arance nell’aiuola di un distributore di benzina poi dismesso, in una città tra le meno soleggiate della pianura padana? Qualcuno lo aveva piantato o era nato per sbaglio da qualche seme? Magari qualcuno si era divertito a fare germogliare i semi di un’arancia in un vaso e poi, non sapendo come liberarsi dell’arbusto, lo aveva portato lì?

Fatto sta che c’era un albero di arance a Rovigo, nell’aiuola di un ex distributore di benzina, circondato da alti e brutti palazzi, in uno degli scorci più brutti della città, si guardava faccia a faccia con l’unica altra fonte di bellezza nei paraggi: la sontuosa villa della famiglia Ubertone, anche essa stritolata da brutture architettoniche.

Ne parlo al passato, è ovvio il perché: l’arancio è stato abbattuto di recente assieme a tutte le altre piante dell’ex distributore, con la stessa furia vista in altre zone della città in questi anni.

Il fico di via Zanella

Il fico di via Zanella scompare e ricompare, ricresce dallo stesso buco, sempre che non lo abbiano definitivamente stroncato. La foto è di qualche anno fa.

Come tutti i fichi, gli basta una crepa per mettere radici. E ad ogni taglio ricresce spudorato come prima. Anche quest’anno un piccolo ciuffo di foglie fa capolino dal solito pertugio. Pensate che bello sarebbe stato se il fico di vicolo Zanella, rinato taglio dopo taglio, fosse stato finalmente lasciato crescere quanto gli pareva. In fondo la sua presenza avrebbe raccontato una storia sulla capacità della vita di resistere e rifiorire nelle condizioni più ostili.

In generale sarebbe bello vivere in città con piazze e strade piene di alberi. Alberi veri, non i piccoli tigli stritolati dal cemento in corso del Popolo, ma grandi e maestosi come quello ai giardini del castello, che gareggia in bellezza e maestosità con la spettacolare torre Donà.

Ancora più audace sarebbe piantare alberi da frutto in città e poi lasciare che i bambini possano arrampicarsi, staccare i frutti e farci merenda.

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