Letture: due libri indispensabili sul G8 di Genova

In alternativa alle ignobili chiacchiere da bar che da un quarto di secolo tocca subire attorno al G8 di Genova, c’è sempre la possibilità di leggersi qualcosa che presenti fatti documentati, farsi finalmente un’idea di ciò che effettivamente è successo e infine umilmente tacere.

Sul G8 di Genova, che è stato l’evento più importante della mia maturazione politica, quando avevo 21 anni, ho almeno due libri che mi sono cari sull’argomento, tra i moltissimi disponibili.

“G8/Genova” di Giulietto Chiesa

“G8/Genova”, reportage di un Giulietto Chiesa all’epoca molto lucido e in forma, uscito a pochi mesi dai fatti, è interessante anche per l’analisi di questo evento spartiacque, che forse non casualmente avvenne poco tempo prima di un altro evento spartiacque del Nuovo Millennio, di cui avrete sentito parlare: gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Non ci sono dietrologie, ma la lucida consapevolezza di un mondo al bivio tra opposti modelli di globalizzazione e di sviluppo economico. Le violenze inaudite contro i manifestanti a Genova e poi la “lotta al terrorismo” seguita all’11 settembre decretarono quale dei due modelli avrebbe vinto, spazzando via l’altro.

Il mondo che sarebbe uscito dai fatti di quell’anno è l’obbrobrio neoliberista e guerrafondaio in cui viviamo oggi, con un clima impazzito che minaccia il nostro futuro e lo smantellamento degli organismi del diritto internazionale istituiti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

“Inferno Bolzaneto” di Mario Portanova


Il libro di Mario Portanova, invece, è un’inchiesta rigorosa sulle violenze e le torture inflitte ai manifestanti nei giorni del G8.

Un vero pugno nello stomaco, uno scorcio inquietante di ciò che può avvenire quando lo stato di diritto viene sospeso, come fu nei giorni di Genova.

Sospeso deliberatamente e come strategia, come suggeriscono moltissime evidenze, dal clima generale di quei giorni al coinvolgimento attivo di ministri dello Stato italiano nella gestione di quei giorni.

In ogni caso un viaggio inquietante nella quantità di abusi e nefandezze commesse da quelle che dovevano essere le forze dell’ordine di un paese civile, mentre si comportavano come macellai di una dittatura sudamericana.

Rileggerlo oggi fa pensare non tanto alle dittature conclamate, in cui seviziare attivisti è un modo per conservare il potere, ma a quello che è stato inflitto ai palestinesi e agli attivisti internazionali nelle carceri di un paese, Israele, che vanta vanamente di essere l’unica democrazia in Medio Oriente.

E fa pensare di nuovo a come, pochi mesi dopo, in nome della lotta al terrorismo non solo furono massacrate centinaia di migliaia di persone in Afghanistan e Iraq, ma fu colta l’opportunità di limitare le libertà civili: per noi occidentali prese la forma dei controlli ossessivi negli aeroporti e di una generale stretta securitaria; ad altri andò peggio, con l’istituzione di aberranti carceri al di fuori di ogni regola di diritto come quella Guantanamo e altre sparse per il mondo.

Forse, chissà, a Genova hanno davvero fatto un’esercitazione per prepararsi al futuro infame che stavano realizzando.

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