Nell’estate 2021, andando in giro ad annunciare la riapertura del Cinema Teatro Duomo, regalavamo semini di girasole, racchiusi in graziosi sacchetti , come buon auspicio perché questo progetto germogliasse e crescesse.
Ne ho piantati alcuni quest’anno, dopo ben cinque anni, e il risultato è stato un colosso alto due metri, che fa ombra all’orto con le sue grandi foglie e che attira insetti di tanti tipi con la sfavillante fioritura di questi giorni.
Non me lo aspettavo, abituato a vedere gli eserciti di girasoli schierati in file ordinate nei campi, ognuno con il suo unico fiore sul gambo. Una piccola dimostrazione della varietà delle forme naturali e di come l’agricoltura industriale la sacrifichi in favore della redditività.
Il mio girasole gigante e dalle mille teste ci dà anche le lezioni di qualsiasi pianta: che per germogliare e crescere occorre tempo, ma anche un po’ di cura. E anche che il senso dell’esistenza non è crescere all’infinito, ma seminare perché possa crescere qualcosa di nuovo.
Quelle api tutt’intorno mi ricordano anche che siamo parte di un ecosistema e che dunque non solo ci nutriamo, ma a nostra volta nutriamo altri con la nostra presenza.

Nel frattempo, in questa estate di caldo folle, apocalittico, che ha annichilito pomodori, peperoni e melanzane nell’orto, il girasole ha raggiunto tranquillamente i tre metri di altezza, un vero e proprio albero, con una dozzina di fiori sempre aperti, molto apprezzati da api e bombi.
Li ho tagliati man mano che maturavano, lasciandone fiorire di nuovi. Dopo averli seccati, ho pensato bene di sgranarli per conservarne i semi. Ne ho ricavato finora mezzo secchio di semi, che in parte conserverò per la semina del prossimo anno, in parte ho ben pensato di sgranare per usarli in cucina.
Dopo un’ora di paziente lavoro di selezione, scarto e sgranatura, sono diventato possessore di non più di venticinque semi di girasole edibili e solo a quel punto ho capito che, ceto rto, quella vita rurale dei tempi dei miei bisnonni tutta fatiche e zero comodità è affascinante e romantica, ma anche comprare la roba già imbustata al supermercato a volte ha un suo fascino. Peccato che la cultura del tutto pronto stia provocando il surriscaldamento globale e un’estinzione di massa che probabilmente comprenderà anche noi scimmioni intelligenti.
Alla fine i semi li regalerò alle cinciallegre. Un po’ per scusarmi di come abbiamo ridotto il pianeta, che è anche loro, un po’ perché il piccolo spettacolo di vederle andare e venire dalla mangiatoia basta spesso a consolarmi del fatto di vivere in un mondo di merda.
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