Dal 2021 al 2026 ho progettato e poi gestito la comunicazione del cinema teatro Duomo. È stato senza dubbio uno dei progetti più gratificanti – se non il più gratificante in assoluto – a cui ho lavorato.
Ma dovrei scrivere “abbiamo”, perché è stato un percorso corale, quello di progettazione del nuovo cinema, in cui ho costantemente dialogato con un team vario e affiatato.
E perché ho sempre curato la comunicazione sentendomi parte di una comunità più ampia, con gli stessi spettatori come parte attiva del progetto. Le loro storie sono state la più forte motivazione per credere nel progetto, oltre che bellissimi racconti per la newsletter del Cinema teatro Duomo, e che prima o poi raccoglierò tutti insieme.
A volte queste storie sono andato a raccoglierle direttamente, andando al cinema ad aspettare l’inizio della proiezione in mezzo alle spettatrici agli spettatori. Con qualcuno poi è nato un legame affettuoso, perché alla fine a Rovigo ci si incontra al cinema e ci si ritrova poi al supermercato o in piazza a fare due chiacchiere anche solo fugaci. Questa cosa ce l’ha solo il centro storico, almeno finché continuerà ad essere un luogo vivo e abitato.
Qui tre storie, che ho raccontato in altre occasioni, di alcuni spettatori speciali.
Il signor Vincenzo
Settembre 2023. Esco dalla tipografia con un pacco di volantini, che annunciano la terza stagione, e incontro il signor Vincenzo, come spesso capita.
È un signore acuto e simpatico, uno dei nostri spettatori più accaniti, quello che il mercoledì pomeriggio viene da sempre a prendere il programma della settimana e poi si ferma a chiacchierare. Quello che, la volta che non è passato, abbiamo pensato che gli fosse successo qualcosa.
Così questo incontro casuale diventa un piccolo evento speciale: il signor Vincenzo ha l’onore di ricevere in anteprima assoluta il programma della nuova stagione, prima di tutti gli altri, prima della newsletter e del broadcast Whatsapp. A mano, per strada, accompagnato da quattro chiacchiere.
Tra le poche vere motivazioni per cui tutto ‘sto sbattimento mi sembra avere un senso, salverei di sicuro questo avere offerto uno spazio di relazioni umane. Un antidoto ai non luoghi senza anima dello shopping e del consumo, ai centri storici trasformati in centri commerciali a cielo aperto o in parchi turistici.
Insomma, uno spazio in cui ciacolare con il signor Vincenzo.
Paola, Lino e mio nonno
Novembre 2022. Siccome il mondo è piccolo e il Polesine lo è anche di più, nel “cast” del film “Po” ho trovato i nomi di Lino Zanforlin e Paola Munaro, due persone che hanno frequentato i miei nonni e casa mia quando io ero ancora in fasce (e anche prima).
In anni più recenti, Paola è stata artefice di una divertente presentazione de “Le mille verità” a Ceregnano (e in quei giorni stiamo preparando quella de “I giorni delle cicale“).
L’occasione è ghiotta per farli intervistare da Paola Gasperotto e Simone Pizzardo del Comune, a cui raccontare le loro diversissime esperienze durante l’alluvione.
Con l’occasione Paola Munaro mi ha regalato una sua poesia d’antan, che descrive bene mio nonno e il suo fischiettare.


Il signor Silvano
2024. Non c’è nessun segreto, dietro a certe cose fatte bene. C’è semplicemente tanto tanto tanto tanto lavoro. Non guizzi creativi, né attività disordinate, fatte a tirar via nei ritagli di tempo. Semplicemente tanto lavoro, fatto anche di tanti insuccessi, tanti errori e tante attività per nulla nobili e spettacolari.
Certi giorni è così faticoso, che ti chiedi se ne vale la pena. Per fortuna, prima che la motivazione vacilli, una risposta arriva.
Ad esempio le parole del signor Silvano: “Ecco il miracolo, cinema proprio vicino al duomo. Consente a questa città, alquanto provinciale, di fare cultura, che deriva pure dall’incontro di belle persone“. Silvano centra l’idea che abbiamo di un cinema e la dice con parole chiare.
La newsletter del cinema è diventata un appuntamento settimanale con storie sorprendenti, emozionanti, esilaranti, commoventi. Per me è una gioia scriverla. Diverse persone, dopo averla ricevuta, mi hanno scritto che è un piacere anche leggerla. E per me è una doppia gioia. Perché mi sembra di avere trasformato quello che era un bollettino informativo in qualcosa che si legge con gioia, un piccolo feuilleton di provincia, in cui raccontare piccole storie di persone qualunque. Che poi sono le storie che mi appassionano di più.
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