Anni fa mi sono molto divertito a disegnare l’albero genealogico della mia famiglia, risalendo in alcuni casi a lontani avi ottocenteschi. L’ho disegnato proprio come un albero, con il nome di mia figlia sul tronco e tutti noi appesi ai rami come frutti, su fino al cielo.
Una creatura vegetale che attraversa le generazioni è un’ottima rappresentazione anche della longevità delle piante. Non solo di certi alberi secolari, ma pure di certe piccole essenze, che si tramandano di madre in figlio, di padre in figlia.
Per qualche tempo, ad esempio, ho cercato di coltivare in vaso delle felci, che mia mamma ha in giardino, discendenti di piante di mio nonno Gigi, che a sua volta le aveva ricavate da quelle della bisnonna Carmela e così via, a ritroso fino al Triassico.
Nello stesso vaso avevo piantato ciuffi di acetosella provenienti dal giardino che fu dei miei nonni paterni. A differenza delle felci, almeno l’acetosella è sopravvissuta e ora cresce nel giardino della nostra nuova casa, a ben guardare distante non più di duecento metri in linea d’aria dal prato da cui l’avevo prelevata.
In quello stesso giardino cresceva un rosaio di una varietà antica, proveniente dal lontano “casetto” dei bisnonni a Maiero. Da quella pianta provengono diversi eredi, che crescono in altri giardini della famiglia.
Lo stesso giardino custodisce il dolce ricordo di quando con Emma andavamo a raccogliere melograni a casa dei nonni.
Di mia nonna Iride era anche una talea di pianta a me sconosciuta, cresciuta per qualche tempo in una brocca in salotto, anche essa proveniente dalla casa dei nonni.


Sempre a casa di mia mamma crescono il timo di nonno Gigi e il suo geranio, di cui ho un figlio anche io. E poi il gigantesco filodendro della bisnonna, che chissà quanti anni ha.
E sicuramente dimentico mille altre piante di famiglia, che si perpetrano o si moltiplicano anche da decenni, passando di casa in casa, di giardino in giardino, con le loro memorie di chi non c’è più.
A ricordarci che c’è un ciclo cosmico che prosegue incessantemente, oltre la rapida parentesi delle nostre storie, e che forse è proprio questo ciclo cosmico a dare un senso a questa parentesi.
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