Il Grande Fiume agonizza, ma per fortuna la cosa non ci riguarda

Sembra quasi immobile in questi giorni il Grande Fiume.

Giovedì scorso sono andato in bicicletta fino a Guarda Veneta e di lì a Crespino, dove ho fatto una pausa nell’ombra della golena. All’attracco fluviale ho trovato una desolazione forse peggiore dei miei ricordi di alcune estati fa, quando la siccità aveva ridotto il maestoso Po ad un malato in agonia.

In questo tratto il Grande Fiume solitamente è un’imponente massa d’acqua. È bello, ipnotico, come una creatura viva, che scorre verso il mare. In questi giorni di siccità e temperature allucinanti, guardandolo ho avuto l’impressione che fosse fermo, che avesse smesso di scorrere, quasi si fosse impaludato, trasformato in una grande pozza.

Più a valle la stessa sensazione attraversando il ponte con l’isola di Ariano, verso Corbola: qui la grande isola nata da alcuni anni dai detriti accumulati tra i piloni è cresciuta ancora. Anche qui l’acqua sembrava non scorrere più.

I dati rilevati a Pontelagoscuro lo confermano: il grande fiume Po è ridotto ad una portata di 300 metri cubi al secondo, molto al di sotto della soglia vitale di 450 metri cubi al secondo. Significa che c’è un intero ecosistema al collasso.

Nel Delta del Po, dov’è il cuneo salino è risalito per venti chilometri e non siamo nemmeno a luglio, la situazione è anche più disastrosa.

Passando per Taglio di Po, noto che hanno cementificato un altro pezzo di campagna per farci un supermercato. Un cubo di laterizio senza neanche un albero, da raggiungere in automobile per riempire il bagagliaio di merci trasportate qui dall’altro capo del mondo.

Trattiamo questa ondata di calore, così come le precedenti, come una parentesi. Una fatalità. Mentre non è che un minuscolo effetto locale di un gigantesco disastro globale, che abbiamo creato e stiamo tuttora alimenta do, e che avrà effetti permanenti e irreversibili.

Sfigurerà il Grande Fiume e farà sparire il Delta del Po come lo conosciamo: quello delle sue comunità e dei suoi abitanti, non dei paesaggi mozzafiato e instagrammabili.

Ma tanto mercoledì o giovedì pioverà, dicono. Verrà giù un po’ di acqua dai monti e l’emergenza sarà finita, poi magari tornerà e sarà comunque un’altra emergenza.

E in ogni caso troveremo pure qualcuno a cui dare la colpa – il governo, il sindaco, il consorzio di bonifica, gli immigrati, la destra e la sinistra – mentre andiamo spensierati a riempire il carrello nel nuovo supermercato dove costa meno e c’è pure l’aria condizionata.

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