Scritti sulla musica, 4. Ascoltare sempre le opinioni altrui

Ho letto da qualche parte che Tony Banks, tastierista dei Genesis, lasciò nel cassetto la melodia di “Firth of fifth”, poiché non la considerava questo granché.

Se il brano è uscito dal cassetto ed è diventato uno dei più celebri, ispirati ed emozionanti della band inglese – e proprio grazie al suo indimenticabile riff – è stato grazie agli altri componenti del gruppo. In particolare, mi sembra, fu il chitarrista Steve Hackett a prendere quel frammento abbandonato e convincere il suo autore che meritasse di diventare un brano.

Ne uscì una cosa gigantesca, dal furioso incipit pianistico poi ripreso dai sintetizzatori, con una sezione ritmica in stato di grazia, fino al celebre riff presentato dal delicato flauto di Peter Gabriel e sviluppato dalla commovente chitarra elettrica di Hackett (che infatti le esegue ancora a grandissima richiesta nei suoi tour solisti).

La storia del rock, per carità, è piena di aneddoti su come gli autori di alcuni dei brani più belli e longevi li considerassero invece delle cagate. I Led Zeppelin pare non avessero un grande amore per “Stairway to heaven” (forse erano stanchi a furia di eseguirla?) e i Pink Floyd bollarono apertamente la loro suite “Atom heart mother” come una montagna di monnezza.

Per fortuna, almeno nel caso dei Genesis, il geniale Tony Banks non era da solo al comando.

La vicenda del suo “Firth of fifth” ci insegna qualcosa sull’importanza di suonare insieme, sulla capacità di un buon gioco di squadra di trasformare un frammento poco significativo in un capolavoro della musica rock.

Più banalmente, ci dice qualcosa sulla buona abitudine di chiedere un parere agli altri, anziché fidarci solamente delle nostre opinioni.

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