Piccola storia forse vera: miracolo nel Delta del Po

Siamo in un ristorante giù nel Delta del Po, sacca di Scardovari.

Al tavolo dietro al nostro, quattro trogloditi abbaiano impavidi una pletora di cazzate ad alta voce, come sa fare solo chi è incosciente di essere stupido.

Hanno accento padovano, sino quattro motociclisti, ma io non sono razzista, né verso i padovani, né verso i motociclisti, e poi ho molti amici motociclisti e anche qualche padovano. E in fondo il fatto di essere motociclisti o di essere padovani sono davvero gli ultimi dei loro problemi.

Uno dei quattro in particolare – una faccia da cazzo sempre sorridente, chissà perché, innestata su un fisico così ributtante da essere inguardabile – ce l’ha con i negri (testuale) i froci (testuale) gli ebrei (testuale) e i comunisti maledetti schifosi impestati hanno rovinato l’Italia (testuale). Lo grida così, ad alta voce, con la fierezza delle proprie “idee” tipica di chi non conosce senso del ridicolo.

Nota a margine: l’Italia siede al G8, è uno dei paesi economicamente più potenti al mondo, ma – chissà perché – proprio questi, che dovrebbero patrioti, la descrivono immancabilmente come uno stato fallito ripiombato nel Medio evo. Sono patrioti disfattisti.

A fianco della faccia da cazzo sorridente, un bovino dall’ampia fronte, con la maglietta “Ci vogliono ignoranti ci avranno ribelli” (e direi che almeno metà degli obiettivi sono stati raggiunti), mette in fila una serie di discorsi analoghi, ma totalmente incomprensibili: un generatore automatico di stronzate a catena. In sostanza un remix delle stronzate del compare, a cui aggiunge il reiterato auspicio che in Italia torni una bella dittatura.

Però minimo minimo i quattro amici al bar sono di quelli che poi strepitano contro la dittatura del pensiero unico o la dittatura sanitaria, ma non c’è contraddizione in questo loro essere illiberali ma libertari, perché si sa come sono i fascisti: dei prepotenti piagnucoloni.

I due davanti a loro – una tipa burina e un ceffo che avrebbe fatto la gioia di uno studente di frenologia – non riescono a finire una frase di senso compiuto, ma intersecano i deliri verbali degli altri con sequenze di fonemi inconcludenti. È del tutto evidente che nessuno dei quattro è minimamente capace di mettere in fila una sola frase di senso compiuto – vuoi per lacune formative in età infantile, vuoi per deficit congeniti – e ciò rende ancora più incredibile questo sforzo titanico di simulare una forma di pensiero.

Avete presente Mike, quel pollo che, secondo quanto si racconta, nel 1945 sopravvisse ad un colpo di mannaia e visse 18 mesi decapitato?

In quel ristorante laggiù nel Delta del Po credo di avere visto accadere un miracolo di questo genere.

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