Il mio “quaderno delle cicale”, che all’inizio conteneva gli appunti di lavorazione del romanzo “I giorni delle cicale“, si è arricchito nel tempo di una varietà di cimeli raccolti lungo la strada.
Tra questi un articolo a me caro, scritto nel giugno 2021 per il Gazzettino dal bravo Marcello Bardini, gran lettore, attivissimo intervistatore di autori, persona di grande cultura e insieme di grande umiltà (mica è poco). Di questa intervista ricordo soprattutto che le domande di Marcello mi hanno mosso mille pensieri sul libro, cose a cui non avevo realmente pensato.
Mi prese in contropiede, chiedendomi i miei riferimenti letterari. Avevo in mente un autore a me molto caro, ma per pudore di paragonarmi ad un gigante svicolai (e svicolo tuttora), parlando della mia esperienza nel giornalismo e della mia passione per la scrittura chiara e fluente.
La parte finale dell’articolo lega due cose che solo apparentemente sono separate: la capacità di convivere con la noia e l’amore per la contemplazione delle cose semplici. Ne “I giorni delle cicale” il riconoscimento della bellezza della natura nelle sue forme più semplici si intreccia con quello dell’umanità nelle sue manifestazioni più umili. In fondo, come coglie Bardini nel suo articolo, il romanzo nasceva dalla spinta a testimoniare tutto questo.

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