Durante le vacanze estive la mia attività preferita è non fare nulla. Si scopre presto, a non fare nulla, che quel nulla è popolato di attività: ad esempio, guardare e ascoltare le onde del mare infrangersi sulla battigia, con un ritmo che sembra quasi il respiro del mare, diventa presto una porta per i pensieri più futili e dunque più importanti.
Nella mia nullafacenza estiva trovo finalmente il tempo per leggere in un modo diverso dai ritagli di tempo della settimana lavorativa e ben lontano dalle letture utili per la formazione personale (ma chi può dirlo poi?). In vacanza porto sempre con me almeno un paio di romanzi o raccolte di racconti. Cerco anche di andare sul sicuro, perché trovarsi nell’ozio con un libro che ti respinge è una piccola catastrofe.
Uno dei miei autori sicuri al 100% è Eraldo Baldini. Quest’anno mi sono portato in vacanza “Fra l’Adriatico e il West”, raccolta di fulminanti novelle scritte nel 2014 per una sorta di sfida letteraria, una ogni due giorni. La selezione è pubblicata da Fernandel nel 2015.
È dunque un collage di storie molto varie, un grande cazzeggio scritto in modo eccellente, ricco di senso dell’umorismo, fantasia in libertà, capacità di giocare con le parole e le idee. Pieno soprattutto di leggerezza e amore per la scrittura come gioco, esercizio, passatempo benefico.
Un libro apparentemente lontano dal mondo di Baldini – quella Romagna sconfinata, sospesa tra la storia e un folklore spesso tetro – anche se vi fa qualche comparsata quel gatto Merdo già presente nel romanzo “L’uomo nero e la bicicletta blu” (lettura memorabile, benché non molto estiva, delle mie vacanze 2021).
In realtà in questa raccolta si riscopre con piacere la vivace personalità di Baldini, capace di virare bruscamente dal comico al malinconico al surreale. Leggere di fila “Vocazione di mamma” (dove si ride sguaiatamente) e “Quasi quasi ci vado” (in cui emergono emozionanti ricordi dell’infanzia e del nonno) è un viaggio sull’ottovolante.
Baldini ci ha abituato a piatti ben più succulenti, certo, ma questi settantasette sgangherati racconti in totale libertà sono piacevolissimi come le patatine sgranocchiate davanti ad una birra, durante un aperitivo, magari accompagnato da una briscola al bar del paese.
O come la birretta in spiaggia prima di cena, quando il sole e la calura abbandonano il campo, stravaccati sul lettino di un bagno non troppo affollato, senza musicaccia in sottofondo, a guardare la risacca, che improvvisamente s’è fatta leggiadra, pigra, indolente.
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