Come scegliere un buon libro da portare in vacanza?
È sempre un grande rovello, in effetti, considerato un fatto elementare, quanto drammatico: portarsi in vacanza un brutto libro significa condannarsi a ore di tedio e rabbia nei lunghi pomeriggi assolati del buen retiro.
Per andare sul sicuro io punto su quel pugno di autori che non mi deludono praticamente mai. Ad esempio il parmense Guido Conti, con i suoi racconti e romanzi intrecciati con i racconti e le vite degli abitanti di quelle terre.
Un paio di estati fa, dopo aver divorato “Il coccodrillo sull’altare”, mi ero tenuto da parte come un liquorino di casa “La profezia di Cittastella”, romanzone ambientato come sempre lungo il Po, documentatissimo, ma soprattutto avventuroso e appassionante come raramente mi capita di trovare nella letteratura italiana contemporanea.
E così, mentre la figlia sguazzava in piscina o giocava a calcetto con una variegata banda di nani suoi pari, io mi godevo qualche ora di nullafacenza, con la mente a viaggiare tra una magica capanna su un’isola del Grande fiume e i sordidi vicoli di Cittastella, tra le sontuose sale di un castello e una stramba città di nani, vivendo le avventure di Ruggero tra suggestioni della natura selvaggia, turbamenti amorosi, risate, battaglie, dolori, folli avventure e scoperte. Smanioso di sapere come sarebbe andata a finire.
Che alla fine trovare un buon libro da portare in vacanza significa anche regalarsi questo secondo viaggio. E la sensazione di tempo ben speso, che di questi giorni non è cosa da poco.
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