Scrivere per ritrovare la lentezza e la profondità: il concorso letterario Sergio Garbato

Se volete far cadere una platea in un silenzio cimiteriale, fate una domanda come questa: perché si scrive?

Nel mio caso, la platea era quella accorsa alla premiazione del concorso letterario Sergio Garbato, con cui la Fondazione Banca del Monte di Rovigo stimola gli studenti a scrivere racconti. O gli insegnanti a far scrivere gli studenti (strategia altrettanto lungimirante, perché spesso gli scrittori o le scrittrici più riluttanti dimostrano poi un talento innato per la scrittura).

Perché scrivere? Per esprimere le proprie emozioni, mi ha risposto un solitario, eroico ragazzo in fondo alla sala (grazie). Vero. E durante l’adolescenza il materiale non manca: è tutto così tempestoso, che è quasi fisiologico sentire il bisogno di fissarlo sulla carta, dipingerlo su una tela o esprimerlo nelle strofe di una canzone.

Di emozioni sono pieni i racconti presentati ogni anno al concorso. Sono racconti belli, puri, sinceri, ma anche scritti spesso molto bene. E di emozioni traboccava anche la sala, in attesa di conoscere i nomi dei vincitori.

Vincere la noia

Dico spesso che tante cose che faccio sono un modo per combattere la noia. Del resto la noia – come ci ricorda una pletora di pensatori che va da Kierkegaard ad Angelina Mango – può essere il motore delle forze creative.

Se oggi è vissuta come un male è perché viviamo in una società malata di impazienza, iperattività, culto della performance. Per cui in una società malata rischiano di essere malate anche le risposte alla noia: il cibo, le sostanze, i social. Ma queste, ben lontano dal far passare la noia, la rendono cronica. Sono risposte veloci e consumistiche in una società che venera la velocità e il consumismo.

Come ha ben ricordato il professor Ermanno Ferretti nel suo intervento, scrivere è invece un’attività lenta, che ci spinge a indugiare sui pensieri, a non cercare il feedback immediato e ad andare in profondità.

Allora forse è vero che scrivere è un atto di ribellione nei confronti di altri strumenti più facili, come suggeriva Antonio Gardin, componente della giuria insieme a Giuseppina Papa e al sottoscritto.

L’undicesima edizione del concorso Sergio Garbato

Di questa edizione mi ha colpito su tutto l’età giovanissima di molti dei vincitori: di fatto a conquistare una buona fetta del podio sono stati ragazze e ragazzi di seconda superiore.

Negli anni, da quel 2015 in cui è stato istituito dalla fondazione Banca del Monte di Rovigo, il concorso ha allargato la platea fino ad includere una fascia più giovane. Poteva essere un azzardo mettere nella stessa competizione età così diverse, ma il risultato si è rivelato presto molto interessante.

La differenza tra un racconto scritto da un o una quindicenne o una o un diciannovenne spesso si nota. Ma questa differenza nel concorso diventa una varietà di stili e di approcci alla scrittura, oltre che di vere e proprie storie.

Al di là del numero di partecipanti, che rimane comunque ogni anno considerevole, nel tempo la qualità è diventata sempre più alta. Non troviamo praticamente più cose scritte tanto per scrivere, tanto per fare contenta l’insegnante, tanto per provarci. Troviamo invece spesso storie molto valide, che magari hanno bisogno di rivedere la scrittura o lavorare meglio sulla trama. E sul podio ultimamente arrivano racconti che sembrano scritti da scrittori ben più maturi.

I venti selezionati per la pubblicazione sono di fatto il meglio del meglio del meglio. Molti di quelli che rimangono fuori sono davvero bellissimi e sfiorano la ventina di un soffio.

Tra le tante risposte alla domanda con cui ho iniziato questo articolo, di una almeno sono sicuro: non si scrive per vincere un concorso o per pubblicare un libro.

Si scrive per scrivere e il tempo passato a scrivere è un tempo prezioso, che basta a rendere la propria vita più ricca e profonda. Un rimedio salutare a giornate altrimenti spese a scrollare Instagram per trovarsi di nuovo intossicati di noia come prima. 

I vincitori di questa edizione

Partiamo con le menzioni:

– la redazione de Il Gazzettino ha premiato il racconto “Neal Orien” di Asia Navarri, classe 5° del IIS Viola Marchesini: storia di un attore gregario, “invisibile”, che trova la sua occasione di uscire dall’ombra;

– la Giuria del concorso ha premiato con menzione speciale “Dove finiscono gli imperi” di Diego Tessarolo, classe 4BSA del liceo scientifico Paleocapa, un racconto di altissimo livello a sfondo storico, da leggere e ammirare;

– sempre la giuria ha dato una seconda menzione al racconto “I fiumi invisibili, voci dal Polesine” di Greta Carbonin, classe 2AA dell’IIS De Amicis. Ispirato dal libro di Calvino “Le città invisibili”, una purissima prova di amore per la lettura e la scrittura.

Questa, infine, la terna dei vincitori:

– Al terzo posto “Una piccola fiamma di speranza” di Giovanni Zampini, studente del liceo scientifico Paleocapa, classe 2BISS, storia di un ragazzo solo, dell’amicizia con un gatto, della perdita e della speranza ritrovata nel rifiorire della natura (tema che tra l’altro, confesso, mi ha molto colpito, ricordandomi cose scritte nel mio romanzo “I giorni delle cicale”).

– Al secondo posto il racconto “Una mattina, un treno” di Denise Targa della classe 2BISS del liceo scientifico Paleocapa. Una piccola storia deliziosa di giornate qualunque, che celebra la bellezza delle piccole cose.

– Primo classificato “Il maestro del sapere” di Mirko Pistis della classe  3E dell’IIS Viola- Marchesini. Racconto mitologico, un po’ zen, sicuramente audace, appassionato e saggio.

Di seguito i venti finalisti in ordine alfabetico:

La voce dei pensieri di Matilde Alberghini, 4A IIS Viola Marchesini

Monotonia di Martina Andreoli, 2BISS Liceo Paleocapa

Il giorno in cui l’umanità vinse di Giovanni Bagatin 2A Cl Liceo Celio Roccati

Oltre l’acqua di Greta Carbonin, 2AA IIS De Amicis

L’ultimo posto sicuro di Vittoria Callegari,4BSA Liceo Paleocapa

Goccia dopo goccia di Anna Cecchetto, 2AS Liceo Paleocapa

Luci nella tela del buio di Anna Conforto, 4G IIS Viola Marchesini

Dolceamaro di Marta Finotti, 3A Liceo Bocchi Galilei

Uno scatto vivo di Daniele Lucchiari, 4BSA Liceo Paleocapa

Felice ritardataria di Matilde Marzanati, 2G IIS Viola Marchesini

Neal Orien di Asia Navarri, 5 IIS Viola Marchesini

La mano di mia madre di Gaia Novello, 2D IIS Viola Marchesini

Il peso dell’aria di Laura Pappagallo, 4BSA Liceo Paleocapa

Il maestro del sapere di Mirko Pistis, 3E IIS Viola Marchesini

Perdersi per poi trovarsi di Arianna Pretato,      4BSA Liceo Paleocapa

Una mattina, un treno di Denise Targa, 2BISS Liceo Paleocapa

Dove finiscono gli imperi di Diego Tessarolo, 4BSA Liceo Paleocapa

La neve che non si scioglie di  Joele Xhabrahimi, 4BSA Liceo Paleocapa

Una piccola fiamma di speranza di Giovanni Zampini,  2BISS Liceo Paleocapa

La fine della nostra perfezione di Chiara Zanella, 2AS Liceo Paleocapa

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