Di inciampi, ossa rotte e dell’avere la pazienza di aspettare che guariscano

L’immagine che vedete in copertina è nata da una lunga litigata con ChatGpt.

La scritta “Inciampi” rimanda al nome di un podcast con la mia voce e un po’ dei miei migliori neuroni, che presenteremo ufficialmente tra qualche settimana assieme alle colleghe Sonia Carraro ed Elena Rossi, che mi hanno affiancato nella sua creazione. Parla degli errori (e dei fallimenti) che capitano nella vita di chi fa impresa. E direi nella vita in genere.

La grafica ufficiale di “Inciampi” la sta preparando il bravo collega Luca Paggio. Nell’attesa, per puro cazzeggio, un giorno ho pensato: invece del classico omino che scivola su una buccia di banana, come verrebbe fuori il contrario? E ho chiesto a ChatGpt di disegnare la scena.

E ChatGpt si è rifiutata.

Non perché considerasse ignobile consumare una valanga di energia elettrica per partorire una simile cagata. Magari. Io spero che un giorno l’intelligenza artificiale sarà così intelligente da sfancularci ogni volta che la usiamo per generare la miriade di vaccate inutili che vedo qui sui social.

Macché. In realtà ChatGpt si è rifiutata, perché la mia richiesta che la banana inciampasse rovinosamente era considerata una scena troppo violenta. Il migliore risultato che ho ottenuto è stato che la banana e l’omino si scontrassero, ma senza conseguenze rovinose, come si vede nell’immagine qui sotto.

Allo stesso modo, quando ho chiesto che la banana inciampasse in modo comico, si è comunque rifiutata di ritrarre un omino steso a terra, inerme mentre veniva urtato dalla banana. Alla fine abbiamo convenuto che l’omino dovesse apparire tranquillo e pacioso. E comunque per ottenere il risultato finale ho dovuto rimontare i pezzi su Canva, perché quella collisione banana-uomo altrimenti non usciva proprio.

Sembra che ChatGpt non accetti che quando si inciampa ci si fa male. La cosa non mi stupisce affatto.

Del resto forse anche nel nostro podcast non lo abbiamo sottolineato a sufficienza: fallire è doloroso. Come cadere rovinosamente a terra, come prendere un sacco di botte e rompersi tutte le ossa. Non ci piace, ma accettare che la sofferenza esiste significa semplicemente accettare che fa parte della vita come ne fa parte la gioia. Che una dà senso all’altra.

Significa anche accettare che, dopo un inciampo rovinoso, ci si può rialzare, anche se tutti rotti. Che, anziché disperarsi, occorre donarsi il tempo e la pazienza di guarire. Accettare anche che forse non si sarà più quelli di prima.

Forse nelle dieci puntate di “Inciampi” questa cosa del dolore di fallire viene fuori poco: ho in mente un solo intervistato – ve lo racconterò – raccontarci di avere pianto sul ciglio di una strada quando tutto sembrava andare a rotoli.

Nessuno ci garantisce che dopo un fallimento tutto davvero si riparerà. Ma quanto è importante condividere almeno che soffrire è normale. Servirà quanto meno a qualcun altro che soffre e si sentirà per un attimo meno solo, meno strano.

“Inciampi” sarà presentato ufficialmente giovedì 4 dicembre a Rovigo, a Spazio T. Sarà un talk allegro, perché degli inciampi ci piacerebbe anche poter ridere. Qui l’evento.

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