Lo storico deve essere neutrale?
Forse bisognerebbe chiedersi se uno storico possa davvero esserlo, neutrale. O se non sia una pia illusione, quando non una vera e propria mistificazione.
Secondo Howard Zinn, una dichiarazione di pretesa neutralità è già di per sé una scelta di schieramento: chi seleziona i fatti, costruisce un punto di vista, una narrazione. In questa selezione include alcuni soggetti e ne esclude altri, decide o si uniforma ad una lettura degli eventi. Decide a chi dare voce e a chi no.
Nella sua “Storia del popolo americano dal 1492 ad oggi”, Howard Zinn sceglie il punto di vista degli esclusi, offrendo una nuova lettura della Storia americana.
Prendiamo come esempio la scoperta e la conquista dell’America da parte degli europei. È facile intuire che il giudizio sulle gesta di Cristoforo Colombo e dei suoi successori diverge radicalmente, a seconda che lo sguardo sia quello europeo o quello delle popolazioni indigene: i primi dalla scoperta delle Americhe trassero immense ricchezze, i secondi rovina, sterminio e schiavitù.
Ci si può aspettare che gli eredi dei milioni di africani rapiti, deportati e ridotti a schiavi nel continente americano guardino con altrettanto poco entusiasmo la gloriosa storia del popolo che li ha oppressi con un sistema di discriminazione razziale durato fino a pochi decenni fa.
Zinn ci dice che lo storico non è neutrale. Anche se ha l’obbligo di raccontare la verità, nel narrare i fatti prende inevitabilmente posizione. Zinn lo fa consapevolmente, convinto del fatto che il mestiere dello storico non sia semplicemente aiutare a comprendere il passato per comprendere il presente, ma promuovere la giustizia e la democrazia.
Quanto il lavoro dello storico – e questa messa in discussione della sua neutralità – abbia a che fare con i nostri giorni, ce lo ricorda bene l’attualità delle lotte degli afroamericani per vedersi riconosciuta una parità di diritti ancora oggi solo sulla carta.
Non stupiamoci, dunque, delle statue di Colombo abbattute pochi anni fa per protesta da manifestanti afroamericani o nativi.
Chi le ha erette (secoli dopo la morte del conquistatore genovese) ha voluto narrare la sua versione della Storia. Ma se leggiamo la Storia dal punto di vista delle vittime, come fa Zinn, il ritratto di Colombo e delle sue poco nobili gesta non è quello di un eroe meritevole di monumenti.
La “Storia del popolo americano” di Zinn è un volume rigoroso, ma anche animato da una causa. Riportare al centro della narrazione chi è solitamente escluso dalla Storia è un atto di giustizia.
Ci ricorda anche, in fondo, che la Storia sta accadendo adesso e che il potere di determinare il corso degli eventi è potenzialmente nelle mani di tutti noi.
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