Nel celeberrimo “Lealtà, defezione, protesta. Rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello stato”, Albert O. Hirschman traccia tre possibili porte da aprire di fronte allo scadimento del prodotto o del servizio di un’impresa: si può scegliere la lealtà nei confronti dell’azienda, si può abbandonare l’impresa (smettendo di comprare il prodotto o servizio) o si può protestare per ottenere un cambiamento.
La protesta nel testo inglese è definita “voice” – voce – e ci ricorda quanto parlare sia una forma di azione. Anche se vale la pena aggiungere la riflessione di Pierre Bordieu, nel suo “Proposta politica”: la voce isolata non incide profondamente sulla realtà e soprattutto l’opinione vera è solo quella elaborata collettivamente.
Ciò che è interessante, è che Hirschman parte dal punto di vista del consumatore, chiamato a difendere, boicottare o migliorare un prodotto attraverso la sua azione. Ma la sua teoria si applica perfettamente ad altri contesti (come l’azione politica), ma anche ad un altro genere di relazioni nel mondo dell’impresa: quella tra i lavoratori e l’impresa stessa.
In effetti, di fronte a condizioni di lavoro non appaganti, il lavoratore di un’azienda può scegliere tra continuare ad essere leale, licenziarsi oppure prendere la parola per cambiare la situazione. Esattamente come farebbe un consumatore.
L’analogia mi pare che ci dica una cosa importante: che nel mercato del lavoro, chi lavora non è una merce, ma un cliente. E che le aziende dovrebbero seriamente iniziare a considerare (se già non lo fanno) il lavoro che offrono esattamente come i prodotti o servizi che offrono: qualcosa che risponda ai bisogni delle persone. Che non sono solo i bisogni materiali (portare a casa un po’ di soldi per sopravvivere), ma anche tutta la quantità di bisogni simbolici che vanno dalle relazioni con gli altri alla gratificazione personale, fino alla possibilità di vedere nel proprio lavoro uno strumento per trovare il proprio posto nel mondo.
In fin dei conti, se uno compara le tre opzioni di Hirschman, basta pensare ai costi insostenibili di un continuo turnover di personale o di dipendenti scontenti, demotivati o depressi, per accorgersi che creare un legame di lealtà è innanzitutto un ottimo investimento in termini di produttività.
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