I diari di bordo di un volontario di Emergency. Capitolo 6: Mai seguire Luciano in una manifestazione

Dopo i bombardamenti aerei sull’Iraq, il grande movimento pacifista mondiale visto nel febbraio 2003 si svacca, ma non abbandona il campo. Lo dimostra la manifestazione che nel 2004 si svolge a Roma, a cui per la prima volta partecipo con il gruppo di Emergency Rovigo. Quella che segue è ovviamente la cronaca di quell’evento, più o meno puntuale.

Manifestazione mondiale per la pace

Roma, 20 Marzo 2004

La partenza, come sempre, avviene all’alba. Chiaramente, essendo Emergency un’associazione di stampo eversivo e antigovernativo, conviene viaggiare col buio per evitare controlli. Per stare più tranquilli, ci infiltriamo in una corriera dei DS, rifugio insospettabile.

Arrivato al luogo convenuto per il ritrovo, non c’è nessuno. Comincio a disperarmi, pensando di aver sbagliato posto, ora, giorno, anno. Alle sei del mattino la paranoia ingrassa in fretta, così chiamo Luciano (ormai mio punto di riferimento), il quale mi risponde con voce roca e cavernosa da uno che s’è appena alzato e mi rassicura che la corriera passerà.

Fortunatamente, comincia ad arrivare gente. Poi arriva anche la corriera. Ci imbarchiamo, abilmente mimetizzati da diessini, quindi andiamo a pigliare su Mauro, Luciano e compagnia dalle parti di Occhiobello. Il viaggio ha inizio.

Durante il tragitto, nelle pause tra un pisolino e l’altro, veniamo animati da Remo, il quale parla praticamente senza sosta da Rovigo all’arrivo. Mauro, invece, ci fa da guida turistica per metà del tracciato, mostrandoci di conoscere nei minimi particolari ogni metro di strada percorsa:

  • “Qui a destra ci sono due fagiani…” E ci sono!
  • “Più avanti c’è un casolare…” Ed eccolo!
  • “Occhio alla buca!” La corriera sobbalza.
  • Qui sulla sinistra di fagiani ce ne sono sette…” Un, due, tre… cazzo, sono proprio
    sette!
  • “Quello lì che vedi vicino alla siepe, si chiama Norberto…” Il fagiano Norberto ci fa
    ciao con l’ala e Mauro ricambia. Incredibile.

Allietati da storie di vita vissuta, arriviamo infine a Roma, raggiungiamo il parcheggio preposto (Ponte Mammolo o giù di lì) e ci dirigiamo verso la metropolitana. Qui compio l’errore di andare in cerca di un giornale e di un fumetto in un’edicola. Quando esco dall’edicola, sono scomparsi tutti. Mi lascio tranquillamente prendere dal panico, poi, fortunatamente, intravedo la crapa di Luciano in mezzo alla folla e mi butto all’inseguimento, senza sapere – per inesperienza – che Luciano sta tentando di seminare tutti gli altri per andar via per i cazzi suoi.

Gli sto appiccicato fino all’uscita della stazione Termini. Fuori c’è già un gran casino di manifestanti e venditori ambulanti di “Fassini”, ossia i fischietti anti-Fassino.

(A posteriori: c’è sicuramente un buon motivo per cui Fassino all’epoca era così impopolare tra i pacifisti, ma fortunatamente non lo ricordo).

Quando siamo ormai in piazza Esedra, Luciano scompare tra la mischia e mi ritrovo lì come un fesso di fronte al raduno nazionale di Emergency al completo, in cerca di qualche faccia nota. Dopo un po’ mi vengono a prendere e mi fanno sapere che hanno trovato Nunzia e Luigi. Mauro, Giuliana e altri che Luciano aveva cinicamente seminato sono già lì.

Attendiamo quindi che il corteo parta. Ma il corteo non parte. Dopo tre ore, si è mosso di un metro. Cominciamo ad annoiarci e mettiamo ai voti una diaspora del gruppo di Rovigo dal corteo nazionale. La secessione è approvata e, con Luigi, Nunzia e Mauro come guide (Luciano è ormai allo stato brado), seguiamo il corteo (fermo), diretti verso il Circo Massimo.

Passiamo attraverso i gruppi studenteschi, superiamo quelli di Attac, dei Cobas, i Marxisti Leninisti sparsi qua e là, i disobbedienti, una folla di comuni cittadini e famiglie con cani e bambini, suore a passeggio, bandierone della pace sorrette da ragazzine col viso colorato, quelli de “Il Manifesto” che vendono le magliette.

Ci sono i sindacalisti, gli anarchici e perfino i democristiani redivivi. Facciamo una pausa al bar (siamo dei rivoluzionari borghesotti) per fare pipì e prendere un caffé. Luciano è ancora disperso per cazzi suoi. Riprendiamo la marcia per strade secondarie, in modo da sorpassare il corteo, ci infiliamo tra le gente, troviamo ancora studenti e poi associazioni per la Palestina e Ebrei per una pace giusta assieme, Partigiani e ambientalisti, fino al mistico incontro con Giulietto Chiesa (in corteo con Di Pietro e Occhetto) che ci vede smanianti di fronte al nostro comunista preferito: Nunzia si sbraccia, urlando “Giuliettoooo! Giuliettoooo!”, manco fosse Marco Paolini…

Dai e mena, attraverso la variegata folla di adulti, bambini, anziani, coppiette, associazioni a non finire e personaggi celebri mescolati alla gente comune, passiamo l’altare della patria, passiamo il Colosseo, passiamo un viale che non mi ricordo come si chiama e arriviamo al Circo Massimo dove stanno appena iniziando a parlare. Arriviamo giusto in tempo per fermarci, fumare una sigaretta e decidere di tornare alla corriera prima che ci lascino a Roma. Io e Mauro, in particolare, abbiamo necessità di una toilette, praticamente introvabile.

Troviamo qualcosa del genere sulla strada del ritorno. Un angolino riparato che viene usato da una ragazza (con il moroso che fa il palo) diventa la toilette delle signore. Noi ci accontentiamo della serranda di un garage. Frattanto, vicino all’angolino trasformato in bagno delle signore si è formata una coda di gente che chiede “E’ occupato?” (Non ci crederete, ma è così).

Alleggeriti e soddisfatti, arriviamo alla stazione della metropolitana, quasi deserta e arriviamo agilmente al ritrovo con la corriera, in barba alla mia claustrofobia che già si stava risvegliando al pensiero dell’ammassamento affrontato l’anno precedente. Lì mi intrattengo, di nascosto, in chiacchiere con i rifondaroli di Rovigo, i quali se la ridono perché un gruppo di esagitati ha insultato e scacciato Fassino nel pomeriggio.

I Diessini se la ridono un po’ meno e, prima che decidano di lasciarci a piedi, torniamo alla nostra corriera, dove ha luogo un inviperito dibattito sullo scandaloso attacco a Fassino. Quando il dibattito si placa e siamo già sulla strada del ritorno, Bombarda (che è miracolosamente tornato prima di tutti) inizia a cantare con voce soave canzoni in dialetto, affascinando con i propri vocalizzi l’intera corriera, la quale richiede continui bis a questo novello Beniamino Gigli.

Poi, quando Luciano ha smesso di rompere i coglioni, possiamo dormicchiare un po’.

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