Il gruppo che non c’era #7: Marcondiro ‘ndemo in leto

Siamo sempre attorno al 2004. In questo prolifico periodo, la data esatta non è segnata, nasce una sorta di spin off estemporaneo della band, che darà poi vita al primo progetto musicale-teatrale.

L’idea è di Mario (l’avreste mai detto?), che coinvolge Cesco alle tastiere, il fratello Paolo Serico alla chitarra e Chiara Greggio alla voce, per un reading sul tema della pace a Sarzano, in cui vengono mescolate parti recitate da attori a brani suonati dai musicisti. Le canzoni sono tutte cover, tra cui figurano “Auschwitz” di Guccini, “Povera patria” di Battiato e, sempre del cantautore siciliano, “E ti vengo a cercare”. (…) Da questo acerbo esperimento nascerà l’idea di uno spettacolo più strutturato: rimasticato, sputato, rimasticato di nuovo, risputato e così via tra l’omaso e l’abomaso della compagnia Teatro Insieme, diverrà successivamente lo show “Marcondiro ‘ndero”, che sarà eseguito svariate volte e con altrettanto svariati cambi di line up.

Frattanto proseguono anche le prove canoniche, che (…) presentano una serie di costanti, tra cui l’assenza di un componente della band a turno, la chiosa finale di un sempre più assonnato Roberto con la richiesta ‘ndemo in leto e ampie discussioni sulle sonorità della band e il suo futuro.

Ogni tanto sbuca fuori anche qualche nuovo ospite, non di origini est europee. Ad esempio, il 6 ottobre si registra la partecipazione alle prove di Ilario Ferrari, talentuoso chitarrista rodigino, che Gianni, per motivi non chiariti, continua a chiamare Ugo per tutta la serata.

A onor di cronaca, Ilario detto Ugo non è nuovo agli Arachide Jumbo. Il trait d’union è il chitarraio Astolfi, che per quasi un triennio ha suonato la chitarra ritmica nella Deltablues Family in contemporanea agli impegni con l’Arachide. Ilario a sua volta ha fatto una comparsata nella band, nel mitico concerto alla sagra di Sarzano, pur non riuscendo a salvare la serata dall’esito catastrofico precedentemente rievocato. (…)

Ma si lavora anche ad un brano storico e destinato ad essere finito (forse) quasi quindici anni dopo, all’epoca noto semplicemente come “Sette Ottavi”. Nato incredibilmente da un’idea non di Mario, non di Nicola, ma di Cesco, (…) ribattezzato nel tempo “Nobili intenti” e poi “Babele”, verrà smontato, rimontato e di nuovo smontato più volte (vedi la storia dell’omaso e dell’abomaso), attaccando e staccando pezzi che spesso non c’entrano una mazza.

(…) Nonostante l’esuberanza e il divertimento, tuttavia, le assenze di Barbara, ancora più di quelle di Nicola – che, col passare degli anni, somma le militanze parallele con la Deltablues Family, i Twelve Strings e, da pochi mesi, con i Marmaja – suggeriscono che nella band cova del malcontento.

Dopo varie sessioni sbracatissime, l’ultima prova registrata prima del patatrac è il 20 ottobre 2004. Guarda caso, Barbara manca ancora una volta. Gianni ha da ridire come sempre sulla sonorità non sufficientemente profonda del basso. Roberto ha sempre più fretta di andarsene a letto e inizia a presentare una richiesta di sfratto alla band, che presto dovrà trovare una nuova sala prove. (…)

Mentre la band classica naufraga, prosegue lo spin off “Marcondiro ‘ndero”, che esordisce finalmente il 4 novembre, in uno spettacolo inserito nella quattro giorni di eventi “Le strade della pace”, proposta dal Circolo Noi di (indovina?) Sarzano. Ciclo che prevede momenti altissimi, come l’incontro con don Albino Bizzotto e quello con Emergency, e momenti “giudicate voi” come lo spettacolo in questione. Rispetto al primo esperimento, lo show ha ora una struttura consolidata, grazie al lavoro gomito a gomito tra Mario e il collega teatrante Dino e alla collaborazione tra gli Arachide Jumbo e la compagnia Teatro Insieme di Sarzano.

Arriva nell’estemporanea formazione anche Gianni, a cui Mario fa promettere di portare con sé solamente cassa, rullante e un tom, perché lo spettacolo esige sonorità soft e delicate. Al concerto, naturalmente, il percussionista arriverà con l’intera batteria in gran spolvero, compresi dieci piatti e due rullanti, secondo un copione consolidato.

Già dall’esordio, “Marcondiro ‘ndero”, nato come spettacolo acustico, degenera a breve in un concerto rock, perché gli Arachide proprio non ce la fanno a suonare a basso volume.

In questa occasione, oltre ai soliti Cesco (tastiere) e Chiara (voce), si registra il passaggio di Mario dal basso alla chitarra, per l’assenza del fratello Paolo. Le parti di basso verranno in qualche modo riempite con la mano sinistra dal tastierista.

La scaletta della serata prevede l’apertura con “Fiume Sand Creek” di De Andrè, proseguendo con “We shall overcome”, “Blowing in the wind” di Bob Dylan, “Auschwitz” di Guccini, “Let it be” dei Beatles, “Masters of war” sempre di Bob Dylan, “Povera patria” di Battiato, “Girotondo” di De Andrè, “E ti vengo a cercare” di nuovo di Battiato.

Le parti recitate mixano Bertolt Brecht, Primo Levi, Pietro Conforto Pavarin, Giuseppe Ungaretti, Lino Naccari, Salvatore Quasimodo, Jacques Prévert e altri.

Lo show verrà replicato e rimaneggiato più e più volte negli anni successivi, con cambi di line up, modifiche alla scaletta, nuovi arrangiamenti e svariati litigi, fino a trovare una forma quasi definitiva e poi estinguersi.

In compenso, la collaborazione tra la band e la compagnia teatrale getterà le basi per la creazione di un musical che resterà nella storia (non cambiate canale).

Se vuoi sapere come prosegue, aspetta il prossimo capitolo (tra una settimana) o corri a comprare la biografia dell’Arachide Jumbo qui.

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