Letture: “Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale”

Qual è il rischio che corriamo nel vivere in un mondo delle “non cose”?

Il filosofo tedesco di origini sudcoreane Byung-chul Han condensa nelle sue opere una visione lucida e allarmante sul nostro presente. Per chi si occupa di comunicazione come il sottoscritto, leggere il suo “Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale” è un salutare campanello di allarme.

Cacciatori di informazioni

Scrive Byung-chul Han della nostra società di fruitori di social media, che siamo ormai abituati a percepire la realtà in termini di stimoli e sorprese.

Siamo diventati cacciatori d’informazioni (ma non certo di Informazione), più simili a collezionisti, che ad esploratori. E nella nostra frenesia siamo diventati ciechi rispetto alle cose silenziose, poco appariscenti, ma ancorate al reale.

La caccia alle informazioni sostituisce la ricerca del Sapere così come i viaggi turistici sostituiscono l’esperienza vera del mondo. Così come l’accumulo di una quantità di dati esorbitante si sostituisce alla memoria.

Comunicazione come spazzatura

La comunicazione è un flusso ininterrotto, ma vuoto, che non ci connette ad una comunità. Accumuliamo amici e follower senza mai incontrare l’Altro. Comunichiamo in maniera maniacale ed eccessiva, perché siamo soli.

La comunicazione, dice il filosofo, è divenuta una nuova forma di spazzatura. Oggi il mondo non è solo inquinato da escrementi e rifiuti materiali, ma anche da questa quantità di comunicazione.

Che ha, aggiungerei, gravissime conseguenze per l’intero pianeta materiale.

Perdere il contatto con la realtà

Ne è un esempio lo shopping in line, che riversa sul mondo reale tonnellate di immondizia ed emissioni di anidride carbonica (per non parlare delle condizioni di lavoro logoranti di chi consegna pacchi).

La perdita di contatto con la realtà è particolarmente inquietante nel caso dell’intelligenza artificiale, i cui c’entri di elaborazione dati consumano quantità di energia così smisurate da mettere in difficoltà le reti elettriche nazionali.

E rischiano di mandare in fumo ogni piano di contenimento delle emissioni di CO2, cosa che potrebbe creare qualche problemino di sopravvivenza dell’umanità in questo secolo. Perché il mondo reale alla fine presenta sempre il conto.

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