Dice lo scrittore Sandro Abruzzese in “Niente da vedere. Cronache del Polesine e altri spazi sconfinati“, che la provincia è in qualche modo ostaggio di una visione del territorio, che celebra il primato di quelli che chiama “imbuti vittoriosi”, le grandi città metropolitane, gli agglomerati urbani.
La questione non è solo geografica: questi agglomerati non solo svuotano i luoghi periferici di abitanti, ma li svuotano di sogni. Fuori dagli “imbuti vittoriosi” si soffre, perché i sogni di gloria stanno sempre altrove. Lo si vede bene, qui in periferia, nel modo in cui celebriamo quelli che “hanno fatto fortuna altrove”.
Giovani talenti a chilometri zero
Se celebrare la periferia è un atto di insubordinazione a tutto ciò di cui scrivevo prima, deve essere questo il motivo per cui mi sento a mio agio nel concorso letterario “Sergio Garbato”, che la Fondazione Banca del Monte di Rovigo rivolge da nove edizioni agli studenti e alle studentesse.
Sento che, in una città che tende spesso a celebrare i talenti “altrove” (per non parlare della retorica sui morti), qui si celebrano i piccoli talenti, i germogli, gli emeriti sconosciuti. Si dà loro una possibilità.
Quanto meno, sono queste le energie positive che avverto, mentre ci sono dentro. Le ho avvertite perfino quest’anno, quando l’evento di presentazione dei “Venti inediti racconti brevi”, venerdì 8 novembre, ha coinciso con una settimana di fatica e lutto.
Chiamati a sottoporsi al calvario pubblico che tocca a tutti gli scrittori – la presentazione della propria opera – ragazze e ragazzi brillano per la loro semplicità, spesso per il loro essere lì “per caso”, magari spinti da una docente a scrivere per la prima volta. Ci vedo ogni volta la purezza. Come quella volta a Castelguglielmo, quando un dotatissimo autore di un racconto, alla domanda se gli piacesse leggere, mi rispose un poetico “Non molto”.
Chi sono gli autori e le autrici dei racconti
Ecco tutti i racconti che abbiamo presentato e che si trovano nella pubblicazione della Fondazione Banca del Monte. Il libro è disponibile gratuitamente nella sede della Fondazione (o chiedete e ve lo procuro).
- “Storia di due sconosciuti”, vincitore del primo premio, di Giorgia Dalbello della 4^ ASA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari);
- “Una vacanza per l’anima”, secondo premio, di Martina Macrì della 2^ B SA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari);
- “Di notte”, terzo premio, di Aurora Avdulaj della 4^ A dell’IIS Viola-Marchesini di Rovigo (docente Marida Corbo);
- “Il capitano Eduardo Garcia e le sue avventure”, vincitore della menzione speciale de Il Gazzettino, di Alessandro Baldo della 2^ A ISS del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Sofia Teresa Bisi);
- “Un libro, due vite, un sogno”, menzione speciale della giuria, di Gioia Osti della 1^ D dell’iIS Viola-Marchesini (docente Rosella Borgato);
- “Il gatto e il bruco” di Alessio Argenton della 2^ A dell’ITA Munerati – IIS Viola-Marchesini (docente Roberta Benedetto);
- “Nascosta da una maschera” di Sofia Bergo della 3^ B IIS Viola-Marchesini (docente Cesare Lamantea);
- “Il lupo e l’agnello” di Anita Bertazzo della 4^ B CL del Liceo Celio-Roccati di Rovigo (docente Anna Recca);
- “La città della solitudine” di Cecilia Bertazzo della 4^ A CL del Liceo Celio-Roccati (docente Anna Recca);
- “La ricerca delle emozioni” di Mariasole Bettero della 3^ A dell’IIS Viola-Marchesini (docente Marida Corbo);
- “E se…” di Edoardo Ferro della 2^ B SA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari);
- “Alla migliore estate di sempre” di Angela Gabrieli della 3^ B dell’IIS Viola-Marchesini (docente Cesare Lamantea);
- “Il posto giusto” di Marianna Gaggiofatto della 2^ B SA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari);
- “Frangar non flectar” di Giulia Gallo (tra l’altro vincitrice del primo premio lo scorso anno) della 5^ A CL del Liceo Celio-Roccati (docente Giusy Romano);
- “La scoperta della felicità sul campo da basket” di Erika Giubin della 4^ A SA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari);
- “Osservato” di Maria Magnarello della 3^ B dell’IIS Viola-Marchesini (docente Cesare Lamantea);
- “L’obscurus” di Matilde Mesini della 4^ B SU del Liceo Bocchi-Galilei di Adria (docente Alice Franceschini);
- “La solita mattina?” di Alessia Nicoli della 4^ A dell’ITI IIS Viola-Marchesini (docente Marida Corbo);
- “Il silenzio del bosco” di Alessandro Ramazzina della 4^ A SA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari);
- “Il rapimento di José Arcadio Buendià” di Filippo Rosito della 2^ B SA del Liceo scientifico P. Paleocapa (docente Rosanna Beccari).
Partire bene. La forza degli incipit
Come ogni anno, la Fondazione mi ha cordialmente incastrato per scrivere l’introduzione della raccolta. Ho pensato di dedicarla agli incipit, quel momento di una storia che lo scrittore Guido Conti, nel suo “Imparare a scrivere con i grandi“, definisce un atto di rottura del silenzio.
Mi è sembrato un tema utile a restituire l’emozione che proviamo noi giurati, ogni volta che affrontiamo la lettura di un nuovo racconto. Quest’anno ne sono arrivati 130 e il lavoro di selezione è quindi un vero e proprio ottovolante di aspettative, sorprese, delusioni, entusiasmi. Anche prendendo in esame solo i 20 finalisti si coglie la varietà di attacchi, da quelli densissimi di descrizioni a quelli che vanno subito al centro dell’azione, da quelli lenti a quelli perfino frenetici, da quelli che spiegano subito le coordinate della storia a quelli che fanno assaporare il mistero.
Quanta alla presentazione, è stata soprattutto un momento di meritati riflettori per loro (almeno chi ha potuto essere fisicamente), tra chi ha mostrato tutta la propria adorabile timidezza (una dote da conservare) e chi sembrava non vedere l’ora di essere lì.
A proposito di celebrare i morti
Risparmio l’elenco di tutti gli interventi di apertura della cerimonia (che trovate in questo completissimo e valido articolo sul sito della Fondazione).
Oltre a ricordare lo scomparso Luigi Costato, diversi si sono focalizzati sulla figura di Sergio Garbato, intellettuale rodigino, che molti ricordano per la generosità e capacità di divulgare conoscenze. Uno dei miei ultimi ricordi di lui lo ritrova in piazza Annonaria, già da tempo malato, a parlare di storia locale con un gruppo di giovani per un progetto di rigenerazione urbana.
Quando Garbato morì, il 6 novembre 2017, l’amico Andrea Barion (ossia Svarion) scrisse di lui su Facebook: “E’ stato il mio prof di francese. Motivo per cui di francese non so nulla ma di filosofia sì”. Come i prof migliori, Garbato sapeva lasciare qualcosa di più importante delle nozioni della materia che insegnava.
L’ho ricordato, salutando il pubblico, cogliendo l’occasione di celebrare non solo Garbato, ma anche l’amico Svarion, che ci ha lasciati alcuni giorni fa. Che certamente il bel pubblico del Ridotto del Teatro Sociale non ha conosciuto, ma che in qualche modo è stato con me per tutto il tempo.
Galleria di foto di Cinzia Malin della Fondazione Banca del Monte
















Lascia un commento