Diversi mesi fa, molto prima che il Corona virus stravolgesse tutta una serie di programmi, mi era stato proposto di condurre un incontro nell’ambito di un corso di cucina, in cui si mescolavano tradizioni gastronomiche dei più diversi paesi del mondo. Naturalmente non mi era richiesto di tenere una lezione di cucina, di cui so poco o nulla. Dovendo invece parlare di intercultura, ma era venuta l’idea di andare alla ricerca delle origini dei piatti che consideriamo “tradizionali”, per dimostrare come qualsiasi “tradizione” gastronomica (e non) sia sempre un melting pot.
L’incontro, poi, non si fece mai. Nel frattempo, però, l’idea si era prepotentemente fissata nella mia testa, forse perché non era nata all’improvviso, ma uscita da uno dei tanti cassetti della mia mente, dove languiva nella forma di suggestioni, appunti, cose lette, curiosità buttate alla
rinfusa, in attesa di trovare la voglia di scriverne.
Sono un lettore disordinato, dunque negli ultimi anni mi è capitato di incuriosirmi di come le piante si spostano tra i continenti, dell’origine delle materie prime più comuni, del modo in cui lo
“scambio colombiano” ha stravolto il mondo, di come il mondo arabo è stato per secoli la
“cerniera” tra l’Europa e il lontano Oriente.
Questo apparente caos, però, non è privo di una coerenza o di un filo conduttore. E’ da qui che sono nati una decina di articoli, pubblicati per il blog della rivista REM, sulle piccole e grandi storie di ricette e ingredienti che più tipici non si può. Ovviamente zeppi di ironia e leggerezza, perché non sono lezioni di un erudito, ma riflessioni per iscritto, nate per puro divertimento e per dimostrare la teoria di cui sopra: che il mondo non è stato creato a compartimenti stagni e qualunque pretesa di purezza culturale si poggia su basi piuttosto fragili.
Ho scritto dieci pezzi, poi mi sono fermato, prima che troppi antipasti risultassero indigesti. Qui sotto i link ai singoli articoli:
1. “Sì alla polenta. No al cous cous”: le vere origini del piatto identitario padano per eccellenza
2. Cappellacci di zucca come Ferrara comanda: delle fissazioni di mio nonno sulla vera ricetta dei “caplaz”
3. La guerra del Tiramisù: di quanto poco importi che lo squisito dolce sia friulano o veneto
4. Che meraviglia, ‘sto cacao: il simbolo della Svizzera, che ovviamente di svizzero non ha nulla
5. Sentirsi a casa con la pizza: di come le tradizioni siano più recenti di quanto non si pensi
6. Mangiaspaghetti: se esiste la pasta, non è certo grazie agli italiani
7. Condire la pasta: chi ha inventato il sugo al pomodoro?
8. L’orto meticcio: Cristoforo Colombo ha fatto anche cose buone
9. L’immutabile montagna: di come mi illudevo che lo strudel fosse un piatto tradizionale
10. Zucchero amaro: il dolcissimo alimento, che ha stravolto la geopolitica mondiale
Siccome sono ignorante, per poter scrivere ho dovuto prima leggere un po’ di libri e qualche articolo. Ecco almeno quelli che mi ricordo di avere consultato di recente:
– Alessandro Giraudo, “Storia straordinaria delle materie prime”;
– Alberto Grandi, “Denominazione di origine inventata. Le bugie del marketing sui prodotti
tipici italiani”;
– Penny Le Couter e Jay Burreson, “I bottoni di Napoleone. Come 17 molecole hanno
cambiato la storia”;
– Stefano Mancuso, “L’incredibile viaggio delle piante”;
– Charles Mann, “1493. Pomodori, tabacco e batteri. Come Colombo ha creato il mondo in cui viviamo”;
– Ralf-Peter Märtin, “Le Alpi nel mondo antico”;
– Massimo Montanari, “Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro”.
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