Credo sia capitato a tutti di sentire parlare di karma, nella versione più à la page, secondo cui il male che le persone fanno verrà loro restituito dalle leghi che regolano il cosmo.
Premesso che il concetto di karma c’entra poco o nulla con questa versione molto popolare, mi sembra che sia in genere una versione consolatoria: quelli che ci fanno del male o che, in generale, si comportano da veri merdoni, in qualche modo la pagheranno. Consolatoria, un po’ vile e autoassolutoria.
A dire la veritá, per me, la vera illuminazione di recente è stata rendermi conto di una cosa apparentemente ovvia: questa presunta legge del karma vale anche per me.
In altre parole, anche io semino ciò che raccolgo. E se non sono soddisfatto di ciò che raccolgo, non ki resta che chiedermi cosa ho seminato.
Sempre in altre parole, più che interessarmi ai torti che gli altri mi hanno fatto, trovo più interessante fare luce sui torti che ho fatto io, piccoli e grandi, e che continuo a fare.
Se vogliamo davvero credere al karma, più che per sperare che punisca qualche stronzo, conviene farlo per chiedersi quanto stronzi siamo noi, quanto ci meritiamo del male che ci capita e quanto possiamo fare perché ci capiti qualcosa di buono.
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