Qualche settimana fa un amico mi ha mandato un video via Whatsapp. L’ho aperto stamattina, giusto per decidere se cancellarlo. Era una gag, comica negli intenti, in cui un marocchino invitava gli amici a venire in Italia, inanellando la solita accozzaglia di luoghi comuni razzisti sul nostro paese che accoglie cani e porci, a scapito degli italiani.
Ne ho visto metà, poi l’ho cestinato. Lo sottolineo: questo video viene da un amico. Non un amico strettissimo, non uno di quelli con cui si condivide una visione del mondo, ma comunque una persona che ritengo rispettabile. Non un fascista di Casapound, un picchiatore di Forza Nuova o un devoto di Salvini.
L’altro giorno ero in un’Università Popolare, per conto di Emergency, a parlare di guerra, pace e diritti. E’ stato un incontro piacevolissimo, con un pubblico vivace e appassionato, con cui le “lezioni” si trasformano sempre in piacevoli chiacchierate e scambi di punti di vista.
E a un certo punto una signora – una brava signora, con cui ho già condiviso scambi di idee molti civili e ragionati – mi ha chiesto una cosa del tipo: “Ma voi di Emergency, andando a curare i migranti che lavorano nei campi del Sud Italia, alla fine non siete complici anche voi degli sfruttatori?”
Quando si parla di migranti, insomma, sembra che non stiamo parlando di persone. Tocca ripartire da quelle che a me sembrano basi del vivere civile. Chiarire che una persona malata va curata, indipendentemente dalla sua identità. Che una persona che affoga, va salvata. Che uno che ha fame, va nutrito. E così via.
Sto parlando di due brave persone, sia chiaro. Ed è proprio questo che mi interroga. Innanzitutto, dovrebbe convincerci che quello dell’immigrazione, oggi, è davvero un tema chiave, come ha capito sia chi ci specula su politicamente, sia chi cerca di fare informazione e sensibilizzazione. Su questo tema stiamo decidendo se comportarci come un paese civile o come una terra di barbari.
Che la “brava gente” abbia paura o più semplicemente si senta preoccupata dall’arrivo dei migranti è una questione da capire, ci piaccia o no. Non per bollare chi ha paura come un deficiente o un razzista, né per cavalcarla politicamente (come sta facendo la destra), né per considerare necessarie certe politiche bestiali e inumane (come sta facendo il governo, scaricando i migranti come monnezza nell’inferno libico). Semplicemente per affrontarla e cercare di superarla.
Non posso ignorare questi sintomi, anche perché il risentimento della “brava gente” verso gli immigrati mi fa mille volte più paura del razzismo aperto dei neofascisti e dei leghisti.
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