Quando leggo sui social i commenti sgangherati che latrano di “Remigrazione”, “risorse boldriniane” e “blocco navale”, oppure che starnazzano di “buonisti”, “pacifinti” o “zecche dei centri sociali” o ancora che ringhiano il solito “E io pago”. Insomma di tutti quelli che, a prescindere dalla loro posizione politica (ammesso che ne abbiano una nel vero senso del termine) cianciano frasi fatte con la sicumera di chi ha detto una gran verità, pur non essendo nemmeno in grado di leggere fino in fondo una frase zeppa di subordinate come questa.
Quando li leggo, dicevo, penso che potrei scrivere una storia su ognuno di loro. E la storia potrebbe essere come quella che segue…
La spensierata storia vera di Piermirko
E’ una storia di successi e insuccessi, di inutili sofferenze, ma anche di riscatto, quella di Piermirko, commentatore molto noto sui social, dove si è presto fatto conoscere per la quantità di commenti salaci e liberi, soprattutto dai vincoli della grammatica e della sintassi.
E’ la storia di un’infanzia tutto sommato felice, ma tormentata. Ricorda sempre come il periodo più bello la prima elementare, segnato dal forte shock di apprendere dalla maestra che non poteva ripeterla più di quattro volte e che l’avrebbero promosso forzatamente in seconda.
Piermirko, per la verità, fin da bambino era così stupido, che non si era nemmeno accorto che nel frattempo compagni di classe cambiavano.
Quando chiedono a Piermirko se è sempre stato così, interrompe per un attimo il suo fissare con aria stralunata il ronzare di una mosca e risponde: “Così come?”.
In paese sostengono Piermirko purtroppo cadde dal seggiolone da piccolo. Il medico, nel visitarlo, disse alla madre che la sua vita era appesa ad un filo: “E’ una brutta caduta. O muore o resta scemo a vita”. Quando la mamma glielo raccontava, Piermirko le chiedeva sempre: “E quindi com’è andata a finire?”
Per consentirgli di avere una vita normale, all’inizio lo avevano mandato in una scuola speciale per bambini stupidi. Si divideva in quattro sezioni: “Bambini ritardati”. “Bambini ritardati gravi”. “Bambini ritardati gravissimi”. E “Piermirko”. Anche le insegnanti della scuola erano speciali. Erano le uniche insegnanti in Italia ad avere a loro volta l’insegnante di sostegno. Ma non durò molto: un giorno la preside convocò i genitori, affermando in maniera assai lapidaria che loro figlio era stupido in una maniera esasperante.
Da lì il passaggio alle scuole elementari, svolto come si ricordava, seguito da un percorso scolastico molto travagliato, ma concluso con soddisfazione in terza media all’età di 21 anni.
Terminate le scuole Piermirko è dapprima entrato nell’esercito, nell’ambito di un piano delle Forze Armate per infiltrare gente come Piermirko in eserciti nemici. In seguito è stato assunto in un ente inutile, dove ha la consegna rigorosa di non fare nulla per carità.
Nel tempo libero si dedica all’unico sport alla sua altezza: la caccia. Non ha mai veramente centrato un solo pennuto, ma una volta, durante una battuta di caccia nel Delta del Po, si è sparato per errore in faccia, centrando in pieno la scatola cranica, per fortuna senza colpire nessun organo vitale. Da allora gli è rimasta quella faccia lì.
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