Fumetti estinti #9: “Nirvana” di Emiliano Pagani e Daniele Caluri (2011-2015)

Vissuta per tre stagioni in albetti da edicola e un paio di cartonati da libreria, “Nirvana” è una miniserie più unica che rara nel panorama del fumetto italiano.

Innanzitutto, perché edita da Panini, un investimento di fiducia mica da poco per la casa editrice che in quegli anni furoreggiava in edicola anche grazie al successo stratosferico di “Rat Man”.

Serie di un certo interesse anche per gli autori, Emiliano Pagani e Daniele Caluri, famosi soprattutto per le storie di Don Zauker, nate come strisce sulle pagine del Vernacoliere e poi come albi autoprodotti di un certo successo.

Il terzo motivo per cui questa serie merita di essere riscoperta è il coraggio, al limite della sfrontatezza. Del resto, la cifra umoristica dei due autori livornesi è quella conosciuta su Don Zauker: un umorismo tutto toscano, feroce, colto, amaro, intelligente, spudorato, spesso sguaiato.

“Nirvana” è sfrontata ed eversiva fin dalla scelta dei personaggi, una vera banda di idioti, inclassificabili come “buoni” o “cattivi”, in cui il “buono” sarebbe il protagonista Ramiro Tango, un truffatore senza scrupoli, infame, fedifrago, ladro (ma ha anche dei difetti). Incastrato dalla polizia – un trio di poliziotti cattivi come celerini al G8 di Genova, capeggiati dall’ispettore Buddha – accetta di diventare testimone contro un criminale, ma dovrà cambiare identità e vivere sotto copertura.

Ad ogni albo, insomma, Ramiro cambierà nome e professione, ma incappando comunque ogni volta nel cattivissimo Carlos “Occhionero” Ronson, che lo odia per una ragione strettamente connessa al suo soprannome (e qui non riferibile non solo per questioni di spoiler, ma perché oggettivamente raccapricciante come solo il raffinato umorismo di Pagani e Caluri sa essere). Ronson si avvale dei servizi di due spietati sicari, Slobo e Golem.

Ramiro, insomma, dovrà vedersela con gli sbirri, con i sicari e infine con la fidanzata Cristy e genitori di lei, in un susseguirsi di botte, stragi, torture, truffe, nefandezze assolute. Una trama scatenata, totalmente imprevedibile e priva di qualsiasi traccia di politicamente corretto e buon gusto. Fino ad un super finale da tutti contro tutti.

“Nirvana” è uscito in due stagioni di sei episodi (a cadenza bimestrale) e una brevissima stagione di due episodi. A questi sono seguiti due albi speciali in formato cartonato, dedicati l’uno a Slobo e Golem, con una loro avventura solitaria sullo sfondo della guerra in ex Jugoslavia, e l’altro all’ispettore Buddha, che lo vede confrontarsi con le stragi di mafia in Sicilia degli anni Novanta. È stato ripubblicato in due raccolte e in una nuova edizione a colori.

Una curiosità: chissà perché, tutti gli albi della miniserie hanno come nome il titolo di una canzone famosa.

C’è un motivo su tutti per cui adoro “Nirvana”: il suo protagonista, un memorabile antieroe. Abietto, certo. Uno squallido opportunista, certo. Un vero pezzo di merda, certo.

Ma Ramiro Tango alla fine è uno che le prende da tutti, in continuazione, e incassa pugni come un sacco da boxe, continuando a stare in piedi e sorridere strafottente. Per questo suo super potere, è l’eroe di tutti noi poveri stronzi che incassiamo sberloni da un mondo di grossi stronzi, rispondendo comunque con il sorriso sulla faccia.

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