“Prima si salva, poi si discute” è il motto di Mediterranea, che campeggia all’ingresso della mostra organizzata in questi giorni alla Pescheria Nuova di Rovigo.
Sala affollata, sabato 28 febbraio, con la grande vela dell’installazione principale trasformata in una grande tenda sotto alla quale sedersi insieme. E insieme, appunto, discutere. Si salva – Mediterranea lo fa attivamente con le proprie navi nel Mediterraneo – e si discute per capire, riflettere, non arrendersi allo shock della cronaca quotidiana.
Utile, in questo senso, il contributo di Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, autore di libri, tra cui “Respinti. Le sporche frontiere d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo” (qui la scheda) con Luca Rondi: libro che aiuta quanto meno a rendersi conto della complessità dei fenomeni migratori. A sfuggire alle semplificazioni della cronaca, che è spesso cronaca nera, e a quelle nauseabonde della propaganda politica.
Utile anche a leggere il “disegno” dietro a politiche (bipartisan) che hanno prima fermato i soccorsi in mare, poi criminalizzato chi ha provato a garantirli, infine iniziato a colpire chiunque difenda il diritto a salvare vite umane.
“Il Mediterraneo è lo specchio non di un fenomeno distante da noi, ma della nostra stessa democrazia. O di quella che era la nostra democrazia”, dice Duccio Facchini.
Ricorda il monito dello studioso delle migrazioni Gianfranco Schiavone a non illudersi che ciò non ci riguardi: “L’erosione della democrazia parte da quelli che sono considerati ‘scartati’, ma poi la spirale si stringe“.
E la spirale si sta già stringendo qui in Italia, ripercorre Facchini, con i colpi inferti negli anni al soccorso internazionale, prima per via penale, poi amministrativa. Fino ad arrivare al recente, ennesimo “decreto sicurezza” che colpisce anche chi protesta, mentre in parallelo procede l’assalto all’autonomia del potere giudiziario.
Intanto nel mondo il diritto internazionale è fatto a pezzi dagli Stati, arrivando a colpire perfino le Nazioni Unite e la Corte penale internazionale.
I numeri delle migrazioni aiutano a capire quanto meno la falsità degli allarmi lanciati periodicamente: il picco di ingressi in Europa del 2015, spinto dalla guerra civile in Siria, ha visto arrivare 800.000 persone, mentre dal conflitto in Ucraina sono scappate 12 milioni di persone. Non si spiega davvero perché dichiarare la prima ondata una crisi migratoria, mentre per la seconda l’Unione europea ha saputo semplicemente organizzare l’accoglienza. “Non c’è mai stata una crisi dei rifugiati nel 2015 – puntualizza Facchini -, ma una crisi del sistema d’asilo nell’Unione europea”.
Il numero crescente di morti in mare (33.000 in 10 anni) e le orribili condizioni riservate a uomini, donne e bambini migranti sono frutto di scelte compiute da governi e Unione europea: come gli accordi del 2016 con la Turchia, perché si tenesse 3,7 milioni di siriani; come il memorandum Italia – Libia dell’anno successivo; come, appunto, la progressiva criminalizzazione delle Ong che salvano i migranti alla deriva.
Perché? Per tornaconto elettorale, certo, ma anche per cinico ritorno economico, come mostra il coinvolgimento attivo dell’industria italiana nelle politiche di militarizzazione dei confini. Tra cui, ricorda Facchini, la partecipazione attiva dei polesani Cantieri navali Vittoria alla definizione delle commesse alle milizie in Libia, la cosiddetta “guardia costiera” libica. L’apparato militare industriale prospera, insomma, grazie alle crisi, alle guerre, alla militarizzazione del mondo.
Il quadro è deprimente nella sua tetraggine, ma la sala della Pescheria Nuova affollata brilla di speranza. Tra il pubblico vedo amici non solo di Mediterranea, ma di Emergency, della Fionda di Davide, di associazioni progressiste e cattoliche. E semplici cittadini.
Mentre Europa e Occidente rinunciano ai propri valori (quelli sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani) resta la speranza in chi prova a difenderli dal basso. Magari in pochi. Ma qui ormai non è questione di vincere o perdere, quanto di riuscire a restare umani.
Le foto che seguono provengono dagli account social di Mediterranea Rovigo Centro.





Mediterraneo, Mediterranea
L’incontro di sabato è avvenuto all’interno della mostra “Mediterraneo, Mediterranea”, che si conclude oggi. (Ne avevo scritto qui).
“Mediterraneo, Mediterranea” unisce le opere di Giorgia Cangiano, Diego Forno, Luigi Gioli, Rosanna Lazzari, Andrea Spinardi. In questi giorni è stata visitata da molti cittadini e da qualche scuola, finendo anche il in un servizio del TG3.
La mostra è bella, non solo perché di alto livello artistico: c’è ovunque un’idea, una ricerca, declinata in una varietà di linguaggi artistici. Scrive l’amica Cristina Sartorello nel suo blog:
Una mostra da visitare assolutamente per la creatività ed espressività delle opere concettuali, legate dal filo conduttore della memoria, del percorso, della presenza-assenza, della verità, del segreto, dei passaggi e delle dimore, e della resistenza alla sparizione.
È bella anche perché dà forma alla compassione, è frutto dell’incapacità di rimanere inerti di fronte al dolore di altri esseri umani. La sua bellezza è anche in questa offerta di speranza.
E’, come dichiarano gli organizzatori qui, “un omaggio vero e proprio a tutte le persone che, in mare e in terra, salvano vite”.
Le foto che seguono sono mie.






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