L’ultimo capitolo che ho ritrovato riguarda ancora un banchetto al Teatro Sociale, come in una sorta di circolarità. Questa volta, però, non c’è Marco Paolini, ma il “nostrano” Natalino Balasso insieme al trevigiano Mirko Artuso.
“Libera nos” con Natalino Balasso e Mirko Artuso
Rovigo, Teatro Sociale, 22 Gennaio 2006
Torna in scena il Magnifico Duo del Teatro Sociale, l’arma segreta di Emergency Rovigo in tempi di profonda crisi. Tutto inizia ad una riunione con una presenza sparuta di volontari e un clima di pessimismo e incertezza per il futuro:
- Mauro, pur con il sorriso sulle labbra, si dichiara contrariato, il che forse è dovuto alla stagione dei saldi (la pazienza e la bontà di Mauro possono sopravvivere forse a quattro gomme forate di seguito e ad una coda al casello dovuta ad un automobilista che vuole pagare la tratta Reggio Calabria – Torino in monete da 50 centesimi, ma non ad un pomeriggio di shopping con sua moglie Rosy);
- Nunzia è passata dal voler cancellare i latitanti dalla lista dei volontari al voler cancellare tutto quel che non funziona, dal magazzino troppo duro da gestire ai cavalletti del banchetto che per aprirli ti tocca chinarti;
- Luigi si rivela disfattista e nichilista, pronto a esporre tutte le sue perplessità sull’elenco di iniziative che viene caldeggiato;
- Gaia dorme per via dei turni in edicola.
In mezzo a questo mare di ottimismo, spunta fuori la notizia che, due giorni dopo, Balasso sarà al Teatro Sociale e noi non ci siamo organizzati per essere presenti: grave! E’ ora di prendere il toro per le corna: ancora una volta la povera Nunzia, pur oberata da smodate quantità di lavoro arretrato, riesce a organizzare il tutto. Il sottoscritto si offre di andarci e Gaia, come da tradizione, si offre al seguito, nonostante il giorno dopo debba svegliarsi all’alba per aprire l’edicola.
Apro una parentesi per illustrare la “regola di Gaspare e Zuzzurro”: quando un artista dal palco si premura di segnalare la nostra presenza, gli spettatori accorrono a frotte per sputtanarsi mezzo stipendio in beneficenza, mentre a cose normali non ci cagano mezzo e tirano dritto. Sarà l’influenza di un leader
d’opinione, sarà il potere del palcoscenico, ma certo fa impressione. Questa è gente che può dominare il mondo da un palcoscenico: andate, spaccate tutto e prendete il Parlamento, vi raggiungo dopo essermi struccato! Perché non lo fanno?
La regola funziona sempre, tant’è che Nunzia si raccomanda di contattare subito Simonetta, la signora Balasso, per far sapere che siamo presenti allo spettacolo. Simonetta è una persona deliziosa che ci vuole un sacco di bene e si premura di metterci a nostro agio.
Forse un gesto di pietà dovuto al fatto che nell’atrio del Teatro ci sono venti gradi sotto zero: per risolvere il problema, il Comune ha messo in cassa integrazione le solite maschere e assunto una famiglia di Lapponi che ci accoglie in abito di renna con la tradizionale strofinata di naso. Gaia è venuta al banchetto tutta in tiro, addirittura con una gonna corta. Una scelta geniale.
Sistemiamo il banchetto, insolitamente piccolo, dato che abbiamo esaurito le magliette e Luigi è ancora preda del nichilismo: prendo le spillette? No, tanto non le venderai mai. (Aveva ragione.) Prendo le felpe? Mah, se vuoi… (Invendute.) Porto un po’ di portachiavi, penne e ciarpame? Per me non va neanche toccato. (Tant’è…)
Dopo aver approntato il nostro info-point di Emergency, ci scaldiamo battendo i denti, facendo a pugni e ringhiando contro le signore avvolte nelle loro pellicce.
Entra il pubblico e, come al solito, non ci caga mezzo. Anzi, no, alcune persone si avvicinano e curiosano in modo distratto, senza degnarci di molta attenzione.
Non può mancare, però, la richiesta fuori luogo: un tizio scruta per qualche minuto le nostre pubblicazioni e poi ci chiede se è materiale che diamo via gratis. Gli rispondiamo che alcune cose sì, per altre chiediamo un’offerta. Lui ci risponde che credeva che fosse roba legata allo spettacolo, che era senza occhiali e non c’era e se c’era dormiva, e poi si allontana. Lo spettacolo incomincia e noi, come da tradizione, non abbiamo mosso un dito.
Simonetta ci invita a entrare a scaldarci. Gaia, pur essendo una rodata montanara, è in ipotermia, per cui cedo volentieri alle pressioni e mi accodo, anche se ciò ci impedirà di spettegolare come siamo avvezzi fare nell’attesa che lo spettacolo finisca.
Ci godiamo lo spettacolo, comprendente una sequenza di trecentocinquantuno bestemmie consecutive (comunque al di sotto della mia media giornaliera quando cerco un posto in cui parcheggiare o quando devo scrivere un articolo entro un’ora e quel paracarro che ho davanti sulla strada di casa procede a tre chilometri orari) e un allegro viaggio nell’infanzia dei tempi andati, con finale tragico che non vi racconto.
A fine show, torniamo al banchetto. Mentre Gaia si prepara alla battaglia, sbircio in sala per sentire cosa dirà Balasso di noi. Natalino dice un po’ di cazzate, poi va al dunque e spiega cosa fa Emergency, dove opera e cose così. Conclude dicendo che quelli di Emergency sono degli eroi, poi chiosa, per dovere di precisione: “Intendo quelli che operano in zone di guerra, non quelli là fuori che i xe lì parchè no i gà un cazo da fare!” Ah! Ah! Grazie, Natalino! (E’ vero, comunque.)
Il pubblico esce di sala e, inizialmente, ci sfila davanti senza dedicarci troppa attenzione. Anche il sindaco ci degna appena di un’occhiata e tira dritto. E sì che siamo in campagna elettorale!
Ma, nonostante lo snobismo delle istituzioni e dopo l’indifferenza iniziale, la gente all’improvviso si ricorda di noi: vendiamo poco o niente, ma in compenso concludiamo la serata con quasi duecento euro di offerte, mica brustoline. Potere di Balasso, ce ne torniamo a casa con la nostra cassettina straripante di banconote, e il futuro ci sembra all’improvviso un po’ più roseo.
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