La curiosità mi spinge spesso a comprare libri come questo, “Il poeta pescatore”, uscito in edicola con La Voce di Rovigo.
È la ristampa, a venti anni dalla prima edizione, del libro curato da Sandro Marchioro, sopraffina penna polesana, giornalista direttore della rivista REM.
La prima curiosità nasce istintivamente dal nome di Sandro in copertina, garanzia che dentro quel libro ci sarà almeno qualche buona pagina da leggere.
E poi c’è la curiosità di saperne di più di un nome, quello di Berto Boscolo, letto ogni volta che sono capitato a Marina 70, idilliaco ristorante affacciato sulla Sacca degli Scardovari, sulla cuspide del Delta del Po.
L’ha fondato proprio lui, Boscolo, quel ristorante allora pionieristico. Iniziamo insomma a intuire che Berto Boscolo – nato a Goro nel 1915 e morto qui da noi nel 1984 – è stato tante cose tutte insieme: pescatore, ristoratore, poeta.
Io di poesia ho letto poco e in quel modo disordinato che contraddistingue in genere le mie letture. Mi affascinano però i poeti e i letterati per passione, più che per professione, specie quelli dei piccoli paesi.
Ce ne sono stati e ce ne sono ancora, di quelli che di mestiere facevano il ragioniere o il medico di base, e nel loro tempo libero scrivevano, facendo della cultura qualcosa di popolare, dal basso, vivo.
Berto, scrive Sandro Marchioro nel libro, “aveva una caratteristica: si guardava attorno, era dotato di una sensibilità naturale che gli faceva guardare il mondo, il suo mondo, con gli occhi di uno che gusta tutto e che ne trattiene la polpa”.
Del suo mondo, Berto Boscolo aveva visto lo splendore e il potenziale anche economico: ci aveva investito in prima persona, creando due ristoranti: Il Bastimento su uno scano abbandonato e Marina 70 nel punto più spettacolare della Sacca degli Scardovari, dove oggi lo ricorda una statua. E quel potenziale lo cantava nelle sue poesie. Cantava letteralmente, visto che la sua passione era proprio cantare (forse da lì, dice Sandro, è nata l’abitudine di comporre versi).
Berto Boscolo è definito “poeta naif”, ma a leggere le sue poesie, che sono piccole narrazioni in rima, mi sembra soprattutto un “poeta di servizio”, di quelli che compongono per la loro comunità. Che si tratti di festeggiare un matrimonio o celebrare la propria terra.
Una poesia ruspante, in cui tuttavia risuona in qualche modo lo spirito generoso di un cantastorie, di un aedo che canta un’epica di cose semplici, quotidiane, eppure spesso eterne.
O sole / dammi la tua luce e il tuo calore/ ed io ti do il mio sudore / voglio vivere ancora / ma sempre da pescatore, o sole!
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