Tra gli ultimi capitoli del diario, questa cronaca di una sera d’estate tra zanzare, band locali, lotteria e le immancabili gag con Gaia.
Concerto dei Marmaja a “Ratantiro”
Baricetta (RO), Giovedì 21 Luglio 2005
La serata inizia sotto i migliori auspici, come si suol dire, dato che quando mi reco da Luigi & Nunzia per ritirare il materiale il cielo è coperto di nuvoloni rigonfi di pioggia che aspettano solo me, che carini.
Dopo averne discusso un po’, dichiaro a Nunzia che il banchetto si farà lo stesso, col sole o con la pioggia (anche perché il piatto piange e ultimamente si batte un po’ la fiacca). La mia spavalderia va in pezzi ad appena cinquecento metri da casa di L & N, quando nel mezzo di un acquazzone sento un paio di tonfi sulla carrozzeria della mia macchina e un secondo dopo vedo piovere una gragnola di chicchi di grandine grandi come nocciole. Sgommo e bestemmio fino a casa di Gaia, fermandomi ad ogni albero per cercare riparo, finché non trovo una grande pianta proprio vicino a casa sua.
Lei, indifferente, mi viene incontro, proprio mentre stavo cercando di chiamarla per dirle che non uscisse all’aperto se ci teneva alla crapa.
Trascorriamo un quarto d’ora chiusi nell’abitacolo, mentre la macchina viene mitragliata impietosamente, tentiamo un paio di inutili fughe in attimi in cui ci sembra di scorgere un miglioramento, con l’unico risultato di beccarci una scarica di grandine ancora più fetente. Non resta che fumare e bestemmiare per passare il tempo.
Infine ci avviamo sotto un diluvio immane (in compenso, come da copione, c’è una magnifica schiarita nella direzione opposta a quella
verso cui stiamo marciando noi), in direzione di Baricetta.
Arrivati a Baricetta ci orientiamo immediatamente in questo tipico paesino del
medio Polesine, con i suoi tipici edifici: la chiesa, il bar Sport, il campo sportivo e
l’allevamento di zanzare. In realtà la chiesa non è ‘sto granché e l’orologio del campanile è
fermo alla stessa ora da chissà quanto tempo, il bar Sport pare abbia anche delle stanze che affitta alle spogliarelliste di un vicino night, il campo sportivo è occupato da questa manifestazione di nome “Ratantiro”. In compenso pare che l’allevamento di zanzare abbia tirato su degli ottimi capi, quest’anno, tant’è che per farle stare tranquille bisogna afferrarle con l’intero braccio alla giugulare, salire loro in groppa e domarle come si fa con un cavallo selvaggio. Al momento del nostro arrivo, il luogo appare piuttosto desolato e desolante. Il palco è stato coperto con teloni di plastica e ci sono appena quattro gatti sotto il tendone dove servono le birre. Il cielo è livido e promette di farci stare in pena tutta la sera.
Facciamo conoscenza con Alberto, il capo di tutta la cricca, che si rivela di una gentilezza
perfino imbarazzante (gli chiediamo uno straccio e lui ci asciuga tutto il tavolo, si offre di
portarci gli scatoloni, si preoccupa di ogni infimo disguido, come il faro che non funziona e cose così… si vede che non ha mai visto come organizziamo i banchetti normalmente…)
Mentre Gaia spettegola su di me con il chitarrista dei Marmaja, che per coincidenza
è anche chitarrista del mio gruppo (sì, il buon Nicola che trovate anche nella biografia dell’Arachide Jumbo, di cui è coautore), io mi do da fare per allestire il banchetto, salvo che poi mi suona il cellulare e mi tocca lasciare questa triste incombenza alla mia socia, la quale è costretta a interrompere il suo pettegolezzo e l’eventuale corteggiamento di Maurizio – cantante dei Marmaja – per dedicarsi finalmente al dovere. Il vento minaccia di portarsi via tutti i gadget in un soffio, cosa che in fondo non ci dispiacerebbe, per cui facciamo il possibile perché quelle taglie S o quelle orride felpe per bimbi che non vendiamo da decenni svolazzino per bene sopra tutto il resto.
Preparata la nostra postazione, è tempo di bere. Alla cassa del posto in cui spinano le birre una tizia mi importuna per chiedermi cosa vendiamo al nostro banchetto. Comincio
a elencare i gadget che mi vengono in mente, i libri, il materiale informativo e cose così. La
tizia assume una faccia da una a cui non gliene potrebbe fregare di meno e mi chiede: e se uno invece volesse informazioni su Medici Senza Frontiere? Le rispondo: chiedi a
Medici Senza Frontiere. E’ la cosa più gentile che mi viene al momento. E in fondo io sono
lì per la birra.
Gaia e io ci gustiamo la nostra birra appena spinata, mentre simpatiche zanzare lunghe una spanna si bevono alla spina il nostro sangue fresco. Inizia una furente battaglia contro i mostri succhiasangue che si ostinano a sforacchiare ogni angolo di pelle disponibile. Alla fine vincono loro: le vediamo andare via a piedi, barcollando e tenendosi la pancia.
Nonostante il tempo inclemente, il concerto ha inizio. Prima dei Marmaja suonano i Doppio Malto, un gruppo di ragazzini del posto, credo, che ci deliziano con cover hard rock dei tempi andati… Io li prendo subito in simpatia, anche se suonano insomma (il batterista va fuori tempo, le parti cantate sono raffazzonate e cose del genere), se non altro perché si sono messi in testa di fare dei pezzi stra-famosi, nonostante le loro scarne capacità tecniche, che è come voler costruire una copia della tour Eiffel con il meccano. Il bassista, che è il vero leader del gruppo, indossa la gonna, e con questo potremmo aver detto tutto su di loro. Speriamo di rivederli, magari tra una decina d’anni, quando ci avranno preso la mano.
Appena iniziano a suonare i Marmaja, Gaia si illumina e mi lancia occhiate imploranti, così, in un eccesso di magnanimità, la lascio andare a dimenarsi sotto al palco. Non che quando torna dietro al banchetto smetta di dimenarsi, assecondata oltretutto da un’amica che si è affiancata a noi per vendere i Cd dei Marmaja, rubandoci clienti.
In tutto questo dimenarsi io me ne sto seduto a pisolare (avendo avuto occasione di ascoltare i Marmaja almeno cinque o sei volte nel corso dell’ultimo anno, direi che ne ho abbastanza) o scambio due chiacchiere con alcuni amici intervenuti. Ma questo non basta a togliermi di dosso la sonnolenza, accentuata dalla scarsa affluenza di gente, dovuta al fatto che fa un freddo porco, l’aria è umida, il tempo promette poco bene, Baricetta non è proprio il centro del mondo e i Marmaja non sono Vasco Rossi.
Nonostante tutto, a fine serata io e Gaia avremo portiamo a casa più soldini di Nunzia e Luigi (che erano a Villadose per il concerto di Cristina Donà), pur non sapendo ancora
oggi bene come abbiamo fatto. Forse gli amici impietositi hanno deciso di fare una colletta.
Qualcuno tenta anche di avere qualcosa a sbafo, ma noi, irremovibili, lo informiamo che ogni adesivo che regaliamo significa un bambino afgano che si deve arrangiare a curarsi.
A fine concerto c’è la lotteria, di cui io e Gaia abbiamo comprato i biglietti sperando
di vincere uno dei magnifici premi in palio: primo premio, una pianta; secondo premio, un set di bottiglie di vino; terzo premio, un’abat-jour. Incredibile come nessuno abbia la minima intenzione di vincere il primo premio. Io punto all’abat-jour.
Purtroppo se la porta via un signore più fortunato di me. La pianta invece, va ad una
ragazzetta, che chissà come se la porterà a casa, visto che trattasi di un ficus alto due metri. Le bottiglie di vino se le piglia… la venditrice dei dischi dei Marmaja, attirandosi la rabbia e l’invidia di alcuni tizi dalle parti del banchetto di Emergency. E’ destino che noi di
Emergency non si vinca mai niente alle lotterie, che vita grama.
Per concludere la serata, costringo Gaia a bere qualcosa, visto che vuole offrirmi da bere a tutti i costi, ma fa un po’ triste che mi dia i soldi per ubriacarmi da solo. Optiamo per un prosecco che si rivela una schifezza bevibile solo da metà bicchiere in giù, quando le tue papille gustative sono ormai annientate.
Rimaniamo lì fino a una certa ora a cazzeggiare con i vari Marmaja, poi salutiamo tutti, a partire dal buon Alberto, e ritorniamo a casa all’ora a cui tornano a casa le persone serie che il giorno dopo si devono alzare presto per dedicarsi alle cose importanti: io per esempio sono dieci anni che dedico intere giornate di alacre e minuzioso lavoro, e spesso intere notti senza tregua, al mio progetto più ambizioso, in cui ho investito una gran quantità di denaro e di energie: la costruzione di un modello in scala reale della
tour Eiffel con il meccano.
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