I diari di bordo di un volontario di Emergency. Capitolo 15. Errare humanum est, sede perseverare…

Si torna a teatro per uno spettacolo di Marco Paolini, tra mille disavventure ormai tipiche di una serata da volontario.

Il sergente, di Marco Paolini

Teatro Sociale, Rovigo, 15 Febbraio 2005

E’ importante avere delle certezze nella vita, per sentirci più al sicuro in questo marasma emotivo, psichico e ontologico che è la vita moderna (non so cosa cazzo ho scritto).

Una di queste certezze è che, se Paolini viene a Rovigo, Gaia si prenoterà per allestire il consueto banchetto al seguito del suo spettacolo.

La seconda certezza è che il suo sparring partner per l’evento sarò io, che lo voglia o no, perchè ci sono misteriose alchimie della vita che fanno sì che vada così e se volete saperne di più chiedetelo a qualcun altro che io ancora mi sto interrogando.

Nell’organizzazione dell’evento, si inserisce uno di quegli eventi pazzeschi che rendono la tua giornata assurda. La mattina mi chiama Giuliana, nostra stimata magazziniera, e si scusa se non potrà prepararmi il materiale per il banchetto, perchè è successo un qui pro quo, come lo definisce lei stessa, che del qui pro quo è stata vittima.

Che è successo? Ma niente, Giuliana è andata in banca, solo che c’è arrivata proprio all’ora in cui un paio di rapinatori hanno deciso di assaltare la filiale. Niente di che, un qui pro quo.

Contatto allora Luigi, chiedendogli di aiutarmi a preparare il materiale da portare via.
Luigi, ormai disilluso dall’esperienza di banchetti analoghi, boicotta ogni mio tentativo di allargare il materiale a più di dieci cose: alla fine, ne esco con un solo scatolone, piccolo ma bastardo: pesa come un’incudine.

Tutto sommato contento di avere così poca roba, nonostante il peso spropositato dello
scatolone, mi avvio con Gaia al seguito di una maschera che ci dovrebbe far entrare.

Purtroppo, però, l’accesso principale al teatro è ancora chiuso, quindi ci fa entrare dalle
quinte, il che consiste in una piccola rampa di scale, la circumnavigazione del palco,
seguita da un’infinità di porte, porticine e scalini che non riesco a vedere, vani e corridoi,
attraversando quindi la platea e sbucando finalmente nella hall.

Nel tragitto, lo scatolone diventa pesantissimo.

Appena arrivati, sorge una diatriba sugli spazi da utilizzare. C’è un solo tavolino che è già stato occupato dalla pubblicità. Riusciamo a spuntarla, ottenendo metà tavolino e il permesso di appiccicare la bandiera di Emergency alla bacheca sovrastante.

Allestiamo in dodici secondi (tre libri in croce, il cestino delle offerte e qualche volantino), quindi inizia la consueta processione di gente che non ci degna di uno sguardo. Incredibilmente, addirittura nessuno ci viene a chiedere dove si trovi il guardaroba. Solo una persona chiede a Gaia se può firmare contro i tagli del Governo alle attività teatrali e lei provvede a indirizzarla al banchetto giusto.

Ci grattiamo placidamente, guardando la folla sfilare davanti a noi. Solo un paio di persone contribuiranno alla nostra causa, e le ringraziamo (non facciamo i nomi per non far sapere che erano nostri amici impietositi dall’ostinazione con cui portiamo avanti la nostra battaglia nonostante l’indifferenza dei presenti). Due morosi vogliono comprare due
spillette ma hanno solo dieci euro e abbiamo pochi soldi per dar loro il resto. Ci promettono che ripasseranno dopo lo spettacolo.

In mezzo a tanti volti noti, passa anche Giuliana con Barbara e si fermano a fare due chiacchiere. O, meglio, la discussione verte
tutta su Giuliana e il suo qui pro quo del mattino e alla povera Barbara potrebbe essere
caduto uno space shuttle sulla casa che noi non lo sapremo mai perchè eravamo tutti ad
ascoltare la storia di Giuliana.

Passano anche Manu e Milo, che ha appena fatto l’esame di Stato e pare già un impeccabile dottore inglese. Insomma, come al solito c’è metà Emergency in sala.

Sfilata la folla, ne approfitto per uscire e fumare una sigaretta. Poi inizia un lungo
periodo in cui bisogna far passare il tempo e cercare di non morire congelati nella hall del
teatro. Diamo un’occhiata allo spettacolo per mezzora, ma Gaia comincia ad alterarsi alla vista del suo idolo e a formulare ad alta voce pensieri non troppo casti.

Propongo di andarci a sedere nell’atrio. Il tempo scorre rapidamente, passato perlopiù parlando dei personaggi pittoreschi di Rovigo e spettegolando come due comari di tutta la gente che conosciamo.

Ebbene, arriviamo al finale che non è ‘sto granché. Paolini non annuncia la nostra presenza. I due delle spillette non ritornano, anche se questa volta avevamo gli spiccioli per il resto. La nostra cassetta delle offerte rimane stabilmente vuota.

Dei circa tredici euro raccolti, cinque li ha dati la mamma di un’amica e cinque un’altra nostra amica. La folla schizza via senza neppure accorgersi di noi.

Fuori dal teatro, giuro solennemente a Gaia che io agli spettacoli di Paolini non ci verrò più, se non per gustarmeli comodamente seduto tra il pubblico. Non solo non annuncia mai la nostra presenza dal palco, ma secondo me ci porta pur un po’ sfiga.

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