Letture: Alcuni libri sulla alluvione del Polesine del 1951

L’alluvione del Polesine del 1951 ha segnato non solo l’economia e la società, oltre alla geografia, della provincia di Rovigo per decenni.

Si è anche impressa nell’immaginario dei suoi abitanti, di generazione in generazione. È oggetto di ricordi di famiglia: ai miei nonni materni ha in una certa misura segnato l’esistenza.

Le foto qui sopra le ha scattate il mio prozio Raffaele Sansone, in barca assieme a mio nonno Luigi Bolzan (ai remi) alle porte di Rovigo allagata.

L’alluvione è al centro anche di una quantità di ricostruzioni storiche, anche recenti, tra cui documentari come l’avvincente “Po” di Andrea Segre e Gian Antonio Stella, ma ricordo volentieri anche il bel lavoro fatto con “Generazioni parallele” da Nicola Berti.

E infine i libri. Personalmente ho una discreta biblioteca dedicata all’alluvione del Polesine, messa insieme in un arco di tempo relativamente breve. E c’è un motivo…

Un romanzo mancato

Qualche tempo dopo la pubblicazione de “Le mille verità”, tra il 2017 e il 2018, mi ero messo in testa di scrivere un secondo romanzo: doveva essere di taglio avventuroso, ambientato tra l’Emilia e il Polesine nei giorni della rotta del Po del 1951.

Protagonisti della vicenda erano un gruppo di ex partigiani del ferrarese, intenti a dare la caccia ad una leggenda: correva voce, infatti, che Benito Mussolini fosse ancora vivo sotto mentite spoglie, nascosto da certi suoi amici tra le campagne dell’alto Polesine.

Ma la spedizione sulle sue tracce sarebbe incappata fatalmente nella rotta del Po, facendoli finire sperduti in un territorio improvvisamente piombato nel caos.

Non essendoci freni alla mia megalomania, sullo sfondo di queste vicende storiche sarebbero dovuti apparire anche personaggi realmente esistiti, come lo scrittore Gian Antonio Cibotto e la senatrice Lina Merlin.

Inutile dire che di quella storia è arrivato a compimento ben poco: un preambolo ambientato in un paesino nei giorni della Liberazione, un dialogo in una fumosa osteria rodigina la sera dell’alluvione, qualche idea appena abbozzata, tra cui alcune ispirate a fatti storici (come le polemiche politiche di quel periodo tra democristiani e comunisti). E tante, tantissime domande: come immaginare luoghi di cui non avevo trovato documentazione fotografica? Quali mezzi di trasporto avrei dovuto descrivere in alcune scene in movimento? Come dare voce in modo credibile ad esempio a Cibotto, che ho conosciuto superficialmente e già anziano? Più ho cercato, più le domande si sono moltiplicate. Alla fine mi è sembrato di stare cercando di affrontare le olimpiadi senza avere mai disputato una gara al campetto parrocchiale.

Così ho infilato il romanzo nel solito cassetto, ho scritto altre cose, la maggior parte le ho buttate, alcune le ho pubblicate. Il romanzo sull’alluvione probabilmente non lo scriverò mai e, anche ci riuscissi, tendenzialmente non lo pubblicherò mai.

Mi sono rimasti i libri, letture che ho comunque trovato in alcuni casi avvincenti quanto la buona narrativa, ricchi di storie piccole e grandi di un evento tragico ed epico, dalle infinite sfaccettature.

Cronache dell’alluvione di Gian Antonio Cibotto (Marsilio).

Forse tutto nasce proprio da questo: il primo libro di Gian Antonio Cibotto, sorta di reportage dei giorni dell’alluvione, in cui lo scrittore è impegnato in prima linea anche nel portare soccorsi. Narrato con la bella prosa di Cibotto, in una certa misura avventuroso, ricco anche di riflessioni personali su quei giorni.

Memorabile il suo appunto sui rodigini intenti a chiacchierare in piazza, del tutto indifferenti a quanto  sta accadendo ad altri conterranei a pochi chilometri di distanza. Memorabile e attualissimo.

Si trova facilmente, ristampato in varie edizioni, tra cui di recente da La Nave di Teseo.

L’alluvione. Il Polesine e l’Italia nel 1951 di Paolo Sorcinelli e Mihran Tchaprassian (UTET).

Ricostruisce gli eventi precedenti alla catastrofe, il contesto politico e sociale, la situazione meteorologica di quei giorni, ma anche una miriade di storie di persone comuni, come quella di Paride Fabbris, che da Arquà raggiunse il capoluogo a nuoto per otto chilometri per guidare i soccorsi, o il quindicenne Mario Paggini, quasi morto per salvare una donna a Loreo.

Pubblicato nel 2011, ancora in distribuzione. Un libro fittissimo di storia e di storie, davvero prezioso per vivere quei giorni come se si fosse stati lì.

La rotta, il Po, il Polesine a cura di Luigi Lugaresi (Minelliana).

Sono gli atti di un convegno di studi storici organizzato nel 1991 dall’associazione Minelliana.

Il libro procede quindi per approfondimenti tematici, curati da diversi autori, che spaziano dalla storia locale dell’Ottocento e Novecento alla geografia e idrologia, per approfondire poi l’alluvione con interventi specifici: il caso della Fossa Polesella, le sorti di singoli comuni coinvolti, il ruolo di associazioni di categoria e sindacati, i soccorsi, le vicende politiche, i problemi sociali e l’emigrazione, la ricostruzione e la bonifica, le rappresentazioni nell’arte e nel cinema. Un caleidoscopio di spunti sulla grande alluvione.

Trovato in una libreria dell’usato, credo sia facilmente reperibile in più di una biblioteca.

I giorni del diluvio. Il Polesine e la grande alluvione del 1951 di Francesco Jori (Ed. Biblioteca dell’Immagine).

Opera abbastanza recente, uscita nel 70° anniversario e – se non sbaglio – in concomitanza con una mostra in città, offre un’eccellente analisi dell’evento e delle sue conseguenze sulla provincia di Rovigo.

È arricchita anche da interventi di Diego Crivellari, ex deputato e scrittore, esperto del Veneto e della sua letteratura, e da un approfondimento sull’impatto di quell’evento sulla cultura italiana, dal cinema alla letteratura, a cura del giornalista Sergio Frigo.

Alluvione 1951. La grande paura a cura di Aldo  Rondina e Gianni Bergamini (Arti Grafiche Diemme).

Preziosissimo compendio, uscito nel 1991, raccoglie una quantità di materiali sui giorni dell’alluvione: documenti originali, pagine di diario, testimonianze di cittadini e cittadine, gli atti parlamentari originali, un’utile bibliografia e soprattutto tante, tante foto d’epoca, che documentano la rotta, lo sconvolgimento provocato, la desolazione dei paesi allagati, ma anche le fasi della ricostruzione degli argini e della bonifica.

Trovato in una bancarella di libri usati, tra i migliori affari di sempre.

Polesine 1951. L’alluvione in cronaca di Pierandrea Moro (Marcianum Press).

Una puntuale narrazione dei fatti del 1951, arricchita da una vasta selezione di citazioni dagli articoli usciti sulla stampa in quei giorni.

Si apre con l’ondata di maltempo che investe l’Italia nell’autunno 1951, si prosegue con la cronaca serrata delle vicende (la rotta, il camion della morte, il dramma degli sfollati, le acque che dilagano fino alla distruzione della fossa di Polesella) e si conclude con le polemiche sugli aiuti e con la ricostruzione del territorio devastato.

Una buona fonte per leggere cronache di prima mano. Utile anche per capire quanta attenzione fu dedicata all’evento dalle cronache. Tra i giovani cronisti che si fecero notare in quei giorni, vale la pena ricordare un tizio di nome Enzo Biagi.

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