I diari di bordo di un volontario di Emergency. Capitolo 14: Il sostituto di Luciano

A questo punto dei diari sono passati un paio di anni dal mio ingresso in Emergency e posso addirittura ambire a sostituire Ciano in un’assemblea d’Istituto.

Questo capitolo è forse il più rimaneggiato: all’epoca era forte a la conflittualità con la Croce Rossa Italiana per la sua partecipazione alla missione militare in Iraq e la cronaca qui era infarcita di battute, anche simpatiche, ma che lette oggi non hanno più senso (sono passati venti anni, pace!)

I venti anni li sento anche nella descrizione dell’intervento a scuola: grandi numeri e intervento frontale, magari seduti ad un tavolo,  con visione del filmato (lungo), con il dialogo con gli studenti basato sulle domande spontanee. Oggi mi chiedo se una cosa del genere funzioni ancora.

Assemblea di istituto

Liceo Scientifico “Paleocapa”, Rovigo, 31 Gennaio 2005

Una sempre gradita telefonata di Luciano mi raggiunge un mercoledì. Dopo aver
tergiversato per qualche minuto, il grande oratore di Ficarolo mi chiede un favore:
sostituirlo come relatore all’incontro con il liceo scientifico “Paleocapa” il lunedì successivo.

Tentenno un po’ anch’io, poi, per non deludere il mio maestro, accetto. Tanto, penso, figurati se Nunzia mi lascia andare da solo a una presentazione a cui, peraltro, parteciperà
la Croce Rossa (con potenziali polemiche in agguato).

Dico a Luciano di chiedere consiglio a Nunzia, sicuro che ella rifiuterà o, perlomeno, spedirà qualche persona di buon senso a tenermi compagnia. Tra venerdì e sabato, mi giunge la notizia che per Nunzia va bene. Sono fregato.

Per fortuna, Manu si offre volontaria per fare la claque…

E così, eccomi davanti allo Scientifico, assonnato e atterrito, alle otto del mattino, dopo aver passato la domenica tra lo studio della Cambogia e la festa d’addio di Don
Giuliano a Pezzoli.

Arrivo, curiosamente, in ritardo. Manu è già lì, Alberto – il rappresentante d’istituto – mi ha già cercato sul cellulare, per fortuna non è ancora arrivato nessuno. Cerco di prendere accordi, ma la pianificazione dell’evento è più o meno: andiamo avanti a fatto e dove arriviamo bene. Quelli della Croce Rossa ancora non si vedono.

Per quanto ci riguarda, decidiamo di attendere, ma ad un certo punto irrompe il preside, mettendo il pepe al culo a tutti perché si incominci. Così ci fanno parlare anche se
quelli della C.R.I. non sono ancora arrivati in sala.

Manu si assume il prestigioso onore (che fu mio ai tempi del duo Cesco-Ciano) di introdurre con una stringata presentazione di
Emergency, delle sue attività all’estero e così via. Io proseguo, approfondendo il discorso
sulla cultura di Pace e sulle caratteristiche dell’intervento di Emergency.

Mentre sto blaterando, arrivano quelli della Croce Rossa, ma io neppure me ne accorgo e continuo col mio discorso, parlo della evoluzione della guerra, degli effetti collaterali (rubando biecamente un cavallo di battaglia retorica di Luciano: voi lo comprereste un farmaco che al 93% vi ammazza?), parlo della guerra che non finisce e dei problemi che rimangono sul campo, come le mine antiuomo.

Passo poi a spiegare il perchè del filmato sulla Cambogia, dicendo che mi pare un ottimo esempio per mostrare come l’intervento di Emergency si sia evoluto dalla cura delle vittime delle mine all’attenzione verso altri problemi delle zone di guerra e del “dopoguerra”.

Passiamo poi la parola alla Croce Rossa tra noi giunta. E’ presente nientemeno che il presidente della sezione locale, affiancato da due volontarie, che tra l’altro hanno fatto lo
Scientifico. Tutti bellissimi in divisa. Io e Manu così sembriamo ancora più due sfigati, vestiti ad mentula canis, io con un maglioncino azzurro, lei con uno rosa, tipo Tip e Tap.

Il presidente della C.R.I. fa un discorso fiume, dimostra di saperne a pacchi e ha un sacco di cose di cui giustamente fare vanto, soprattutto per quanto riguarda l’attività a livello locale. Sa pure vendere la sua merce meglio di noi, tant’è che dichiara che loro sono lì perchè cercano di spingere i giovani ad arruolarsi. Dritto al punto, mentre noi sembriamo sempre vergognarci a chiedere soldi e volontari.

Beh, poi dice anche: “Noi della Croce Rossa non vi faremo vedere un filmato sulla guerra, perchè tanto la guerra la si vede in continuazione in televisione e anche noi della Croce Rossa ci avrete visti un sacco di volte in Iraq.” E pare quasi una frecciatina.

Però in quel momento penso che la guerra in TV non la si vede per com’è, ma evito di polemizzare sulla questione e mi limito a introdurre il filmato dicendo che il Presidente ha perfettamente ragione, infatti noi abbiamo portato un film sulla Cambogia che in televisione non la vede nessuno. Mi complimento con me stesso per la sagacia.

Piazziamo il filmato tra capo e collo agli studenti. Il film dura esattamente quanto la soglia di attenzione dei nostri studenti. Alla fine sono tutti schiantati a terra, sconvolti da immagini di gente sbrindellata da mine o bambini col piede torto.

Terminato il filmato, lasciamo lo spazio agli interventi del pubblico. Come sempre, c’è un po’ di titubanza e di imbarazzo, poi una ragazza audace prende il microfono e ci
chiede: come mai la gente resta nelle zone minate? Non la potete convincere ad
andarsene?

Le rispondiamo che la gente resta lì perchè lì ci vive, perchè non è che possiamo imbarcarla a forza e sbatterla da un’altra parte. Magari è più sensato sminare il territorio. Menzione d’onore, comunque, per la domanda mai sentita prima.

Un altro studente chiede alle volontarie della C.R.I. di parlare della loro esperienza. La tizia interpellata, che a differenza di me e Manu è sveglia e ha un sacco di aneddoti da fornire, si gioca subito la carta dell’ex-liceale per attirarsi le simpatie del pubblico. Manu si rode, poteva farlo anche lei (io ho fatto il classico, verrei subito linciato). La ragazza commuove e diverte tutti con le proprie esperienze giovani ma mature. Io e Manu sembriamo due pirla rincoglioniti che parlano dei massimi sistemi, mentre lì c’è gente chesi dà da fare: il leit motiv della mattinata.

Si tenta poi di avviare un dibattito con gli studenti, ma tutti tacciono. Manuela sfodera le unghie e li arringa, cerca di convincerli a collaborare, ma finisce per sembrare una maestra cattiva che finge di essere una maestra buona per nonsembrare una maestra cattiva. Nessun risultato.

I rappresentanti di istituto fanno una domanda sul coordinamento degli aiuti, si finisce per parlare di Sri Lanka, ma alla fine la parola va al presidente della C.R.I. che parla un’altra eternità, descrivendo di come partono i fondi dalla casa della signora Paola e di come arrivano nel Sud Est Asiatico.

Mi limito, per concludere, coi rappresentanti e il preside che ci punzecchiano per farci muovere, a parlare del bilancio di Emergency e del futuro di  Emergency.
A fine incontro, ringrazio il presidente della C.R.I. per aver discusso questioni burocratiche di cui, lo ammetto, non avrei saputo parlare con tanta chiarezza. Mi becco in cambio un “auguri per la vostra crescita!”, dovuti forse al manifesto senso di inferiorità dimostrato nel nostro intervento. Insomma, l’anziana e saggia C.R.I. le ha cantate chiare ai ragazzi di Emergency, ma alla fine ci sta una paterna e compassionevole pacca sulla spalla.

Vabbè , ma i giovani ci amano proprio perchè
siamo giovani, perchè siamo informali, polemici, idealisti, vogliamo salvare il mondo, ma soprattutto siamo tanto, tanto belli.

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