I diari di bordo di un volontario di Emergency. Capitolo 13. The bright side of Gino

Fare parte di Emergency significa anche fare formazione, che è molto utile (e piacevole) se si incontrano classi a scuola o si presentano i progetti in pubblico. E’ anche un’occasione per andare in altre città, conoscere altri volontari e… alzarsi presto la domenica.

Qui racconto una trasferta a Vicenza, dove conosciamo una simpatica e brava docente.

Un incontro con Renata

Vicenza, 12 Dicembre 2004

La sveglia suona alle sette e mezza del mattino di Domenica. Praticamente l’alba. La dura vita del volontario di Emergency.

Giungo da Luigi & Nunzia puntuale alle otto e mezza, quindi, dopo aver traccheggiato
un po’ (Luigi scarica la posta di prima mattina, che non si sa mai, Nunzia si prepara, arriva
Barbara…), ci decidiamo a partire. La macchina è un cubo di ghiaccio che Luigi, incurante dell’effetto serra, scioglie con l’antigelo. Partiamo battendo i denti e col vetro ancora ghiacciato, nonostante Nunzia protesti.

Luigi accoglie con la consueta calma anche il
suggerimento di Nunzia di fare benzina entro trenta chilometri, visto che, dopo venti metri, al ponte di viale Porta Po, siamo già in riserva. Luigi scarta con una flemma un po’ snob almeno cinque distributori self service e sceglie di fermarsi in extremis all’ultimo prima dell’autostrada, probabilmente solo per accontentare Nunzia.Perché innervosirsi? In fondo, in quattro ci si mette poco a spingere la macchina se si resta a piedi.

Barbara ci fa sapere immediatamente quanto avremmo potuto contare sulle sue energie in caso di esaurimento del carburante, addormentandosi appena imboccata l’autostrada. Frattanto, Nunzia si appiccica al finestrino alla ricerca di aironi e falchetti che, a detta sua, svernerebbero da quelle parti (ne vediamo giusto uno, probabilmente stecchito dal freddo, in mezzo a un campo). Si chiacchiera del più e del meno, tra cose serie, cose banali e semplici cazzate.

Nunzia coglie l’occasione per parlarci di Renata – colei che ci spedisce quintali di materiale da Milano e che oggi terrà il corso di formazione – descrivendocela come “l’altro lato di Emergency”: da una parte c’è Gino, barbuto, un po’ ombroso, incazzoso e politicamente scorretto, dall’altro c’è, appunto, Renata, graziosa, gentile, di buone maniere e assolutamente posata. Sarà così?

Appena arrivati a Vicenza, ci perdiamo. Luigi non si scompone, mentre Nunzia gira e
rigira la cartina e tutti noi leggiamo ad alta voce i nomi delle vie al punto da incasinare tutto…
Lì c’è Via Trento! Embè? Non cercavi quella sulla mappa? Mai detto! Allora chi l’ha detto? L’ho detto io, ma perchè avevo letto il cartello di via Trento dal finestrino! Ma che via dobbiamo cercare?

Chiediamo informazioni, o meglio le chiede Luigi perchè Nunzia si vergogna. Puoi immaginarti cosa pensa un vicentino quando un tizio con accento pugliese lo ferma per chiedere indicazioni.

Nonostante le indicazioni di un passante, ci perdiamo di nuovo. Per puro culo arriviamo alla stazione. Sempre ignorando le istruzioni della navigatrice, Luigi ci conduce miracolosamente nel posto giusto. Dopo aver spedito il guidatore in cerca di un parcheggio, raggiungiamo la Casa della Pace assieme ad altri compagni… cioè colleghi… cioè volontari dei gruppi del Veneto.

Renata è proprio come Nunzia l’ha descritta, gentile, un po’ inglese, informale da subito e in grado di metterti a tuo agio.

Nel frattempo, la nostra Barbara, in ipotermia da sonno, va ad appiccicarsi al termosifone. Quando siamo tutti presenti, ci invita a presentarci a turno: pare una riunione degli alcolisti anonimi, a un certo punto ci sono quelli che ripetono a pappagallo nome, cognome e numero di matricola e quelli che
ne approfittano per sfogarsi in una filippica su tutti i casini che sta passando il loro gruppo
locale.

Nunzia e Luigi tracciano un sunto delle nostre innumerevoli attività, io mi limito a parlare di quel poco che ho fatto nei gruppi scuola, Nunzia aggiunge che io sono anche il curatore dei resoconti delle attività (è un insulto?). Renata accoglie questa informazione con una frase carica di aspettative, dice che faremo due chiacchiere, che ha già “inquadrato il tipo”.

Dopo le facezie, si passa alla lezione. Tema: Emergency e la guerra. L’esposizione ordinata e accattivante di Renata è profondamente influenzata dalla presenza nella stanza di un ragazzino di un bel po’ più di anni in meno del sottoscritto. All’inizio è Renata a rivolgersi a lui per coinvolgerlo nel discorso, alla fine pare pentirsene, perchè il ragazzino è più che coinvolto, finisce per intervenire lui stesso con commenti, dimostra di sapere già di cosa stiamo parlando, aggiunge pensieri propri con un senso dell’ironia al limite dell’impertinenza.

Renata, come Mary Poppins, ostenta compostezza e risolutezza e alla fine riesce a riprendere la parola e concludere il proprio discorso. Io seguo estasiato, pur avendo già sentito questo discorso più e più volte dall’abile eloquio di Luciano.

Mentre io prendo appunti, Nunzia si lamenta che ha fame.

Arriva l’ora di pranzo. In barba alla fretta di Renata, il pranzo durerà un sacco. La pizzeria è senza corrente, le pizze senza affettati, poi torna la luce ma le pizze arrivano alla spicciolata, Nunzia implora di avere dei grissini e alla fine si sbafa un pacchetto di
cracker.

A tavola si parla di un po’ di tutto (in larga parte di cazzate) e una buona fetta di
conversazione è monopolizzata dai racconti di una collega… cioè volontaria, che è stata in mezzo mondo e ci descrive entusiasta i piatti più raccapriccianti della cucina
internazionale, salvo dirsi disgustata dalla cioccolata. Autentico relativismo culturale.

Renata ci raggiunge e si siede con noi. Io, pronto all’incontro da ore ed ore, spiccico
quattro timide parole sui miei studi (e vabbè, sono più brillante per iscritto). Tracanniamo il
caffé al volo e usciamo a fumare una sigaretta, discutendo di pregi e difetti del fumo, di aneddoti sulle sigarette e di tutta quella serie di argomenti relativi al fumo che fanno i
fumatori quando si incontrano. Terminata la pausa, ci fiondiamo di nuovo in classe per la lezionepomeridiana.

Il tema del pomeriggio è la presentazione al pubblico adulto di Emergency in Iraq.
Nunzia, ormai oltremodo indisciplinata, delega la maggior parte degli appunti a me, fa a gara con Luigi a chi fa squillare più forte il telefono e interrompe la lezione per comunicare a Renata che ha scritto un tizio che non si sa chi è, riguardo a certi commercianti che
hanno deciso di vendere dei prodotti per Emergency. Infine, mentre scarabocchio
disegnini sul mio blocco degli appunti, mi accorgo che Nunzia allunga il collo oltre la mia
spalla per curiosare. Ci credereste, a vederli, che questi sono i capigruppo?

Ci salutiamo frettolosamente verso le cinque e tre quarti di sera, poi Renata vola come un lampo verso la stazione per acchiappare un treno per Milano.

Uscendo da Vicenza, Nunzia insiste nel voler fare da navigatrice e Luigi persevera con la consueta calma nel non ascoltare i suoi consigli e le nostre ipotesi. Alla fine, tanto per cambiare, ha ragione lui.

Durante il viaggio, parliamo di Renata come scolaretti al primo giorno di scuola: che brava, che buona, ho imparato questo, ho imparato quello…

Unico inconveniente del viaggio di ritorno è un guasto al Telepass che costringe Luigi a contattare l’addetto al citofono: Da dove venite? Da Vicenza. Che uscita? Eeeee… quella
più vicina a Verona! 

Per il resto, la strada vola via coi soliti discorsi e quell’entusiasmo che da sempre contraddistingue i pivelli.

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