Letture: “Il mondo senza di noi” di Alan Weisman

Che cosa succederebbe al mondo se l’umanità sparisse di colpo? Cosa accadrebbe dopo poche ore, dopo alcuni secoli, dopo milioni di anni?

“Il mondo dopo di noi” di Alan Weisman compie questo viaggio nel futuro, partendo dal momento immediatamente successivo ad una eventuale scomparsa degli esseri umani dal pianeta e provando a immaginare quali tracce lascerebbe l’umanità nel tempo e come apparirebbe il mondo dopo di noi.

Si scopre presto che il lascito più duraturo dell’umanità al pianeta non sono i tesori d’arte, né tanto meno le Grandi Opere ingegneristiche, destinate alla polvere in un arco temporale relativamente breve. Di noi rimarranno i residui delle industrie abbandonate e ancora peggio le enormi isole di plastica, capaci di durare per millenni. Rimarranno per millenni le scorie radioattive delle centrali nucleari, anche esse testimonianza di quanto scarsa sia la nostra capacità di progettare con un orizzonte futuro davanti.

Non è solo un excursus scientifico, quello di Weisman: immaginando un mondo improvvisamente spopolato dall’umanità, il suo libro fa capire l’impatto profondo della civiltà umana sul pianeta.

In alcuni casi, senza umani tra i piedi, la natura riconquisterà i propri spazi in tempi piuttosto rapidi. Come accaduto attorno alla centrale di Chernobyl dopo il disastro nucleare del 1986. Una natura, certo, destinata ad essere segnata dagli effetti a lunghissimo termine della radioattività.

Molta della monnezza di cui abbiamo riempito e stiamo riempiendo il pianeta continuerà a infestare la terra e i mari per l’eternità. Di noi rimarranno, insomma, le confezioni dei prodotti da supermercato e gli imballaggi dei pacchi Amazon. E in fondo saranno il monumento più adeguato a raccontare questa società fondata sul consumo come fonte di piacere.

Ma forse nemmeno il pattume sarà eterno. Durerà finché l’evoluzione non produrrà un batterio capace di cibarsene. Perché la Terra ha tempi lunghi, lunghissimi, in cui trovare soluzioni alle magagne lasciate dall’umanità in un tempo che è stato un battito di ciglia.

A ben guardare, lo scenario peggiore non è quindi l’estinzione dell’umanità, ma l’esatto opposto: che le generazioni dopo di noi in questo mondo avvelenato e invivibile siano destinate a vivere.

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