Una saga durata ben quattro stagioni regolari, più due mini stagioni “collaterali”, più un albo speciale (e un altro annunciato e che stiamo ancora aspettando), “Orfani” è stata pubblicata da Sergio Bonelli Editore dal 2013 al 2018 e successivamente ripubblicata da Bao Publishing.
Partendo da uno spunto fantascientifico, Roberto Recchioni orchestra una lunga avventura dalle molte forme, in cui coinvolge un numero di autori e disegnatori via via sempre più vertiginoso.
Il risultato è discontinuo: alcuni episodi sono su altissime vette, altri non così eccezionali. Eppure almeno per le vette, “Orfani” merita di essere letta. La prima stagione è un vero e proprio crescendo: il primo numero – pur scritto molto bene e disegnato ancora meglio – non sembra esattamente rivoluzionario. Ma tassello dopo tassello, Recchioni sa creare una tensione costante, che esplode letteralmente negli ultimi albi.
Di cosa parla “Orfani”? Di un futuro in cui, con il pianeta Terra devastato da una potente esplosione, un governo d’emergenza organizza un’armata per invadere un lontano pianeta, da cui sarebbe stata lanciata l’arma aliena all’origine dell’ecatombe. Per farlo recluta a forza piccoli orfani, addestrati senza pietà, per farne super guerrieri. Ma le cose non sono esattamente come sembrano. E quando qualcuno degli Orfani inizia a svelare la verità, il gruppo si dividerà drammaticamente: chi sarà ribelle fino all’ultimo, chi difenderà la stabilità, chi difenderà i propri interessi, chi cercherà semplicemente vendetta.
Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? “Orfani” gioca continuamente a mettere in crisi questa distinzione, ponendoci di fronte uno spaccato dei molti modi in cui le persone si possono comportare in una situazione traumatica (e quindi di come possa un gruppo possa andare drammaticamente in frantumi). Questo è l’elemento più interessante e avvincente del plot, in cui le diverse visioni dei protagonisti diventano un conflitto e poi una vera e propria trappola del destino.
La prima serie procede per albi divisi sempre in due parti – la prima con i protagonisti bambini, la seconda con gli adulti – in un magistrale gioco di incastri, che si chiude come un cerchio perfetto nell’ultimo albo.
Le stagioni successive
Dopo la prima stagione, che esplode letteralmente in un finale drammatico e visionario (grazie anche ai disegni strabilianti di Gigi Cavenago ed Emiliano Mammucari), la seconda stagione prende una strada diversa: un’avventura on the road attraverso l’Italia devastata dall’Apocalisse, oppressa da un governo dispotico e con alle spalle una ribellione fallita.
Questa stagione (“Orfani: Ringo”) parte con un primo numero a livelli perfino superiori agli albi precedenti, ancora grazie a disegni di Mammucari oltre ogni parametro di bellezza. Prosegue poi con un passo più discontinuo: un paio di albi sono tutt’altro che memorabili, altre prove sono eccellenti (penso alla frenetica storia lucchese disegnata da Davide Gianfelice o alla delirante vicenda emiliana evocata da Matteo Cremona), c’è pure una curiosa comparsata di Paolo Bacilieri in una parentesi onirica e piena di spoiler. Si finisce ancora su vette di virtuosismo grafico e tensione drammatica, in due numeri affidati ad uno spettacolare Giancarlo Olivares, con una resa dei conti tutta azione, e a Roberto Zaghi con un finale da lacrimucce, che pone le basi per la terza stagione.
La terza (“Orfani: nuovo mondo”) ci porta di nuovo sul lontano pianeta alieno della prima stagione. Gigi Cavenago illustra magistralmente il primo numero, ma la saga inizia presto a perdere ritmo, nonostante la frenesia e l’evoluzione drammatica della protagonista: si affollano personaggi (non proprio memorabili), si affollano peripezie, si affolla soprattutto una miriade di disegnatori che sconfinano nel visionario. Fortunatamente negli ultimi albi la stagione riprende tono con una conclusione sorprendente e i super disegni di nuovo di Olivares, seguito dai superbi Davide Gianfelice e Matteo Cremona in tandem nell’ultimo albo.
A questo punto la serie si prende una sorta di pausa si susseguono due spin off: uno di tre numeri scritto da Paola Barbato, dedicato alla perfida dottoressa Juric e morboso come la sua protagonista; l’altro, sempre una trilogia, con protagonisti completamente slegati dalla saga e ambientato sulla terra devastata dall’Apocalisse (scritto da Emiliano e Matteo Mammucari, con incantevoli copertine di Gipi e di nuovo ottimi disegnatori). Da quest’ultimo filone nascerà poi uno Speciale, pubblicato al termine della saga.
La quarta stagione (“Orfani: Sam”), in cui tutti i nodi vengono al pettine, è un guazzabuglio piuttosto disordinato, in cui si avverte della fatica a tenere il passo e gli autori sembrano essersi un po’ persi. Si succedono mille disegnatori, non tutti eccezionali, e ad un certo punto le pubblicazioni si interrompono, per poi riprendere qualche mese dopo, fino a chiudere con un finale non proprio entusiasmante. Per fortuna anche in questa stagione ci si godono diversi episodi davvero divertenti, molte tavole graficamente bellissime e un felice epilogo scritto da Recchioni, che riporta alle radici della saga e che rimane nel cuore.
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