“Che cos’è per voi il vino?” – ribatté livido il frate, ed egli, con innocenza, rivelò: “una strada per giungere a Dio”.
Sempre in cerca di opere di Antonio Meluschi (più sono introvabili, più mi diverto), ho trovato “L’avena del diavolo” (1961) in una libreria bolognese su Ebay.
Meluschi è celebre per i suoi scritti sulla Resistenza, ma in questo divertente libretto ci porta in tutt’altro territorio: nelle cucine di conventi e paesi in cui, più che pregando, frati e preti trascorrono le giornate mangiando.
A cucire le divertenti storie che compongono “L’avena del diavolo” è il cibo, una sequela di piatti su piatti su piatti sempre più fantasiosi, di carni e pesci e pollami e verdure e dolci, per non parlare dei vini, di preparazioni e farciture e cotture e abbinamenti sempre più incredibili, che Meluschi dispiega con fantasia scatenata e allegra, mentre si svolgono le vicende di una folla di personaggi spesso esilaranti.
Frati, abati, preti, paesani, nobildonne, principi donnine, bigotti, allegroni si alternano sulla scena, mentre dalle cucine esce ogni sorta di manicaretti, fino ad una vera e propria sfida finale a tavola, a colpi di portate sempre più sorprendenti.
Un libretto leggero, che merita di essere letto anche solamente per la qualità sopraffina della scrittura. Meluschi, infatti, apparecchia la sua narrazione con un tono divertito e soprattutto con una prosa felicissima, non meno inventiva della cucina che narra e altrettanto gustosa da assaporare.
Lascia un commento