I diari di bordo di un volontario di Emergency. Capitolo 10: una volta qui era tutta Sconcertando

Se nella puntata precedente si è accennato a big della musica in concerto a Villadose (RO), qui si rivive l’atmosfera di un festival ormai estinto: “Sconcertando”, evento estivo dalle parti di Ceregnano, vero e proprio gotha della musica indie italiana. Non poteva mancare il banchetto di Emergency, questa volta in compagnia del caro Luciano.

A “Sconcertando”

Ceregnano (RO), 29 Luglio 2004

Ancora una volta in coppia con lo splendido Luciano Bombarda! Elettrizzato dal pensiero di passare una serata briosa, arguta e sagace, come ci si aspetta essere il mai troppo stimato Luciano, giungo nella brughiera di Ceregnano addirittura in anticipo e attendo quietamente l’arrivo del mio compare, fintanto che alcune zanzare degustano come aperitivo il mio evidentemente prelibato plasma RH positivo.

Luciano arriva sgargiante dopo alcuni minuti e, rapidi come fulmini, scarichiamo scatoloni, lampade e strafalfari vari, allestiamo il banchetto più bello che il Polesine abbia mai visto e siamo pronti a iniziare. Manca solo la gente. Intanto, un nugolo di idrovore alate sta sorseggiando avidamente le nostre vene. Mentre Luciano sopporta il martirio attraverso la meditazione trascendentale (indossando un saio di flanella e assumendo la tipica posizione Bombardiana con la gamba accavallata), il sottoscritto si dedica al turpiloquio e al genocidio degli antipatici insetti.

Esasperato dalla mia totale mancanza di autocontrollo, Luciano decide (su mia implorazione) di chiamare Barbara Z. che, essendo veterinaria, saprà sicuramente darci ottimi consigli su come sbarazzarci di questa orda di trivelle svolazzanti. Dopo una lunga discussione, Barbara Z. ci consiglia di autoconvincerci che le punture di zanzara non danno fastidio. Ringraziamo.

Forti di questa convinzione, seppur piagati da voluminosi bubboni, decidiamo di lasciar lì baracca e zampironi per andarci a prendere una birra e curiosare un po’ alla bancarella dei dischi. Di gente in giro, tanto, non se ne vede e i musicisti ancora non hanno cominciato a suonare. Dopo un po’, arrivano Stefano & Barbara (non la veterinaria), provvidenzialmente muniti di una bomboletta di repellente anti-zanzare, con la quale mi irroro completamente sotto lo sguardo disgustato dell’ascetico Luciano.

Assistiamo in loro compagnia a una rappresentazione teatrale delle Donne in Nero sul muro israeliano in Palestina. Poi, inizia a suonare il primo gruppo sul palco alle nostre spalle. Il bassista è molto bravo, i restanti strumenti (ad eccezione della batteria) non si sentono o non ci sono proprio. Nel frattempo, l’umidità ci fa appannare le palpebre, ma almeno le zanzare sembrano emigrare altrove, probabilmente sazie o, molto più probabilmente, scacciate dagli effluvi di incensi e di cannabis provenienti dalle bancarelle circostanti. A fianco del nostro banchetto, un irriducibile peruviano si incaponisce a mantenere acceso lo stereo con la musichetta tipica anche durante le performances sul palco dei vari gruppi. Così,
nelle pause tra una canzone e l’altra o nei momenti in cui il volume della canzone si fa più soft, si sovrappongono più musiche l’una all’altra. Come non bastasse, i TNT si mettono a fare il soundcheck proprio in quei momenti. Siamo quindi immersi in un’atmosfera sonora delirante: il basso scalmanato sul palco, le canzoni andine a destra e davanti l’armonica sibilante di James Monque’d che gorgheggia senza tregua, sovrapposti l’uno sull’altro con l’armonia di un frullato al prosciutto.

Il gruppo successivo sono gli Zu, che fanno free jazz misto rock misto punk (niente a che vedere con il feejazz punk inglese, né con i cori russi e la musica finto rock), cioè qualcosa di simile alla cacofonia rock-blues-andina di cui sopra. C’è un assolo di sassofono che ricorda tanto a me quanto a Luciano il celebre clacson de “Il sorpasso” di Dino Risi, a cui probabilmente s’ispira.

Gli affari vanno così così. Viene una tizia a cambiare una maglietta che aveva comprato a Villadose da Barbara. Noi cerchiamo di mentire, dicendo che non conosciamo nessuna Barbara e che probabilmente è stata truffata da quelli di Amnesty. Alla fine gliela cambiamo lo stesso, tanto per fare qualcosa. Poi viene un ceffo a chiedermi se può prendersi un adesivo. Gli dico che sarebbe carino se lasciasse un’offerta (cioè, che se lo pagasse) e mi piange miseria. Gli lascio un giornale. Mi chiede quanto costano le magliette, dice che ripasserà.

Tanto siamo qui tutti i giorni. Un sacco di gente viene a vedere la roba e poi chiede se siamo lì tutti i giorni. Luciano ne fa un tormentone della serata. I compenso nessuno viene a chiedere indicazioni per i cessi, si vede che non abbiamo un’aria affidabile.

Abbondano i tamarri e i casi umani. Passa una ragazzina che barcolla sui tacchi in mezzo alla ghiaia. Un babbeo quasi demolisce lo stand del peruviano inciampando in un filo teso. Un mortorio. Curiosamente, ogni volta che mi allontano di un metro dal banchetto, arriva gente a comprare magliette dal Bombarda, confermando la “legge di Cristiana” secondo cui è la mia presenza a influire perniciosamente sull’andamento delle vendite. Non mi resta che l’alcolismo.

A fine serata, mentre l’umidità fa arricciare le copertine dei libri e scolorire gli adesivi, salgono sul palchetto coperto i TNT. Sulle note blues delle loro canzoni, io e Luciano iniziamo a sbaraccare un po’ alla volta, dopo aver diligentemente asciugato il materiale fradicio di condensa (ci procureremo un phon…). Carichiamo il tutto in macchina mia e ci salutiamo gaiamente.

Rimango ancora qualche minuto a fumare una sigaretta con alcuni amici e seguire il concerto. I TNT eseguono una loro versione di “Stand by me” e la dedicano a Elia, chitarrista dei Marmaja recentemente scomparso. Suona il sax con loro Guido Frezzato dei Marmaja. La scena è commovente, ma al centesimo assolo scappo sfinito.

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