Fumetti estinti #1: Mercurio Loi di Alessandro Bilotta (2017-2019)

Inizio una serie di articolini dedicati ai fumetti, in particolare serie e miniserie che non escono più da tempo, ma che per varie ragioni vale la pena recuperare. L’ho battezzata “Fumetti estinti” e ogni settimana approfondirà un personaggio, una serie o un albo diverso.

Uscito in edicola per un paio di anni, tra il 2017 e il 2019, Mercurio Loi è stato uno dei personaggi più rivoluzionari in casa Sergio Bonelli Editore.

Basti inquadrare le copertine (bellissime, opera di Manuele Fior): un caso più unico che raro di eroe Bonelli che non sfodera una pistola, un fucile o altra arma da fuoco. Il personaggio creato da Alessandro Bilotta ha come arma al massimo un bastone da passeggio, ma raramente in copertina lo si vede lottare, accapigliarsi, duellare con qualche cattivo. Più frequente invece ritrovarlo a vagare per la Roma ottocentesca, la sua città, o al massimo faccia a faccia con uno dei suoi strambi avversari.

L’arma di Mercurio Loi è l’intelligenza, che il professore romano titolare della serie è ben consapevole di possedere, insieme ad un ego smisurato. Lo affianca un giovane assistente, il malinconico e ombroso Ottone.

L’altra arma di Mercurio Loi è l’imprevedibilità: da lui non si sa mai cosa aspettarsi e altrettanto dalle sue avventure, solo apparentemente indagini su crimini e misteri nella Roma oppressa dal potere papale.  Ci si ritroverà così a seguirne le divertite e compiaciute investigazioni su più o meno assurdi villain come L’Infelice o giustizieri come Il Contrappasso, oltre alla sua nemesi, lo spietato Tarcisio Spada, suo ex allievo.

Ma è altrettanto normale seguirlo in improbabili avventure da flaneur, che semplicemente vagabonda per Roma, mentre le cose semplicemente gli capitano (compresa una divertentissima storia “a bivi” – “A passeggio per Roma” – come non ne leggevo dai tempi in cui leggevo Topolino). O in incredibili indagini, come quella de “Il cuoco mascherato”, in cui indovinare la ricetta di un piatto di trippa è la chiave per ricostruire un’intera vicenda che l’ha ispirata.

Messa così sembra folle e infatti Mercurio Loi è folle, affatto lineare, fuori da ogni definizione di genere.

Al suo solare, autocompiaciuto lato avventuroso fa poi da contraltare una sottotrama più cupa, con oscure trame, complotti politici, lo sprofondare di Ottone in un pantano di rimorsi per un crimine commesso e il crescendo di follia di Tarcisio.

Mercurio Loi si conclude in un arco di appena 16 numeri, di fatto una sola stagione (in cui vince tutti, ma proprio tutti i premi fumettistici italiani, dal Micheluzzi al Gran Guinigi), chiudendo con un finale più folle che mai.

Ci ha regalato anche alcune prove grafiche tra le più felici in casa Bonelli, con artisti pronti a sperimentare soluzioni visive spesso sorprendenti, spiazzanti, emozionanti.

Mercurio Loi era audace quando uscì. Qualcuno lo criticò perché troppo complesso, troppo cerebrale, troppo poco commerciale. Invece era semplicemente coraggioso. Lo era giustamente , doverosamente. Un guizzo di creatività e amore per il fumetto di un’epoca ben più felice per il fumetto di questo triste, stantio periodo di edicole vuote di proposte e di lettori.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da Basso Veneto

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere