Fare i banchetti con Emergency significava anche entrare a scrocca agli eventi più in dell’estate. Tipo questo concerto di Morgan a “Voci per la Libertà”, festival che a quei tempi si svolgeva a Villadose, prima di emigrare a Rosolina e infine a Rovigo centro. Erano tempi antichi in cui venivano big della musica italiana a Villadose, le zanzare mordevano solo la sera all’ora di cena e parlare di diritti umani non ti attirava sguaiate accuse di assessori e/o consiglieri comunali di destra (ma questa è un’altra storia).
Festival di Amnesty International “Voci per la Libertà”
Villadose (RO), 22 Luglio 2004
Essendo stato promosso “co-gestore” delle chiavi del magazzino, mentre Cristiana è a prendere la tintarella su qualche spiaggia affollata (non è vero, mi dicono che è in montagna), mi tocca di andarmi a prendere il banchetto da solo.
La temperatura esterna, alle 19.30, è di quarantacinque gradi. Al primo scatolone mi infradicio di sudore. Gli scatoloni sono addirittura cinque, il che comporta un accurato progetto per riuscire a stiparli nella mia Clio a metano (no bagagliaio) assieme al banchetto. Bestemmiando e sudando, riesco a cacciare tutto in macchina. Dopo aver caricato le assi del tavolino nel mio poderoso automezzo, mi accorgo che mancano due cavalletti: qualche furbone se li è fregati! Bestemmiando nuovamente, riporto dabbasso un’inutile asse di legno e cerco qualcosa per sostituirla. Trovo un tavolino di plastica e, continuando a scancherare, lo caccio in macchina.
Certo, sarebbe stato meno faticoso scendere con l’automezzo in garage e lì caricare tutto, ma gira un’inquietante leggenda secondo cui il cancello elettrico avrebbe cercato di stritolare Giuliana. Non si sa mai. Meglio sudare. Passo a prendere Gaia e ci dirigiamo a Villadose. Stasera suona Morgan dei Bluvertigo a “Voci per la Libertà”, concerto evento: grazie al banchetto di Emergency entriamo gratis, quando si dice essere potenti. Lo spazio nell’abitacolo della macchina è talmente esiguo che Gaia deve tenersi in braccio uno scatolone e la roba stipata dietro rotola di qua e di là, col rischio che ci si schianti sulla nuca alla prima inchiodata.
Arrivati incolumi a Villadose, cerchiamo una postazione ideale per il banchetto, cioè il posto migliore per farci vedere dalla gente e per guardarci il concerto a sbafo (siamo lì per questo). Solo allora ci accorgiamo che il tavolino di plastica che ci siamo tirati dietro è zoppo di una gamba. Sfoggio con garbo la “collezione primavera-estate” della bestemmia.
Piagnucolando, chiedo ai già abbastanza stressati ragazzi dello staff se non abbiano un tavolino da procurarci. Si prendono a cuore talmente la nostra sorte che schizzano di qua e di là fino a trovarci un tavolo rotondo da giardino. Li ringraziamo commossi e ormai in uno stato pietoso. Alle otto e mezza siamo già stufi.
Cominciamo a sbattere le fottutissime trentamila magliette sul banchetto. A suggellare quest’attimo di sublime scoglionamento, arriva il classico scatolone che si sfonda, spargendo tutto il contenuto a terra nel raggio di cinque metri. Gaia mi trattiene faticosamente dal gridare ai quattro venti i miei epiteti verso santi e dei di qualsiasi religione.
Sono quasi le nove e di Morgan non v’è traccia. In compenso un nugolo di zanzare sta prendendo l’aperitivo sulle nostre cicce. Inizia una serrata caccia all’insetto che vedrà Gaia e il sottoscritto schiaffeggiarsi vicendevolmente per un’ora. Nel frattempo, tra un ceffone e l’altro, trangugiamo la prima birra e ci sediamo svaccati in attesa dell’artista. Siamo orribilmente sudati, sporchi e demoralizzati.
Alle nove e qualcosa, arriva Lord Morgan, il quale, non pago di avere non so quante ore di ritardo, si prende pure qualche minuto per portare a spasso il suo cagnetto, curiosando tra le bancarelle. Poi, affidato il cagnolino – un sorcio con due occhi allucinati – ad una dello staff, va a fare il soundcheck. Tornato Morgan dietro le quinte, inizia il concerto.
Apre le danze un tizio che si chiama I love my dentist, una specie di DJ che del suo dentista ha preso evidentemente la passione per il rumore del trapano per i denti (tre quarti d’ora così). Dopo dieci minuti di questo frastuono, io e Gaia siamo oltremodo incupiti. Terminato il fracasso, sale sul palco il secondo gruppo. Si chiamano Ameba e il nome la dice lunga.
Gaia e io, ormai annichiliti, progettiamo di fuggire. Peraltro, non si vende quasi un cazzo. Alla fine, quando sono già arrivato alla fine della seconda birra e ci stiamo spippacchiando gli zampironi (gentilmente offerti dall’amica della bancarella a fianco), Lord Morgan arriva sul palco. La nostra attesa fremente viene ripagata con una delusione proporzionata alle aspettative. Per dirla in modo tranchant, il concerto di Morgan è una rottura di coglioni senza fine, che culmina in Bandiera Rossa suonata col theremin (uno strazio) e, mentre noi ormai sbaracchiamo tutto borbottando, una personale interpretazione di Volare (Ooh! Ooh!) di Modugno.
Gaia è in stato semicomatoso e parla per monosillabi. Ce la diamo a gambe, esasperati, con i nostri cinque scatoloni praticamente ancora pieni + uno sfondato, mentre torme di fans assaltano la ragazza dello staff per farsi una foto col cagnetto di Morgan, vera attrazione della serata.
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