Non sempre il meteo aiuta i generosi volontari di Emergency. Se poi si affidano a soluzioni improvvisate e caserecce, non può succedere nulla di buono. Come insegna questa settima puntata del diario di bordo, scritta in un periodo di vivace polemica con la Croce Rossa sull’invasione dell’Iraq, come si coglie bene nel testo che segue.
Al Deltablues
Rovigo, Cen. Ser., 2 Giugno 2004
Arrivo in loco con un po’ di anticipo, giusto il tempo di informarmi sulla nostra sorte e salutare un paio di amici. Quando arriva Milo, gli spiego che dobbiamo entrare dal cancello posteriore, quindi dobbiamo aggirare tuuuuuutto il parcheggio. Nel fare ciò, Milo tenta di investire un operatore della Croce Rossa. Riceviamo sguardi in cagnesco, ricambiamo. La diatriba Scelli-Strada fa le sue vittime anche in provincia.
(La diatriba all’epoca era sempre quella legata alla partecipazione della Croce Rossa alla missione militare italiana in Iraq, stigmatizzata dal fondatore di Emergency per la mescolanza tra bellico e umanitario).
Intanto si sta alzando il vento e grossi cumulo-nembi lividi si avvicinano, ma noi non ci facciamo caso, presi come siamo dall’entusiasmo e dall’ardore tipicamente giovanile che ci contraddistingue. Siamo convinti di poter allestire un banchetto anche sotto la grandine, cosa che, del resto, le leggende attribuiscono a Nunzia e Luigi, indomiti anche nelle condizioni climatiche più avverse.
Questioniamo, come sempre, sulla disposizione del materiale. Da oscuri sotterranei il cui accesso è negato ai mortali, sono sbucati fuori inquietanti oggetti del passato: gli astucci di Emergency, le felpe, l’ombrello, magliette ormai fuori produzione da un secolo… La disperazione ci avvinghia come un’edera, mentre gli strani manufatti ci guardano perfidi e sornioni, come a dire: non vi libererete mai di noi! Vincendo il panico, riusciamo a disporre tutta la roba, in qualche modo, sul banchetto. Nel frattempo, il vento s’è alzato.
Come non bastasse l’inclemenza del clima, ci si mettono anche i parcheggiatori (security-men) in combutta con quelli della Croce Rossa. I malefici cospiratori vengono a comunicarci che non possiamo lasciare la macchina dov’è (cioè dove ci avevano detto di metterla loro), perché darebbe fastidio all’ambulanza in caso di manovra. E’ chiaramente un complotto, dato che ci troviamo in un piazzale sterminato di cui le nostre macchine occupano uno sputacchio in un angolino. Ci accigliamo, protestiamo, alla fine obbediamo.
Intanto il vento si fa talmente forte che la roba comincia a volare via e, mentre io e Milo apriamo un dibattito, Manu si scaraventa, urlando, sul tavolino cercando di tenere fermo tutto il materiale che ci sfugge. Andiamo avanti così per un bel po’, correndo dietro a volantini, giornali, magliette, persino la cassetta delle offerte (vuota). Alla fine, quando il vento è ormai una tormenta e siamo ormai stati costretti a buttare gli scatoloni sul banchetto e ripararci sotto di esso, decidiamo di riprenderci la macchina. L’idea geniale è quella di usarla come paravento.
Con abile dialettica convinco il parcheggiatore (probabilmente sbronzo) a farmi rientrare con la macchina, adducendo confuse spiegazioni senza ascoltare minimamente le sue repliche. Il nostro piano, però, si rivela un fallimento: la macchina non ripara un bel cacchio. Non ci resta che usarla come pratico rifugio d’emergenza.
Intanto quelli della Croce Rossa, avvolti nelle loro calde tute, si godono il nostro sfacelo, attendendosi evidentemente che noi si cominci a scappare ai primi mortaretti. Ma l’orgoglio è troppo, rimaniamo impavidi. L’orgoglio comincia a vacillare quando ci rendiamo conto che:
- fa un freddo cane e ci stiamo prendendo il colera;
- il banchetto è ormai impresentabile, coi libri buttati come zavorra sulle magliette e gli scatoloni a tenere fermo il tutto;
- gli altri stand stanno chiudendo o stanno volando via nel vento come Mary Poppins;
- ci sono quattro gatti in giro e nessuno è così intrepido da affrontare la furia degli elementi per arrivare fino al nostro banchetto, il quale, ridotto com’è, non attira nemmeno più di tanto l’attenzione.
Decidiamo di consultare il manuale di Emergency alla voce “Vento”, ma scopriamo che non c’è nessun manuale di consigli su come comportarsi in queste occasioni. Bisognerà improvvisare. Meditiamo di chiamare Milano e chiedere lumi. Alla fine, quando cominciano a scricchiolarci le ossa e il numero di bestemmie inghiottite ha raggiunto il picco, mettiamo ai voti e ci ritiriamo.
Dissimulando la manovra perché quelli della Croce Rossa non se ne accorgano e non ci sbertuccino, sbattiamo tutto in macchina e diamo forfait con grande vergogna. Torneremo!
Bilancio della serata: venduta una maglietta da bambino, incassati 8 euro.
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