Uscito pochi mesi dopo la sua morte, “Matrimonio in brigata” di Renata Viganò raccoglie un pugno di racconti ambientati ancora una volta nel periodo della Resistenza. Lo sfondo storico, insomma, è quello de “L’Agnese va a morire”, ma con una varietà di ambientazioni, che spaziano dalla bassa ferrarese alle cime delle montagne fino alle città sconvolte dalla guerra.
Sono soprattutto storie di vita quotidiana. Dell’epopea partigiana non si vedono tanto le battaglie, che avvengono sempre “altrove” rispetto ai luoghi della storia, quanto i protagonisti ritratti nei lunghi momenti di attesa, nelle relazioni tra di loro, nei confronti capaci di farne emergere gli ideali. Questi racconti sono in genere storie di persone qualunque, di vite ordinarie stravolte prima dalla violenza del Fascismo e poi da quella della guerra.
Molte sono storie di donne, delle tante “Agnese”, che in vari modi hanno partecipato alla Resistenza. Dalla sposina del primo racconto , che dà il titolo alla raccolta, con la sua sorte drammatica, alle staffette spesso giovanissime. Fino a Marta Giani ne “La grande occasione”, personaggio davvero memorabile in questa raccolta quanto lo è l’Agnese del romanzo.
Le storie sul finire della raccolta raccontano anche cosa successe dopo la guerra, cosa provava chi rientrava nella sua comunità dopo anni trascorsi nell’altra comunità, quella di chi combatteva, come avviene ne “Il comandante”.
E infine la vita tornati alla normalità, stravolta però dalle indagini a carico dei partigiani, come quella realmente subita da Antonio Meluschi, marito di Renata Viganò: a questa si ispira esplicitamente il racconto “Assolto in istruttoria”, il più schiettamente autobiografico, che conclude la raccolta.
“Matrimonio in brigata” esce nello stesso anno di “L’armata in barca” di Antonio Meluschi. Ne condivide, appunto, la capacità di rappresentare le persone che parteciparono alla lotta partigiana, grazie del resto allo sguardo di due tra i protagonisti di quegli anni.
Viganò racconta anche qui storie che non offrono consolazione, che restituiscono spesso in modo molto crudo l’efferatezza dei crimini compiuti dalle camicie nere e dai nazisti, specie contro gli inermi. Ma anche il valore profondo della Resistenza non solo come lotta armata contro un esercito invasore, ma come lotta politica per la costruzione di una nuova Italia dopo vent’anni di dittatura e violenza.
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