In questo terzo capitolo dei miei diari di bordo da volontario di Emergency racconto ancora una volta un banchetto. Qui siamo ad un concerto dei Nomadi, band molto amica di Emergency, oltre che del giro di do.
Come in altre cronache, il principale elemento comico è dato dalla presenza di Luciano Bombarda, istrionico e simpatico volontario del gruppo fin dalla fondazione. L’altro ingrediente, se vogliamo, è la mia avversione al repertorio dei Nomadi, qui espressa con tutta la radicalità di pensiero di un ventenne.
Un concerto dei Nomadi
Canale (RO), 17 Settembre 2003
Premessa: io non sopporto i Nomadi (non mi dilungo sui motivi ideologici / estetici che mi portano a questa affermazione tranchant). Preciso questo solamente per mettere le mani avanti di fronte alla possibilità di venire giudicato come prevenuto rispetto a ciò che sto per narrare. Sì, lo sono.
Ironia della sorte: arrivato in una landa resa fangosa dalla pioggia, chiamata Corte Penolazzi (o Penolazzo, non ricordo), mi presento ai cancelli spacciandomi per uno dello staff di Emergency, ma le sfingi all’entrata mi rivolgono uno sguardo contrariato e mi dicono che dovrei farmi il biglietto. Contatto Luciano all’interno, il quale, con tono deciso e rassicurante, mi risponde: “Boh?”
Alla fine capitolo e decido di pagare il biglietto e avviarmi sconsolato verso il palco. Luciano – fannullone – ha aspettato che arrivassi io prima di iniziare ad approntare il banchetto, adducendo patetiche scuse, tipo: c’era un tornado, c’era vento, venivano giù fulmini, ecc.
Dopo aver deciso dove collocare il banchetto, scarichiamo il materiale. La collocazione è particolare: innanzitutto, il genio tattico di Luciano ci fa finire non casualmente a fianco della bancarella dei dolciumi, i quali costituiranno di fatto la nostra cena e la nostra carica di energia per godere appieno del concerto. La disponibilità di schifezze gommose da biascicare nervosamente, tra l’altro, mi impedisce di fumare come un turco per tutta la sera. Sia lode all’acume di Luciano Bombarda.
In secondo luogo, va sottolineato che la nostra posizione si rivela curiosamente ambita. A inizio spettacolo ci ritroviamo infatti collocati tra lo stand del “Nomadi fan club” e quello di Amnesty International.
Insomma, essendo proprio a fianco di una banda di fan sfegatati, mi tocca mandare giù tutto il sarcasmo che speravo di sfoderare senza ritegno non appena mi fosse capitata l’occasione, angosciato alla prospettiva di venire orribilmente mutilato alla prima battuta caustica. E i Nomadi fanno tutto il possibile per tirarsi le battutacce. Così, passando la serata immerso in questo clima di adorazione mistica, con a fianco Luciano che canta tutte le canzoni a memoria, mi limito a qualche “ma per cortesia” sottovoce.
Il più sentito dei quali mi esplode senza freno alla conclusione del concerto, quando il gruppo si congeda con: state attenti per strada, che questa statale è brutta. Ma per cortesia.
(Bussano alla porta: sono i fans dei Nomadi che vengono a impalarmi).
A inizio serata, si avvicina un giovane carabiniere. Butta l’occhio sul banchetto, mi guarda con aria seria e poi mi fa, con un tono drammatico:
“Siete di Emergency, vero?”
“S-sì”, balbetto io, aspettandomi una multa.
“E’ una giusta causa… – mi fa quello – peccato che sia una causa persa”.
E mi guarda, sempre con quell’accigliarsi tragico. Quando mi accorgo che non ha intenzione di estrarre la pistola e impallinarmi, bofonchio che noi ci si prova lo stesso a far del bene e evito di precisare che almeno su di noi le barzellette non le fanno (attendiamo che Berlusconi provveda). Il carabiniere si volta e se ne va. Nel frattempo torna Luciano – che scompare sempre in queste circostanze – e mi ritrova mutato in una statua di sale.
La serata procede sulle note dei Nomadi, accompagnata dagli accorati vocalizi di Luciano e di una folla giubilante, mentre il gruppo saluta i suoi diecimila fan club, per
l’occasione tutti presenti (un motivo in più per evitare commenti sarcastici), e ringrazia i presenti, gli organizzatori, gli Aironi Neri, le famiglie coi figli e anche iddio onnipotente, che però è morto o poi è risorto, non ricordo. Ma per cort…. va beh. Scambi di simpatiche battute tra me e Luciano e tra Luciano “i tuoi problemi non devono diventare i miei problemi” Bombarda e il resto del mondo ravvivano il trascorrere del tempo, nelle lunghe pause morte tra un qualcosa-da-fare e un altro.
Metà della gente che arriva cerca roba che non abbiamo: ce l’avete la M? No. Tutte S. Ah, ok, grazie. Le felpe? No, non le fanno più. Ah, peccato. Grazie lo stesso. La maglietta così e cosà ce l’avete? No, madame, è fuori produzione dal 1996. Ah, ok! Grazie lo stesso! Desidera altro? No, no… magari… mi sa mica dire dov’è il bagno?
Il simpaticone della serata ci fa il piacere di comprarci un paio di cose per poi mugugnare, con aria di sufficienza: spero che questo soldi vadano veramente ad Emergency.
Il mio umore, messo a dura prova dalle circostanze e dal clima umido, si tinge di nuove sfumature di nero.
In compenso, diventiamo una vera istituzione locale per tutte le necessità: una ragazza della Croce Rossa ci chiede una penna (ma ce l’ha restituita?); un signore vuole appiopparci l’ombrello, come da tradizione; un numero incalcolabile di persone, soprattutto, si rivolge a noi per sapere l’ubicazione delle toilettes, campo in cui diventiamo in breve tempo dei luminari, al punto che Luciano riesce a intuire semplicemente dallo sguardo chi abbia bisogno di indicazioni e ad anticiparne la richiesta mostrando la direzione col braccio al semplice avvicinarsi dell’incontinente di turno.
(La prossima volta piazziamo un banchetto anonimo, indichiamo le toilettes alla gente e, quando tornano, allunghiamo la mano: era pulito il bagno? Ci facciamo su più soldi con le mance che non con… ah, è vero… noi di Emergency non siamo lì per far soldi ma per promuovere una cultura di pace ecc.).
In conclusione, e sperando di non aver dimenticato dettagli importanti, dopo che
quelli di Amnesty International hanno dato forfait e pian pianino il concerto finisce, anche
noi sbaracchiamo tutto, andiamo a salutare i nostri compari che, gentilmente, si sono goduti il concerto sotto il palco (strepitando, strombazzando e facendosi riconoscere
come al solito), mentre un allegro coro di ubriachi (potrebbero essere i Nomadi stessi)
accompagna i titoli di coda di una serata che rimarrà nella mia esperienza e di cui questo
memoriale rappresenta solo il misero tassello di un collage di impressioni ecc. ecc.
No, no, sono tutte balle: la realtà è che, quando ti sei mangiato per tutta la serata le migliori
battutacce acide della tua vita, hai veramente bisogno di buttar giù per iscritto qualcosa
che ne restituisca lo spirito.
Mi perdonino i fans dei Nomadi.
(Bussano alla porta. Dato che i fans dei Nomadi sono già passati e hanno sfasciato tutto, probabilmente sono arrivati i colleghi del carabiniere di cui sopra a darmi la mia dose
di scappellotti…)
Mi perdonino anche i carabinieri.
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