Benché, a questo punto della storia, il tastierista della band abbia smesso da tempo di annotare puntigliosamente le date dei concerti, è abbastanza certo che il 13 luglio 2012 arriva un’esibizione alla Notte Bianca di Piove di Sacco, trasferta infinita per la band, che si esibisce in un locale vicino alla piazza, tirando ben oltre la mezzanotte, di fronte ad un pubblico alquanto scarno (due o tre persone), che per fortuna concentrano tutte le attenzioni sulla brava cantante e non si accorgono della miriade di errori del resto della band. Il compenso, anche questa volta, è zero, spese a carico. In pratica, si paga per suonare.
La serata parte con “Fortunate son” e prosegue con tutto il repertorio tipico di questi anni, che comprende anche “Crazy little thing called love” dei Queen e “Rollin’ in the deep” di Adele, oltre ad alcuni brani della band, alcuni provenienti dal musical come “Listen in the silence”, “Io perduto”, altri del repertorio più o meno recente, come “Sette ottavi”.
Ne è entusiasta l’organizzatore-deejay del concerto, con parole spese intorno alla sottile virgola rossa che divide la formula Arachide “zero budget, big results”. Tanto che, a fine serata, chiede per tempo al gruppo – con un leggero anticipo di quattro mesi – la disponibilità a suonare alla festa di Capodanno che ha in mente di organizzare. Ma il progetto “Arachide Capodanno” non decollerà mai, per l’immediato “No” del pianolista.
Purtroppo dei concerti di questi anni non restano registrazioni, né altri materiali utili per ricostruire date e scalette, anche a causa dello sbracamento del tastierista.
Sbracamento che diventa definitivo sul finire dell’estate 2012, quando il Cesco annuncia al resto della band di aspettare una figlia, in arrivo nella primavera dell’anno successivo.
Il lieto annuncio viene dato a Nicola e Mario nel corso di una gita all’eremo montano del chitarrista, in una località veronese, non distante dal lago di Garda (non riportiamo le esatte coordinate geografiche, per evitare arrivi in massa di fans a turbare l’idillio della vita di paese).
Batterista e cantante saranno poi informati nelle settimane successive. La prossima paternità del tastierista è destinata a produrre conseguenze di un certo peso (non necessariamente negative, a ben guardare) sull’assetto della band, allorquando il neo papà chiederà un periodo sabbatico per dedicarsi alla famiglia e tentare di dormire qualche ora per notte.
Intanto, però, si aggiunge una nuova data al tour di “Homo sapiens”, che approda addirittura nel bellunese: a novembre o dicembre, con la neve già lì a imbiancare le cime, tutta la compagnia e la band si trasferiscono fino allo sperduto e apprezzabile borgo di Selva di Cadore, il cui grazioso teatro ospita l’ambizioso musical.
Si parte nel pomeriggio per approdare prima di cena nella ridente località, allestire il palco ed esibirsi dinnanzi ad un pubblico sparuto, piuttosto anziano, ma abbastanza interessato allo spettacolo, benché non contenga mazurke e le parti dialettali siano limitate all’Aulularia di Plauto.
Nella foto sotto, l’allestimento dello show e alcuni momenti delle prove. (Non esistono foto dello spettacolo, non essendoci il budget per un fotografo).



Terminato di raccogliere ovazioni e firmare autografi, band e attori si rimboccano le maniche e smontano scenografie e strumenti, cacciano di nuovo tutto nel furgone e vanno a mangiare e ingozzarsi di birra in un pub vicino, sempre con il Cesco intento a tenere d’occhio l’ora (…).
Quello di Selva di Cadore è l’ultimo concerto del pianolista, che si ritira a vita privata dopo la nascita della primogenita Emma, il 15 marzo 2013, data che inaugura per lui un lungo periodo di privazione di sonno e stanchezza fisica e mentale.
E quindi rimasero in quattro
La band non si perde d’animo, anzi stappa un ottimo spumante comprato all’Eurospin, finalmente sbarazzatasi del musicista confusionario, cazzaro e ostile alle cover.
L’avventura dell’Arachide Jumbo prosegue dunque nel formato quartetto, sempre con Lisa alla voce e i musicisti superstiti (Mario, Nicola e Gianni) al seguito.
Il 25 aprile 2013 sono già pronti per suonare nella località Prejon, frazione di Bagnoli di Sopra, pittoresca località dell’oltre Adige già frequentata dal gruppo in epoche remote, ancora una volta in una suggestiva cornice bucolica e con un pubblico prevalentemente sbronzo. Talmente sbronzo, che il più lucido rischia di crollare sulla batteria madreperlata di Gianni, proprio mentre il proprietario ne sta celebrando i 40 anni di indefessa attività.
Il palco in contesto agreste prevede l’aia a fianco e la band a suonare sotto un ricovero che dovevano usare per il fieno. Mancano solo le galline intorno agli strumenti, però c’è il cane che tenta di pisciarci sopra. Nella vecchia fattoria ci sono in abbondanza griglie, vino e birra, ma agli Arachide Jumbo tocca solo una frittata.
Il concerto, comunque, pare filare liscio come l’olio, anche se il caldo fa svarionare i musicisti: ad un certo punto, per dire, Mario perde gli appunti di “I shall be released”, attacca a suonare a casaccio e costringe la band a fermarsi e richiedere un intervento del personale sanitario. Poco dopo, però, è Nicola a perdere la concentrazione: Lisa chiama “Call me the breeze” e lui attacca a suonare “Tulsa time”. A quel punto, come prevede il protocollo sanitario del caso, entra in allerta il più vicino reparto Neurologia.


Il sound è finalmente privo dei fronzoli e degli scazzi della pianola, puro rock elettrico a supporto della vocalità sopraffina di Lisa.
Curiosamente persino il chitarrista, mai contento del sound e delle performance, a fine serata si sbilancia in una recensione positiva, benché segnata da un momento di aspro confronto con il pubblico.
Un tizio completamente strafatto, con panama in testa e mezzo toscano in bocca, ad un certo punto, si siede a fianco del chitarrista, che all’epoca suonava seduto sull’amplificatore, insistendo che deve esibirsi in piedi. Il misterioso stalker gli rimane attaccato per tutto il concerto, con il suo alito fetente sul collo. L’omino con il panama viene presto raggiunto da un amico, anche lui marcio, anche lui desideroso di convincere Nicola a suonare in piedi. Nessuno dei due ci riesce, ma nasce una bella amicizia.
Mister Panama spiega a Nicola, mentre l’esibizione va avanti, che lui è troppo Oasis, mentre dovrebbe essere più Foo fighters (band che lui e un altro suo amico, ci tiene a raccontare, hanno visto a Codroipo, vivace comune friulano, meta di appassionati di anagrammi) e trascorre tutto il tempo al suo fianco a farsi foto e video al cellulare.
Nelle ultime due canzoni (“Io perduto” e “So you wanna be a rock ‘m’ roll star” di Patti Smith) il tipo si illumina e si rivolge al chitarrista con uno sguardo pieno di malinconia e di Punt e Mes: “Tu sei Chris Cornell”. E poi: “Tu hai un futuro davanti (a 37 anni all’epoca, nda), tu sei bravo”.
La più molesta, comunque, è la signora che, dopo cinque o sei canzoni, si avvicina al palco, chiedendo di abbassare il volume. Precisando anche, senza che nessuno glielo avesse chiesto, che a lei questa musica proprio non piace.
Concerti & infortuni
Segue in maggio una fugace apparizione della band in un concertino alla prelibata gelateria Godot di Rovigo, poi a giugno si torna a intercettare il grande pubblico per una nuova edizione della Notte Bianca a Rovigo, dal titolo “Nessun dorma”. Titolo particolarmente calzante per i residenti del centro storico, che constatano per la prima volta un rarissimo caso di promessa mantenuta da parte del Comune, tra musica a tutto volume, birra, piadine e intrattenimento di ogni sorta fino a tarda notte.

Durante la preparazione del concerto, però, il chitarrista si infortuna nuovamente una mano ed è costretto a sottoporsi a massicce terapie mediche – anche non convenzionali – per riuscire a riprendere la funzionalità dell’arto in tempo per l’evento.
Non essendo la prima volta che Nicola si spappola un arto prima di una data importante, la band inizia a interrogarsi: ma c’è o ci fa? E soprattutto, ce la farà? Sarà sostituito all’ultimo da Mario, da Gianni o da una guest star tuttora sconosciuta? Che conseguenze avrà tutto ciò per il continuum spaziotemporale?
Naturalmente anche questa volta l’indistruttibile Nicola, sopravvissuto negli anni a febbri e menomazioni di vario genere, riesce ad arrivare al concerto sufficientemente rattoppato per suonare e fa rientrare da un weekend a Rosolina Mare, appena iniziato, l’amico Andrea Busin per sostenere il gruppo alla chitarra solista.
L’esibizione degli Arachide, in piazza Repubblica, costituisce uno degli eventi di apertura della serata. Scatenati, allegri, ma anche modesti, i bagigi intrattengono amabilmente il pubblico dell’ora di cena, facilitando una piacevole digestione delle letali piadine con salsiccia e peperoni ingurgitate in gran quantità dagli astanti.
Almeno così si racconta.
Intervallo
Com’è, come non è, dopo questo concerto la band entra comunque in una fase di incertezza e nuovo sbracamento, con continue assenze e prove rinviate per mille ragioni, le solite molte idee, ma ben confuse.
Lisa, nel frattempo, ha iniziato una promettente carriera con il trio Tracciato Su Corde, formazione acustica guidata dal chitarrista Antonio Aspidistria. (…) Di Gianni conserviamo qui la voce registrata durante uno dei suoi non rari interventi in una trasmissione radiofonica (forse “Il ruggito del coniglio”).
Chi non perde l’ispirazione è Mario, che continua a lavorare sulle proprie idee e, sul finire del 2015, regalerà per Natale agli amici, ai nemici e ai posteri un album tutto autoprodotto, dall’accattivante titolo “Navigare nell’uomo”, una decina di canzoni cantate da Mario e guest stars femminili e naturalmente suonate dall’inizio alla fine dal polistrumentista della band, con il suo fedele multitraccia…
—
Questo capitolo proviene dal libro “Il gruppo che non c’era”, biografia ufficiale degli Arachide Jumbo. Non l’hai letto? Sarebbe strano il contrario. Puoi rimediare, acquistandolo qui
Lascia un commento