In questo periodo, s’è capito, la formazione della band è instabile, per la mancanza di questo o quel componente.
La prima prova del 2008, il 4 gennaio, prevede ad esempio la sola presenza di Cesco e Nicola, cui pare tuttavia aggiungersi Barbara. All’ultimo, invece, arriva Mario. E’ una buona occasione per riprendere in mano “Gita scolastica in Antartide”, anche se si avverte l’assenza del batterista, e tirare fuori altre idee in completa serenità.
Serenità che sparisce già alla prova successiva, a cui partecipano tutti i musicisti, ma si riapre il dibattito sulla sorte dell’Arachide Jumbo (o Jamp o Jambo), ancora una volta per il dissidio tra le due correnti interne alla band: da un lato, la fronda dell’autarchia, che preme per uscire dallo show business per ritirarsi in meditazione in un eremo tra le Alpi Carniche, dove elaborare in totale solitudine musiche che rimarranno impresse nella trama del tempo, almeno fino alla fine del tempo e degli altri fenomeni fisici; dall’altro lato, la fronda dell’immanenza, ossia coloro i quali mirano a capitalizzare hic et nunc gli ultimi guizzi di una celebrità che si fa via via più inafferrabile con il trascorrere degli anni, sfruttando forse l’ultima occasione per iscrivere il proprio nome nell’immarcescibile memoria delle cover band.
Nel mezzo, il buon Mario tenta di mediare, proponendo di fare un po’ e un po’. Come si consumerà il confronto? (…)
Il 30 gennaio gli Arachide Jumbo si trovano a provare di nuovo con la formazione a trio (Nicola, Mario e Cesco) e la comparsata di Enrico Buoso, chitarrista, amico del tastierista, che però evita accuratamente di prendere in mano una sei corde e si limita a qualche contributo non richiesto alle tastiere durante l’improvvisazione “Zubb”. (…)
Il 12 febbraio Nicola e Cesco si trovano addirittura da soli in sala prove e cominciano a constatare che il disco “Credi ai giganti?” potrebbe non uscire mai. Intanto lavorano su un pugno di brani, usando gli strumenti a disposizione, provano vari tempi di batteria per il ⅞ e improvvisano come gli pare.
A sorpresa, poi, alla prova successiva, appena quattro giorni dopo, la band è di nuovo al completo e in gran forma, con la cantante che improvvisa, trascinando dietro di sé i musicisti.
Anche la prova dopo, pur in assenza di Barbara, è una sessione di quasi due ore di improvvisazioni, dallo swing al pop più bieco, tempi lenti alla Pink Floyd e tirate hard rock, in pratica un gran casino.
Nasce anche un frammento di brano (“I monti pallidi”), con un grazioso cantato di Mario e un riff ossessivo di piano, che sarà poi inserito nel “Sette ottavi” e poi estirpato, perché effettivamente non c’entra una mazza.
Si improvvisa al parossismo, con chitarra e batteria che accelerano senza tregua, al punto che Mario sbotta: “E’ un delirio ‘sta roba qua”. (…)
Segue una prova (il 12 marzo) ancora senza Gianni e Barbara, con la band ridotta a trio, Cesco che passa dal piano alla batteria e dalla batteria al piano, a seconda che Nic usi o meno il distorsore, inserti di batteria finta e Mario che si diverte a usare lo slide sul basso fretless o a suonare il basso per accordi, il che provoca un suicidio di massa di blatte e millepiedi.
Nelle settimane successive si succedono svariate altre prove a formazione variabile, di cui restano naturalmente le registrazioni come forma di punizione sadica per i posteri.
Il mini tour di Marcondiro ‘ndero
In maggio si concretizza la possibilità di portare di nuovo sul palco, per ben due date, lo show “Marcondiro ‘ndero”, così le prime prove di aprile sono dedicate a rinfrescare il repertorio, anche se nel mezzo ci scappano un po’ di improvvisazioni e vari tentativi di riarrangiare “We shall overcome”, tra le proteste del solito pianolista per la continua richiesta di utilizzare l’effetto Accordion per simulare la fisarmonica.
Si dibatte pure se cassare qualche brano e inserire pezzi nuovi. Barbara vorrebbe “Hallelujah” di Leonard Cohen, Cesco pensa a “Luglio, Agosto, Settembre nero” o “Gerontocrazia” degli Area, ma si rende conto da sé che sta volando troppo alto e rinuncia all’impresa. Nessuno di questi brani troverà mai spazio nella scaletta dello show.
Tuttavia, le registrazioni delle prove della parte musicale dello spettacolo diventano merce al mercato nero delle registrazioni segrete e oggetto di contrabbando allo stesso insieme a spot radiofonici sull’antimateria del Terzo settore.
La prima tappa del mini tour di “Marcondiro ‘ndero” è il 21 maggio, nella prestigiosa sede del teatro Don Bosco di Rovigo, in concomitanza con un evento dell’Unitalsi. Anche in questa occasione la band al completo partecipa all’esecuzione della parte musicale, alternandosi agli attori della compagnia Teatro Insieme.
Per l’occasione, Barbara ha realizzato quattro cravatte azzurre da far indossare ai membri della band, con cucita la sigla AJ. Di conseguenza, il gruppo apparirà sul palcoscenico vestito come alla prima comunione.
Dell’esibizione esiste un video di buona qualità (lo riportiamo qui sotto), con un buon audio, che esalta soprattutto la presenza statuaria e impassibile della band sul palco, con l’unica eccezione della lead singer, che almeno si muove. L’esecuzione è comunque decorosa e propone alcune cose ben suonate, come una versione molto rockeggiante di “Fortunate son”, entrata a far parte in pianta stabile anche di questo show.
Si replica la sera del 24 maggio in piazza Vittorio Emanuele II a Rovigo, in occasione della Festa della Mondialità. In piazza l’allestimento è funestato dall’andirivieni di bambini, che tentano di suicidarsi tirando i cavi dell’impianto.
A fine serata, un altro evento fastidioso, ma molto rock: la band è fatta oggetto delle molestie di un paio di balordi completamente ubriachi, che passano sotto il palco, rovesciano il leggio a Barbara e scappano allegri, finendo a schiantarsi contro la vetrina del negozio di lampadari Lombardi. Di conseguenza, Mario e Barbara trascorreranno il resto della serata in Questura, sentiti come testimoni dell’increscioso e criminoso episodio di degrado civile.
Sai chi ci saluta tantissimo?
Prosegue frattanto inarrestabile il successo di Gianni nel mondo dello show business: in questo periodo, compare nel nuovo spot di Dondi Salotti, intento a spiegare qualcosa di assolutamente importantissimo a tizio sullo sfondo.
Non si placano, tuttavia, le consuete fibrillazioni, che esplodono in autunno, quando Barbara saluta con affetto e lascia la band, ufficialmente per dedicarsi allo studio, in vista di nuovi progetti professionali. Ufficiosamente, è stufa.
Di conseguenza, l’intero repertorio di brani autoctoni, ideati con Barbara, finisce in un pozzo senza fondo, decretando la morte del progetto “Credi ai giganti?”.
In concomitanza con l’uscita di scena della cantante, si verifica una nuova disgrazia: il batterista si rompe una gamba in un misterioso e controverso incidente.
I tre superstiti si trovano dunque in sala prove, con Mario tornato lead vocalist, Nicola che arriva con una nuova chitarra, Cesco che si improvvisa percussionista, portandosi dietro un tamburo africano, che va ad aggiungersi alla sua dilagante strumentazione, che ormai comprende in pianta stabile una nuova tastiera Roland D50, comprata usata & scassata a 100 euro, grazie a cui infligge al resto della band suoni e rumori bislacchi.
Si lavora a un pezzo strumentale di Mario, come sempre molto interessante, come sempre suscettibile di infinite modifiche che lo stravolgeranno, facendo mugugnare sia l’autore, che gli arrangiatori.
Il brano non ha ancora un titolo: parte con una linea di basso molto ritmica, su cui si sovrappongono chitarra e tastiere in sincrono, che fanno una serie di arpeggi piuttosto difficili, per arrivare ad uno stacco rilassato, ripartire con una sorta di samba, proseguire con un bel rock praticamente improvvisato e concludere sul riff iniziale.
Provvisoriamente sarà battezzato “La berretta blu” (quella che indossa Mario nella gelida sala prove), ma diventerà poi “City car” su proposta di… lo scoprirete nel prossimo capitolo!
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Se invece non volete aspettare il prossimo capitolo, sfogliate la biografia completa, comprese le parti qui censurate. Non l’avete? Compratevela qui.
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