Siamo ormai nel 2006. Il clima è sempre animato dal dibattito interno sulle sorti del gruppo.
Le improvvisazioni sono la cosa che riesce meglio alla band, ma nessuna persona sana di mente si sognerebbe di farne un repertorio da concerti (tranne il tastierista, che però non è una persona sana di mente). Così non resta che conservarle come sono, in una raccolta infinita di registrazioni dai titoli suggestivi: ad esempio, “Dog ‘o matic”, un’improvvisazione di quindici minuti, dal titolo ispirato al curioso progetto di un assessore comunale di realizzare delle piastre autopulenti per la raccolta automatica della merda di cane. (…)
Nicola e Cesco si propongono di trasformare tutto questo popò di roba in brani più strutturati, ma l’impresa non riuscirà mai. Dunque, si prosegue sulla strada facile e pavida delle cover. (…)
Tra parentesi, si noti il raffinato autolesionismo dell’Arachide Jumbo, spacciato per acuta strategia. Mentre impazzano Shakira e Tiziano Ferro, “Io canto” di Laura Pausini e “Sei nell’anima” di Gianna Nannini, la band si propone al pubblico con Eric Clapton, Patti Smith e Caterina Caselli, lamentandosi poi di non trovare locali in cui suonare e accusando non i gusti di merda del pubblico, bensì sé stessa di non impegnarsi abbastanza a trovare locali in cui suonare, salvo continuare a proporre il repertorio di cui sopra.
Non c’è da stupirsi, insomma, che esistano ormai sei o sette tesi di laurea in Psichiatria su questa band.
Il Grande Archivio Arachide Jumbo
Il numero di cd incisi dal tastierista ormai si conta in svariate decine. Vengono archiviati in un apposito angolo della sala prove, essenzialmente a prendere la polvere. Oltre a servire come archivio di spunti per futuri brani, sono conservati come eventuali prove, qualora ad un membro della band servisse un alibi in un interrogatorio per rapina.
- Poliziotto: “Dove si trovava il 4 gennaio 2006, alle 22.08?”
- Mario: “Ero alle prove!”
- Poliziotto: “Ha le prove?”
- Mario: “Le avevo il 4 gennaio, gliel’ho detto!”
Questo immane archivio potrebbe servire, a dirla tutta, anche per una valutazione psichiatrica dei soggetti coinvolti, che passano da un brano di quattordici minuti alle cover, alla ripresa di un vecchio riff, ad una nuova improvvisazione a uno sfogo di ventisette minuti tra chitarre rockeggianti, richiami dei Genesis, batteria imbizzarrita, tastiere sognanti e spiritosaggini a un medley di cover “La Grange” – “Tush” – “Tulsa Time”.
Il 22 febbraio Mario comincia a offrire biscottini e bibite e la serata si sbraca, forse perché nei biscottini sono presenti degli allucinogeni o forse perché sono semplicemente scaduti. A questo punto delle prove, gli Arachide iniziano a suonare e non si fermano più per 38 minuti, mettendo dentro di tutto, dall’improvvisazione pura e dura, alla samba, al twist, a “Pop corn” fino a “La canson del Filomeña” per arrivare a chiudere con “Ain’t no sunshine” in chiave reggae.
Se Gianni come sempre è un grande trascinatore e motore del ritmo, nonché artista del bel canto e della vorgarità, mentre Cesco si conferma più che altro un rumorista e un cialtrone, non meno leader delle masse è Barbara, che sulla samba dà persino vita al classico trenino nell’angusto bunker, cui si accoda volentieri Nicola come secondo vagone, omaggiandoci pure di una performance vocale d’eccezione.
In pratica, le prove passano dal litigio al cazzeggio umoristico più smodato, ennesima dimostrazione di una band preda della sindrome bipolare.
Nel mezzo di questi deliri, con la bella stagione gli Arachide Jumbo si degnano di esibirsi in pubblico alla Notte Bianca rodigina, piazzati nella sfigatissima location di via Miani, davanti ad un negozio di pigiami: della serata non rimane alcuna traccia, se non forse un volantino, in cui sono indicati come “Arachide Jump”.
Il 16 giugno sono per la trecentesima volta a Sarzano, stranamente non al centro Don Bosco, bensì al bar Matìs. (…) La scaletta del concerto conta ben 35 brani, quasi un concerto di Bruce Springsteeen. (…)
Insomma, le date per suonare ancora si trovano, ma non sono certo tournée mondiali.
Le carriere “soliste” degli Arachidi
Dopo questo glorioso concerto, purtroppo o per fortuna non registrato, la band si rilassa: Nicola addirittura si laurea in gran segreto in Giurisprudenza, Barbara si prende il lusso di cambiare lavoro, Cesco – laureatosi anche lui in aprile – si appresta a mollare un lavoro da giornalista scarsamente retribuito per passare ad un altro lavoro scarsamente retribuito.
In quel periodo, intanto, Mario sta scrivendo e arrangiando un musical su Gesù, a cui curiosamente contribuisce anche Cesco (all’epoca noto anticlericale), assieme a vari esponenti di Teatro Insieme. Mario promette a Cesco la parte di San Giovanni e Cesco ne è felice, perché pensa a San Giovanni Battista, quello con il barbone. Invece gli capita San Giovanni Evangelista. Il musical, comunque, si perde nelle nebbie dell’oblio, dopo un tentativo di proporlo a Renato Zero, al momento senza riscontri significativi.
Gianni, invece, ha ottenuto una parte a “Forum”, storico programma di Rete 4, nella quale interpreta il proprietario di un appartamento bolognese, in lite con lo studente a cui l’ha affittato per via di un materasso inzozzato da macchie “misteriose” (andrà in onda il 14 ottobre 2006, la puntata integrale si può vedere qui su Youtube).
Per la cronaca, il batterista dell’Arachide Jumbo comprare in questo periodo anche nella fiction “Lacrime napulitane”, dopo il successo delle sue comparsate in “Nebbie e delitti 2” e in uno spot di Almaverde Bio. (…)
E poi di nuovo live
Non c’è tempo per sbracarsi, comunque, perché ai primi di agosto gli Arachide sono nuovamente convocati a tappare buchi nel programma della Notte Bianca di Rovigo, ottenendo la prestigiosa postazione davanti al Teatro Sociale, in piazza Garibaldi.
Di questa esibizione esiste – per fortuna o purtroppo – un’accurata registrazione ad opera del Cesco. La formazione è sempre quella guidata da Barbara, in cui Mario e Nicola ancora si scambiano chitarra e basso fretless su “Story of the blues” e “Don’t let me be misundertood”.
La scaletta, sempre più incontinente, conta ben 38 brani, tra cui spicca un mini set acustico con Nicola alla chitarra e Barbara alla voce, che suonano “I wish I was a single girl again” di Eva Cassidy e “You’ve got a friend” di Carole King.
Per l’occasione si unisce alla band anche un mitico musicista americano, in quei giorni di passaggio a Rovigo: il bluesman James Monque’d, che si esibisce con la sua prodigiosa voce e una scatenata armonica a bocca in versioni improvvisate lì per lì di “Sweet home Chicago” ed “Help me”, oltre ad una vera e propria improvvisazione blues battezzata “The James session”.
La session con James è il momento più alto dell’esibizione, come fa notare lo stesso bluesman a margine del concerto: “Hai sentito che quando abbiamo suonato assieme e io e Barbara abbiamo cantato insieme, i gruppi qui vicino hanno smesso di suonare? Perché, come diciamo noi in inglese, we blew their asses away”.
Basta e avanza per commemorare questa esibizione come un evento. Peccato che il pubblico della serata si conti sulle dita di una mano. Monca. Molto monca. A essere onesti, ad ascoltare gli Arachide Jumbo per tutta la serata c’è solo un tipo di nome Michele. Un intenditore.
Ma non è il momento di fermarsi a chiedersi se tutto ciò ha un senso.
Marcondiro ‘ndero + Lieto evento
In settembre gli Arachide Jumbo & la compagnia Teatro Insieme Sarzano devono di nuovo riportare sul palco “Marcondiro’ndero. Parole e musica sulla Pace”, l’ormai rodato spettacolo-reading, che questa volta li porta a Borsea.
La formazione è tornata più o meno quella classica: Chiara alla voce, Paolo Serico alla chitarra, Mario al basso e alla voce, Gianni alla batteria, Cesco alle tastiere e alla registrazione. Presenta e coordina Dino, con la compagnia teatrale a recitare i soliti testi.
Anche di questa esibizione esiste una registrazione, ma priva delle parti recitate, a causa della scempiaggine del tastierista, che si dimentica di piazzare un microfono in posizione utile per captare le voci degli attori. (…)
Durante una delle tante prove di questo periodo, Barbara annuncia un lieto evento: il suo matrimonio, che si terrà il 16 dicembre a Badia Polesine, con il partner Francesco Munaro, da sempre claque e fotografo quasi ufficiale della band.
Scoppia l’entusiasmo per una manciata di secondi, appena il tempo di accennare le note della marcia nuziale, finché Gianni e Mario non focalizzano di avere già in programma una data di uno spettacolo chiamato “Filò” con la compagnia di teatro. La band non si perde d’animo e decide di partecipare comunque, sul filo del rasoio.
Intanto si pone una questione: cosa regalare ai novelli sposi, a parte la consueta busta con i soldi? Il tastierista ha un’idea, che sottopone tosto al chitarrista, demente suo pari, e poi al buon Mario: registrare un cd amatoriale con brani sul tema dell’amore e della vita coniugale, per ispirare la vita di coppia dei due piccioncini. Naturalmente, a nessuno dei due ideatori passa per la testa di essere seri.
Il cd viene effettivamente registrato in un’unica sessione di prove da Cesco, Nicola e Mario, la sera del 10 dicembre, e poi rapidamente masterizzato e confezionato dal tastierista.
Il titolo del disco è “Greatest Love Songs (Volume 1)” e l’incredibile opera contiene i seguenti brani:
- “Cara ti amo”, composta da Elio e le Storie Tese, interpretata da Cesco nella parte del giovane uomo (e del tastierista) e da Nicola, nella parte della giovane donna;
- “Servi della gleba: istruzioni”, da un testo di Elio e le Storie Tese, musicato dall’Arachide Jumbo, con la chitarra classica di Mario e la voce narrante di Nicola;
- “Servi della gleba”, sempre di Elio e le Storie Tese, Nicola nella parte del servo della gleba e Francesco nel cantato, il tutto registrato su una base midi;
- “La canson de Filomeña”, tradizionale anglo-iberico-pugliese, interpretato da Nicola e Mario alla chitarra, con canto di Nicola e cori di Cesco.
- “Serico Rap”, con un testo scritto da Cesco e rappato da Mario su una base preconfezionata, con inserti di Nicola ai cori e alla chitarra.
Il cd così prodotto, confezionato con un bel package di cartoncino lucido (in copertina l’elegante foto di gruppo della band vestita come la Famiglia Addams), viene infine regalato ai novelli sposi il giorno del matrimonio, ma sarà successivamente remixato più volte, con l’inclusione di vari materiali scartati, per essere usato in altre amene e facete occasioni. (…)
Al matrimonio, gli Arachide si presentano in borghese (e in ritardo) in chiesa, salvo ricomparire al pranzo con sombreri messicani in testa e chitarra acustica alla mano, intonando “La canson de Filomeña” a beneficio di marito e moglie (la chitarra è quella di Nicola, le voci di tutti).



Per l’occasione, poi, i novelli sposi ricevono non solo l’ambito dischetto, ma anche un assegno gigante, per mano di Gianni, nei panni dell’assessore alla cultura di Fonopoli, vestito con tanto di fascia tricolore d’obbligo.
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Prosegue la prossima settimana, oppure potete leggervi la biografia dell’Arachide Jumbo, se ce n’è ancora qualche copia disponibile qui.
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