Il 2004 è un anno cruciale, se non altro perché esce il sospirato cd, a lungo lavorato. Ma in attesa di vedere partorito il frutto del loro amore, gli Arachide si buttano anima e corpo nelle prove, che mescolano d’abitudine lunghe improvvisazioni, in cerca di idee per brani propri, e ripassi del repertorio consolidato.
In questo periodo emerge chiaramente una peculiarità della band: è l’unica al mondo a fare le cover di sé stessa, dato che i suoi membri tendono a dimenticare frequentemente non solo gli accordi, ma persino l’esistenza di brani da loro stessi composti o a confonderne i titoli, dato che ciascuno ama battezzare in modo diverso i brani secondo il proprio gusto.
- Mario: “Facciamo Pow How.”
- Roberto: “Qual’è Bau Au?”
Dopo avere raccolto varie registrazioni della primavera 2003 in una prima compilation, il tastierista comincia a salvare in cd tutto, ma proprio tutto quello che registra durante le prove, compresi scazzi, barzellette e cazzate (anzi, soprattutto queste).
Il 10 marzo 2004, ad esempio, prende vita la prima grande saga musicale: “The Walton Experience suite”, a cui Nicola pensa ancora con affetto ed emozione dopo tanti anni. La suite in realtà si compone di varie versioni più o meno brevi, tutte strumentali (Barbara è assente giustificata) della durata complessiva di una quindicina di minuti, rimontate da Cesco in seguito.
Il titolo della suite, in questo caso, lo suggerisce Nicola, citando un noto tizio americano rapito dagli alieni. (…)
Ospiti inattes* alle prove dell’Arachide Jumbo
Talvolta le registrazioni ambientali di Cesco captano anche dei piccoli eventi speciali, come accade il 31 marzo, quando nella camera dei salami si intrufolano due ospiti (stranamente musicisti), che lasciano un’interessante testimonianza musicale della propria perizia, purtroppo registrata da culo.
Dopo essersi scaldati con le tipiche cover – partendo da “Believer” e via via con “Pumpin’”, “Run baby run”, “Tush” e “Start it up”, con Barbara già passata alla voce al posto di Cesco – nella seconda parte entrano in scena Claudio e Beppe Lupo, rispettivamente figlio e padre, rispettivamente alle tastiere e alla batteria.
L’atmosfera cambia radicalmente, non solo per la presenza dei due virtuosi musicisti, ma per il passaggio di Gianni, estromesso dai tamburi, al ruolo di mattatore a tutto campo.
Dopo eccellenti performance di “Call me the breeze”, “Walking by myself”, “Midnight blues”, “Story of the blues” e un pezzo che non si sa se è un’improvvisazione o una cover, si sfocia in una versione lunga di “Pink cadillac” che, sotto la guida esperta dell’istrionico Gianni, si aggancia a “Satisfaction” dei Rolling Stones e da lì a “Oye como va” di Santana, tutto rigorosamente improvvisato sul momento.
La sessione è molto divertente, anche se i vicini di casa di Roberto non la pensano allo stesso modo.
In materia di ospiti alle prove degli Arachide Jumbo, ci sarebbe anche un aneddoto conosciuto da tutta la band, avvenuto nel marzo 2004, sull’irruzione in sala prove di due avvenenti “amiche” dall’accento dell’Est Europa. Amiche di chi? (…).*
Nuovi concertini nei dintorni
Ormai del tutto rodati a quintetto, gli Arachide tornano a esibirsi in pubblico il 24 aprile 2004, suonando di fronte al pubblico del bar / caffetteria / snack bar / birreria “108” nella ridente località di Baricetta, per la precisione sulla statale tra Adria e Rovigo.
Di questo concerto esiste una solo fotografia, sfocata, e un sobrio volantino dalla grafica vorrei-ma-non-posso. Non resta invece alcuna registrazione dell’esibizione, per fortuna.

Che nome ridicolo!
In maggio finalmente esce il sudatissimo cd, ben dieci brani firmati prevalentemente da Mario Serico, con diversi contributi di Andrea Fusaro e Nicola Astolfi, che ad esempio tira fuori le idee da cui nascono “Come vorresti” e “Steps”, per lungo tempo intitolata “Nicoswing” o “Nico’s swing”.
La formazione è quella citata, con Gianni e Roberto alla sezione ritmica e Andrea e Cesco a dividersi le parti di tastiera, più un gustoso cameo di Erika, la figlia di tre anni di Roberto, che nell’incipit del disco afferma perentoriamente ciò che tutti pensano, ma non osano dire: “Arachide Jumbo? Che nome ridicolo”.
Ridicola è anche la copertina, che alla fine rappresenta la band nella camera dei salami, con un lavoro di grafica che trasforma il quadro alle spalle del gruppo in una sorta di trip allucinogeno e fa apparire un’enorme arachide in mano a Roberto. Il denso simbolismo di questa copertina è ancora oggetto di interpretazioni nel mondo della critica rock e vi sarà dedicato un saggio a parte, un dì.
Sfogliando il sobrio booklet, tra i ringraziamenti si trovano Francesco Brizzante (che ha registrato e mixato il tutto), ovviamente Barbara, Nando Baccaglini, lo staff dello “Scaramouche” e la compagnia Teatro Insieme di Sarzano. Infine, su richiesta di Nicola, una dedica al liutaio Bruno Barnes.
Dieci brani, si diceva, i cui titoli sono emblematici dello spirito della band. Se “Flamenco 2” e “Cinque quarti” sono lapalissiani, “Ricordi” rimanda all’atmosfera malinconica del brano. “Come vorresti” è semplicemente pescato da un libro aperto a caso, mentre “Ragvaiv” è l’ultimo titolo, scelto in fretta e furia per chiudere la copertina del disco: sono le iniziali dei colori dell’arcobaleno, titolo che suonava bene.
“Rosasolare” è dedicato all’amica Rosella. Infine, “Pow how” vorrebbe rimandare ai grandi raduni degli indiani d’America, tra danze, canti e incontri di tribù, che però si chiamerebbero “pow wow”. Il tastierista ha proposto di spacciare lo svarione per una sintesi intenzionale con il termine “know how”, qualunque senso abbia questa operazione.
Il tutto è abbastanza omogeneo e caotico allo stesso tempo, essendo frutto per lo più dei neuroni di Mario. “Flamenco 2” è un brano semplicissimo, basato su un paio di accordi, su cui la chitarra divaga in libertà. E’ la prima “hit dell’estate” della storia degli Arachide. Per contro, altri brani saltellano da un genere all’altro senza freni inibitori.
Qui l’album completo (con copertina rivista successivamente)

La recensione del Gazzettino
“Facce non classificabili per un gruppo rock, ma l’età non pare essere un ostacolo per gli Arachide”, scrive il giornalista Guido Frezzato (nessuna parentela con Gianni), nell’unica recensione nota a questo storico disco, uscita con gran risalto sulle pagine culturali del Gazzettino di Rovigo il 15 maggio, pare per una partita di giro (il collega Nicola avrebbe recensito in cambio il disco dei Marmaja, di cui Guido è da sempre chitarrista, fiatista e moltoaltrista).
“Se alle prime battute ci si sente, abituati come siamo, un po’ orfani di parole, al termine della decima traccia ci si accorge che il tempo è volato”. Succede, quando ci si diverte. (…)
“Un disco che si lascia ascoltare, senza chiedere nulla in cambio”, scrive ancora il recensore, dimenticando i 10 euro da pagare per avere copia del cd, e prosegue sviolinando: “Un’ultima nota di merito per questo nuovo gruppo rodigino è che tutte le tracce sono suonate in presa diretta”. Eccerto, altrimenti le registrazioni sarebbero terminate nel 2024. (…)
“Vogliamo una mazurka!”
L’estate è il periodo più intenso per la formazione ormai capitanata da Barbara, che si esibisce a zonzo per la provincia.
La tappa più importante è a Ferragosto, quando i nostri si esibiscono nientemeno che in piazza Barchessa a Villadose, in concomitanza con il compleanno di Mario (ma è un caso, naturalmente. O forse no?)
Per la prima volta dopo tanto tempo c’è un palco di tutto rispetto e addirittura un pubblico abbastanza numeroso, per quanto attempato. Il gruppo viene accolto con tutti gli onori dalla allora sindaca, Mirella Zambello, a cui viene donata copia del prezioso cd.
Si fatica, certo, a entrare in sintonia con i gusti delle generazioni precedenti, tanto che una signora di una certa età, seduta in prima fila, all’attacco di questo concerto di rock scatenato intima a gran voce: “Vogliamo una mazurka!”
Ma ben presto l’approccio del quintetto alla musica dei giovani di una volta si accattiva le simpatie del pur venerando pubblico e perfino la signora appassionata di ballabili romagnoli si ritrova a battere le mani a ritmo. Un successo!
Prima di andare via, mentre i musicisti stanno ancora sparando le ultime note, passa vicino al palco per salutarli e fare i complimenti. Rock batte mazurka, 1 a 0. (…)
Appena una settimana dopo, il 22 agosto, la band suona a Boara Polesine, ad una festa della birra o qualcosa del genere promossa dall’Avis in piazza. C’è anche – ma la data non è stata segnata – un’atroce esibizione alla festa della birra di Ariano Ferrarese, in cui il gruppo si ritrova a combattere per l’intera durata del concerto con nugoli di zanzare assetate di sangue.
Terminata la gloriosa tournée estiva, in settembre il nostro collettivo musicale preferito si rintana di nuovo in sala prove e lì si mette al lavoro su nuovi brani inediti, pur senza avere in progetto un nuovo disco.
* Il mistero viene ovviamente svelato nella biografia ufficiale, che potete comprarvi qui.
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