Siamo nel 2003 e la lavorazione del disco prosegue a tappe serrate (come si usa dire) nella camera dei salami da Roberto, con la registrazione di una serie di brani più recenti e di un interminabile assolo di batteria di Gianni, che verrà poi scartato per volontà dello stesso drummer.
A gennaio, intanto, i cinque si esibiscono di nuovo a Sarzano, come si evince dal volantino dove vengono presentati come cover band “blues jazz rock fusion”, mentre per modestia evitano di elencare i generi flamenco, samba e bossa nova (effettivamente frequentati), la tarantella, il death metal e le musiche tradizionali degli indiani Hopi. (…)
La copertina del disco “Arachide Jumbo”
In primavera gli Arachide si sottopongono alla sessione fotografica da cui nascerà la copertina del disco. L’autore delle foto è sempre lui, Andrea “Zizzo” Fusaro, che è conosciuto come eccellente fotografo, oltre che come valido musicista. Non risulta che costui abbia qualche difetto.
L’idea di Cesco e Nicola è di farsi ritrarre tutti in giacca e cravatta e poi inserire uno sfondo con un cielo azzurro e lo slogan “Più Jumbo per tutti”.
Il progetto andrà a ramengo, vuoi per il timore della band di infognarsi in diatribe politiche, vuoi perché alla sessione il pianolista si presenta senza cravatta, esibendo invece una orripilante camicia alla coreana in poliestere, nera e con fregi argentati, che a lui sembrava fighissima, ma che testimonia solo il suo pessimo gusto. (…)
I live di quel periodo
Anche nel 2003 le opportunità di esibirsi dal vivo non si fanno attendere.
Si parte con un’esibizione dei quattro all’Highlander Music Pub a Cavarzere, ricordata più che altro per la trovata del bassista di cantare a squarciagola “No, no, no, che non te la do” sulle note di “Knockin’ on heaven’s door” e per avere eseguito quattro volte “Cocaine”, su gentile richiesta di uno spettatore, probabilmente in relazione karmica con il parroco di Sarzano, che l’aveva inibita nel concerto di debutto.
Si prosegue con un concerto vicino a Padova, in un localino poco adatto ai concerti rock, in cui il proprietario presenta il quintetto come “Roberto e la sua banda”, intervenendo più volte nel corso della serata per fare abbassare i volumi, dato che la performance sta disturbando la gente che mangia e chiacchiera.
L’esibizione è così poco apprezzata, che gli Arachide vengono interrotti a metà dell’emozionante “Rosasolare”, l’intenso brano scritto da Mario (plagiando “Whiter shade of pale”), per chiedere di cantare “Tanti auguri a te” ad una persona che compie gli anni. (…)
In estate i quattro si esibiscono alla sagra di Sarzano (…). A metà serata, mentre alcuni ragazzini chiedono brani dei Roxette, l’organizzatore della serata viene a domandare se non è possibile suonare qualcosa di più ballabile, riuscendo a irritare perfino il solitamente compassato Mario, che gli risponde alle lecite domande, millantando cortesia: “Questa è musica ballabile, solo che è rock”. (…) In chiusura di concerto, la performance viene salutata dal conduttore come “una serata particolare, con musica particolare”, locuzione che suona sostanzialmente come: gentile pubblico, scusateci per questa musica di merda. (…)
Fiocco rosa nella camera dei salami
L’evento più importante del 2003, che cambierà le sorti e il sound della band, è l’ingresso in formazione di Barbara Menardi.
(…) Pur esprimendo il meglio di sé soprattutto nelle cover, Barbara dimostrerà tuttavia un notevole talento per l’improvvisazione e perfino per la composizione (lo vediamo più avanti), ma dal materiale prodotto con lei in questi anni non nascerà nulla di realmente compiuto, se non alcune versioni “Best of” molto artigianali (…)
Frattanto la lavorazione del cd è agli sgoccioli, ma si prosegue comunque sulla strada della cover band, soprattutto per volontà di Roberto, Gianni e Mario. Del resto, dietro all’esigenza di calcare spesso i palchi non c’è solo la velleità di mettersi in mostra, ma la solita motivazione molto pratica: il cachet delle esibizioni serve ancora a ripagare l’immane spesa sostenuta per l’acquisto dell’impianto audio e del mixer.
La scelta è quella di un repertorio orecchiabile, ma composto da brani non troppo famosi, nella convinzione che perfino un idiota riuscirebbe a riconoscere quando una hit famosissima è suonata di merda, mentre dei brani meno famosi si può fare scempio senza che nessuno se ne accorga.
Il repertorio viene adattato alla presenza della nuova cantante, cedendole un po’ alla volta tutti i brani cantati da Mario e “Start it up”, fino ad allora cantata dal Cesco, oltre a introdurre una serie di nuovi pezzi per voce femminile, tra cui “I can’t make you love me” di Bonnie Raitt, “Run baby run” di Sheryl Crow e una serie di canzoni di Patti Smith, in cui Barbara darà il meglio. (…)
L’arrivo di Barbara migliora un po’ il clima dei concerti. Se non altro il gruppo ha una front woman, che scalda il pubblico. O quanto meno, attirando l’attenzione su sé stessa e sulle sue indubbie qualità vocali, la distoglie dai pasticci del resto del gruppo.
Procacciato da Gianni arriva un concerto in un locale a Prejon, ridente e semisconosciuta località dall’altro lato dell’Adige (…) Gli Arachide Jumbo sono chiamati ad animare la serata, beneficiando del fatto che il pubblico è troppo sfatto per apprezzare o meno la qualità dell’esecuzione. E’ un’ottima occasione, insomma, per fare del casino.
(…) nel corso della serata, ogni tot di birre bevute si riceve un gadget in omaggio. C’è un tizio che passa ogni dieci minuti addosso qualcosa di nuovo: prima il porta-pass, poi il pareo, poi il cappellino e così via. Basta dunque contare i gadget per rendersi conto di quanto è unto e molesto, ma sembra apprezzare la verve casinara della band, soffermandosi in particolare a chiedere al tastierista di darci dentro con il suo finto Hammond.
Quella sera Barbara, tra l’altro, è senza i testi delle canzoni (con un repertorio arrivato ormai a quota 37 brani). Li ha lasciati in macchina e la macchina è da un carrozziere (o forse da uno sfasciacarrozze), dato che pochi giorni prima s’era capottata sulla strada che corre lungo l’argine dell’Adige.
Cose che capitano nelle migliori rock band.

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